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Mumbai, tra dubbi e disinformazione

Autore: . Data: sabato, 29 novembre 2008Commenti (0)

La situazione nel centro nevralgico dell’economia indiana rimane difficile. Nulla, fino ad ora, permette una certa indicazione sulle responsabilità della strage. 

I terroristi che hanno sferrato l’imponente attacco a Mumbai, con una tecnica militare ormai evidente, avrebbero nascosto in precedenza armi ed esplosivi in uno degli alberghi poi al centro dell’azione.

Lo hanno rivelato fonti dei servizi segreti interni indiani. Gli agenti avrebbero accertato che uno dei terroristi, Abu Islami (il mome che gli è stato attribuito) ora arrestato, aveva preso una camera all’Oberoi/Trident quattro giorni prima che arrivassero i suoi compagni, via mare, e fosse lanciato l’attacco.

Si deve tener conto che l’India non offre garanzie sull’attendibilità delle fonti e tantomeno sulla gestione delle indagini. La complessità delle relazioni tra potere politico, militari e servizi di sicurezza potrebbe condizionare la definizione delle responsabilità, specialmente perchè appare evidente che chi ha studiato l’operazione, l’ha organizzata e finanziata potrebbe godere della copertura di apparati stranieri. A New Delhi alcuni ambienti vorrebbero subito indicare il Pakistan, mentre sulla scelta degli esecutori materiali le teorie si sprecano.

Quello che lascia perplessi molti osservatori è l’idea che gruppi armati interni (di varia origine, anche integralisti islamici), pur appoggiati da ‘esperti’ esterni, possano essere in grado di mettere in piedi un raid come quello di Mumbai.

Secondo l’intelligence indiana, il terrorista dell’Oberoi/Trident avrebbe portato nell’albergo bombe a mano e i mitragliatori. ”Prevedevano una operazione di lunga durata”, ha detto la fonte, sottolineando che ora l’uomo arrestato è sotto interrogatorio. Il presunto Abu Islami aveva con sè documenti delle Isole Mauritius.

A rafforzare l’idea che uno degli obiettivi strategici dell’incursione fosse la destabilizzazione dell’economia indiana, molte aziende estere e tra queste in primo luogo quelle giapponesi hanno precipitosamente sospeso le attività a Mumbai con la previsione di abbandonare o ridimensionare i rapporti d’affari con il gigante asiatico.

Hsbc, Merrill Lynch e Morgan Stanley hanno deiciso di chiudere, anche se in via temporanea, le filiali di Munbai e i colossi del trading giapponese, come Mitsubishi e Mitsui, e dell’elettronica, come Canon e Nec, hanno bloccato le attività e invitato i dipendenti a restare a casa.

L’azione terroristica interviene sul complesso degli assetti dell’economia asiatica e i rapporti di New Delhi col Giappone  potrebbero entare in crisi.

Nella visita di poche settimane fa a Tokyo, il premier indiano Manmohan Singh e e quello nipponico Aso avevano concordato sulla necessità di aumentare investimenti e infrastrutture definendo prioritaria la realizzazione del corridoio di collegamento tra New Delhi e Mumbai a carico della parte nipponica.

Avevano anche preso l’impegno di moltiplicare gli investimenti diretti del Giappone in India oltre gli 1,5 miliardi di euro del 2007, cifra peraltro triplicata rispetto al 2006, e di spingere l’interscambio commerciale oltre i 10 miliardi di euro.

“L’umore degli industriali – rileva il quotidiano Nikkei nell’edizione online – sembra essere molto più freddo verso il Paese asiatico”, in scia alle possibili delusioni legate agli investimenti. A differenza di Cina e Giappone, l’India (che nel 2008 crescerà forse poco meno del 7,5 per cento rivisto al ribasso dal governo) dipende meno dall’export, ma ha bisogno soprattutto degli investimenti esteri. Importanti sono tra i tanti i centri di ricerca Ibm e Intel, realizzati con stanziamenti miliardari e intorno ai quali si è creato un fitto indotto produttivo.

La televisione indiana Ndtv, nella ridda di voci,  ha sostenuto che secondo alcune indiscrezioni tra i terroristi ci sarebbero anche alcuni cittadini britannici. L’imbarazzo di Londra ha spinto il premier Gordon Brown a dichiarare con cautela: “Non traiamo conclusioni affrettate riguardo a questo. Ci sono ancora così tante informazioni da scoprire. Ho sentito ciò che ha detto il Premier indiano Manmohan Singh (secondo il quale i terroristi avrebbero dei collegamenti esterni), e ne parlerò con lui oggi. Certamente quando dei terroristi operano in un Paese è possibile che possano ricevere il sostegno di un altro Paese o provenire direttamente da un altro Paese. E’ molto importante rafforzare la cooperazione tra India e Gran Bretagna quando si è di fronte a simili attentati”.

Secondo una portavoce del ministero degli Esteri britannico, ”non c’è niente che possa confermare tali voci al momento”. Il ministro degli Interni Jacqui Smith ha infatti detto che Londra non ha ”nessuna informazione” riguardo a possibili legami britannici con il massacro ma ha assicurato che il governo britannico lavorerà con l’India per guardare da vicino gli ”sviluppi degli eventi”.

La numerosa comunità pakistana che vive nel Regno Unito, per chi vorrebbe a New Delhi subito indicare in Islamabad il suggeritore dell’attacco a Mumbai, diventa un comodo rifugio per cui la cautela è insipensabile. Infatti i ‘terroristi inglesi’ sarebbero di origine pakistana.

Le domande principali sono senza risposta. Al momento non si riesce ancora a capire quanti siano i terroristi che hanno partecipato all’azione, quanti di loro siano stati uccisi e quanti arrestati. Sarà il primo nodo da sciogliere, ma ci vorranno giorni e non ore. E non e per nulla certo che si arrivi ad inequivocabili riscontri.

InviatoSpeciale oggi vuole ricordare le vittime e i cittadini di Mumbai con un video che abbiamo trovato in rete. Perchè oggi sono gli incolpevoli protagonisti di una inaccettabile e criminale tragedia.


dedicato ai cittadini Mumbai from InviatoSpeciale on Vimeo.

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