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L’isola dei famosi e il trash-pensiero

Autore: . Data: martedì, 25 novembre 2008Commenti (0)

La trasmissione trash del servizio pubblico è finita. Abbiamo voluto seguirla per tutte le dieci puntate, cercando di raccontare la televisione, per vedere se alla fine era finalmente possibile interpretare la realtà del Paese.

Il programma è finito e puntualmente, com’è nella cultura dei media, la rappresentazione della vita ha finito col coincidere con le cose del mondo. Sono stati settanta giorni nei quali la Ventura e gli autori hanno imposto gli stereotipi caratteriali, sociali e comportamentali che secondo i più banali luoghi comuni dovrebbero identificare la società. L’Isola era partita con l’idea di contrapporre due categorie di plastica, i nip e i vip, in una riproduzione avvilente della lotta di classe da tubo catodico . In verità in mezzo al mare dell’Honduras c’era gente senza ruolo, alla ricerca di un posto al sole quale che fosse, pur di poter entrare nell’elettrodomestico e rimanerci. Altro che padroni e proletari.

L’Italia sta vivendo uno dei momenti più grigi della sua storia recente. Una crisi senza precedenti, il mondo politico lontano dal popolo, un regime mediatico sempre più invadente, golem dalla strategia dell’annucio roboante, della demagogia, dell’idea di poter vendere senza curarsi della qualità prodotto.

La televisone o forse i televisivi sono i veicoli principali attraverso i quali si diffondono le imagini di un tragico ballo in mascera.

Nella notte della finale un uomo, chissà se vero o invenzione degli autori, certamente fragile e complesso è stato seppellito dal ‘pubblico sovrano’ per far posto a due ‘icone’: la bella argentina di cui si ignora la professione, Belen Rodriguez e il trans politico, sedicente comunista, Vladimir Luxuria.

Nulla è vero di quello che accade nei programmi televisivi, ma poco importa. Anche nelle finzioni sceniche c’è il senso della concretezza, del reale.

Secondo il politically correct non si può criticare un cittadino con una identita sessuale di confine, un trans, e neppure una donna solo perchè è bella. E’ giusto in generale, ma ancora una volta la televisione, anche nella sua peggiore espressione, permette di dare un senso diverso alle cose. In tv il trans che tutti incontrano al supermercato o la bellona da discoteca non inducono le stesse reazioni, quali che siano le reazoni stesse. Nessun imbarazzo, pensiero controverso, attrazione perversa: tutto diventa ‘normale’, ‘ufficiale’, ‘semplice’.

Nell’Isola di quest’anno c’era una uomo, chissà perchè chiamato “bidello-laureato”, Carlo Capponi. Quanti sono i laureati in Italia che della laurea non se ne fanno nulla e lavorano come bestie in qualche call center per pochi euro al mese? Non fa nulla, la macchina tritatutto della tv ha immediatamente scoperto Carlo, ne ha moltiplicato l’unicità, ha nascosto il prblema della sottoqualificazione, lo ha usato per compensare il vuoto di tutto il resto, ha sfruttato la sua mimica, la propensione al pianto, i sorrisi e la vaghezza emotiva. E quando la ‘lotta di classe’ ha dovuto trovare la sua sintesi lo ha escluso. Perchè nel posto dei balocchi deve vincere sempre il mago prescelto, mai il cittadino standard.

Vladimir Luxuria, probabilmente ed oltre le appartenenze di partito, invece descriveva perfettamente la banalità verbosa della politica. Supersimo, mentre ‘Vladi’ entrava in studio l’ha presentata: “Ecco a voi una figura straordinaria, l’onorevole…”.

Mentre nei giorni scorsi un giornalista documentava la difficoltà per un gay di trovare casa in affitto, nell’Isola il trans ‘comunista’, per di più parlamentare, era la ‘sora Lella’ d ogni giorno.

E senza fare una piega, subito la ex rappresentate di Rifondazione comunista ha detto: “Ringrazio la Magnolia, il direttore, i tecnici e gli autori, ma specialemente te (rivolgendosi alla Ventura, ndr). Ho sofferto la fame, le punuture dei mosquitos, ho deciso di mettermi a nudo, i miei capelli bianchi, i miei difetti fisici”.

Per chi dovrebbe battersi per i più deboli, gli immigrati, gli emarginati, i ‘poveri’ supporre di dover conoscere la denutrizione, la fatica per sopravvivere facendosi pagare, con l’obiettivo di vinncere i soldi del premio finale e lasciarsi riprendere 24 ore su 24 per ‘dedicare’ in un modo che più supeficialei soldi del pemio all’Unicef (immenso baraccone internazionale che spende piùi per matenere il proprio apparato che per l’attivià umanitaria) dovrebbe essere avvilente. In tv va diversamente.

La  conclusione quindi era scontata. L’apparato narrativo e manipolante della televisone rigenera se stesso e la vittoria è andata a Luxuria, perchè l’icona demagogica che sta divorando il Paese trova sempre la sua coincidenza con il messaggio. Se il leader politico nazionale fa cucù durante un summit internazionale ad un capo di goveno germanico e sembra divertente, perchè mai il bidello- laureato dovrebbe rimanere in gara?

Il ‘popolo sovrano’ si è manifestato in modo coerente allora, assecondando i valori rappresentati rispetto all’essenza delle cose. Indipendentemente dalla traparenza, dalla logica o dal coraggio nell’offrire una opportunità a chi la merita.

L’argentina Blen, pur ragazza senza arte o parte, ha detto una cosa importante ad un certo punto: “Sono nata in Argentina ed ho visto della gente veramente povera, non lo dico per fare la ruffiana, vorrei fare qualche cosa, ma veramente non so cosa”.

Questa signorina decisamente antipatica, non ha giocato la carta della ‘lotta per la sopravvivenza’, ha evitato di mostrarsi travolta dalle virtù ‘formative’ del reality trash, ma senza averne forse neppure la consapevolezza ha semplicemente partecipato ad un programma sperando di ottenerne dei vantaggi di visibilità e potenziale successo, che per chi decide di voler lavorare dentro la scatola elettronica è la verità. per banale che sia. Anche lei ha perso, troppo normale per il ‘popolo sovrano’.

Insomma, la trash-tv offre a chi desidera l’opportunità di scoprire dove sia la trash-realtà. E’ il mistero del media televisione, che gli analisti dovrebbero guardare con più attenzione. Perchè condiziona e come. E capire quale sia l’inscidibile rapporto tra trash-informazione, trash-politica e trash-pubblico sarebbe esercizio utile per i più saggi. Giusto per arrivare a prefugurare la gerarchia: chi è il tresh-leader?

Non sarà facile.

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