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Referendum per liberalizzare la Cannabis

Autore: . Data: venerdì, 28 novembre 2008Commenti (0)

Domenica prossima si vota in Svizzera in un referendim popolare per modificare la Legge federale sul consumo della cannabis. A differenza dell’Italia il dibattito sull’argomento è laico e civile.

Il referendum popolare antiproibizionista ha un esito incerto, ma la discussione sulla liberalizzazione della cannabis dovrebbe indurre anche l’Italia ad una riflessione. Vediamo innanzi tutto la siuazione in Europa.

L’Olanda rimane la nazione piu’ liberale. Infatti, è possibile fumare e vendere cannabis (per una quantità pari a 5 grammi) nei coffee shop, dei locali appositamente creati e aperti al pubblico. Lo stesso trattamento non è riservato pero’ alle sigarette. Infatti, a partire da luglio, è entrata in vigore una legge che proibisce,all’interno dei locali, di fumare le sigarette ma non le canne.

Anche in Lussemburgo la politica in materia di cannabis non è restrittiva. A partire dal 2001 è stata approvata una legge che prevede unicamente un’ammenda per l’uso, il trasporto, la detenzione e l’acquisto di cannabis per uso personale.

E’ invece differente la regolamentazione nella penisola Iberica. In Portogallo e Spagna la detenzione di stupefacenti per uso personale è soggetta a sanzioni amministrative ma non penali. In piu’, per assistere i drogati ed combattere la diffusione di malattie come l’Aids, il Governo Aznar a inizio Duemila ha appositamente creato a Barcellona e Madrid le “stanze del buco”. Esse sono dei locali dove i tossicodipendenti possono andare a consumare eroina, cocaina e canapa in condizioni igieniche accettabili.

In Belgio, Danimarca, Germania e Austria i soggetti che per la prima volta vengono trovati in possesso illecito di cannabis non sono punibili. Vengono solo invitati ad astenersi e ricevono una diffida con successivo periodo di prova sotto il controllo delle autorità.

Sulla stessa linea d’onda si colloca l’Irlanda anche se con qualche eccezione: la detenzione di cannabis è passibile di un’ammenda alla prima o seconda condanna, mentre la pena detentiva può essere comminata a partire dal terzo reato.

Infine, nel Regno Unito nel 2001 venne fatta un’innovativa proposta dal ministro degli Interni: riclassificare la cannabis come una droga della “classe C” piuttosto che “B” per rendere il reato di detenzione di cannabis non passibile di arresto. La proposta non passò ma vennero comunque promulgate leggi a favore del consumo terapeutico. Rimane tutt’ora illegale consumare cannabis cosi’ come coltivarla. Attualmente il possesso di marijuana viene punito con pene fino a due anni di prigione, ma la maggior parte delle volte i consumatori occasionali non vengono neppure incriminati.

L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) descrive l’Italia come un Paese ad altissimo consumo di mariuana e ashish. Nel suo rapporto annuale sull’evoluzione del fenomeno L’Italia è ai primi posti nonostante le pene siano diventate più severe. In Italia chi detiene un quantitativo di droga nei limiti di quello che è definito uso personale è sottoposto, oltre all’ammonimento, a una serie di sanzioni amministrative: quelle immediate sono il ritiro della patente e il fermo del ciclomotore. Ci sono poi sanzioni di media entita’, che vanno dalla sospensione della patente, del passaporto o del porto d’armi.

Come vede il panorama variegato delle attività e delle leggi applicate nei diversi paesi è sintomo di come il mondo politico, sociale e giuridico non abbia preso una posizione netta e chiara nei confronti del consumo di cannabis. E’ dunque un tema scottante che deve essere ancora risolto.

Gli scopi sono svizzeri sono: creare una base legale improntata al modello dei quattro pilastri in materia di droga; istituire una nuova normativa per la prevenzione e l’applicazione della cannabis e promuovere campagne piu’ severe a favore dell’astinenza. Inoltre, vuole integrare nella legge l’uso di eroina per il trattamento medico , già attualmente consentito perché accettato dal popolo nel 1999 ma in fase di scadenza nel 2009.

François Van der Linde, presidente della Commissione federale per le questioni relative alla droga (CFQD) ha rilasciato un’interessante intervista.

È a favore o contro la depenalizzazione della canapa? Perché?

“La Commissione federale per le questioni relative alla droga ritiene che una persona adulta deve poter decidere secondo il proprio senso di responsabilità che cosa consumare, fino a quando non danneggia o disturba altre persone. Questo principio non vale tuttavia per i minorenni. In questo caso occorrerebbe introdurre disposizioni volte alla protezione dei giovani, come per l’alcol. Anche per gli adulti potrebbe essere introdotto il divieto di consumo in luoghi da determinare (ad esempio negli spazi pubblici o nelle aree delle scuole). Le violazioni verrebbero punite, ad esempio, con una multa disciplinare”.

Depenalizzare significa banalizzare il consumo oppure rendere il consumatore più responsabile?

“Una depenalizzazione del consumo non significa assolutamente la sua banalizzazione. Il consumo di canapa è legato a dei rischi (così come lo è quello di alcol e tabacco). Occorrerebbe richiamare l’attenzione sull’argomento adottando chiare misure di prevenzione, tra le quali troviamo anche l’educazione al proprio senso di responsabilità”.

Cosa ne pensa dei cambiamenti giuridici che l’iniziativa comporta? Porterebbero chiarezza su cosa sia lecito o meno, in particolare per quanto concerne il consumo e il commercio della sostanza?

“L’abrogazione della penalizzazione generale del consumo dovrebbe essere disciplinata da regole chiare, che permettano di capire in quale caso il consumo è permesso e in quale no. Come esempio può essere citata la legislazione sul consumo del tabacco. Oggigiorno tutti sanno, ad esempio, che nel Canton Ticino è vietato fumare nei locali pubblici. Inoltre, la canapa ottenibile legalmente potrebbe essere sottoposta a un controllo della qualità (come nel caso dell’alcol). Ciò creerebbe maggiore chiarezza presso il consumatore, che spesso non ha nessuna idea di che cosa fuma (impurità, pesticidi). Conformemente alle disposizioni internazionali, il commercio della canapa deve rimanere proibito. Tuttavia, si potrebbero definire delle eccezioni in materia di coltivazioni proprie limitate o di ottenimento di piccole quantità, ma solo se la sostanza è destinata a un consumo personale. Anche questo tipo di disciplinamento può essere definito e comunicato con chiarezza”.

Ritiene che l’iniziativa popolare possa migliorare la situazione relativa al consumo della canapa?

“La maggioranza della CFQD è a favore della soppressione dell’abrogazione del consumo di canapa. Saranno i cittadini a dire se l’iniziativa è il mezzo giusto in proposito. Da un punto di vista tecnico deploriamo il fatto che ad essere disciplinato sul piano costituzionale sia l’uso di un’unica sostanza psicoattiva. Sarebbe auspicabile l’introduzione di un modello di regolamentazione per tutte le sostanze psicoattive”.

Quando ritiene che bisogna appellarsi alla responsabilità individuale e quando invece all’intervento della Confederazione?

”Gli interventi delle Stato sono necessari quando le modalità del consumo danneggiano o disturbano altre persone. Anche in questo caso l’esempio del tabacco è chiarificatore. Il fumo non è proibito in genere, nonostante sia fortemente nocivo per la salute. Tuttavia viene proibito laddove altre persone sarebbero obbligate a respirarlo passivamente contro la loro.

La moderazione con la quale Van der Linde affronta un argomento di enorme portata sociale e che coinvolge centinaia di milgiaia di persone in tutta europa dovrebbe indurre riflessioni in Italia, dove tra ‘pugni di ferro’ e ‘negazioni’ il fenomenoè diffusissimo, ma quel che è peggio sempre più grave nel campo delle droghe definite pesanti.

fonte www.tio.ch

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