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India fra crisi ed elezioni

Autore: . Data: sabato, 8 novembre 2008Commenti (0)

La “Shining India” risente degli effetti della crisi internazionale, come il resto del mondo. Un dato che preoccupa il governo, guidato dal partito di Sonia Gandhi, in vista delle elezioni dell’anno prossimo.

Dopo le presidenziali USA, un altro gigante del mondo si prepara alle elezioni, tenendo conto della crisi economica internazionale. Si tratta dell’India, descritta negli ultimi anni come “la democrazia più popolosa” e come “un Paese in forte crescita”, nonostante presenti ampie disuguaglianze e un quarto della popolazione povera del pianeta.

Lunedì scorso la Banca Centrale Indiana ha diminuito i tassi d’interesse, seguendo la linea adottata da Stati Uniti, Europa, Gran Bretagna, Canada, Svezia, Svizzera e Cina per far fronte alla crisi globale. Il primo ministro Manmohan Singh ha detto che contemporaneamente verrà aumentata la spesa pubblica per salvaguardare la crescita rapida dell’economia Indiana. Per Singh e Sonia Gandhi, leader del partito di maggioranza, il Congresso, la gestione della crisi è forse il punto più importante per farsi rieleggere il prossimo anno, in una data che dovrebbe essere verso fine maggio.

La prospettiva di un rallentamento del “sogno indiano” e della perdita del lavoro per moltissime persone inquieta l’attuale leadership. “Il governo prenderà tutte le misure necessarie di politica monetaria e fiscale per proteggere i nostri tassi di crescita”, ha dichiarato Singh in un incontro coi più importanti uomini d’affari del Paese. E ha aggiunto: “Anche se ogni sforzo deve essere fatto per tagliare i costi e accrescere la produttività, io spero che non ci sarà una reazione di licenziamenti di massa, che potrebbe dare inizio a una spirale negativa”. L’elettorato, in altri termini, si rivolterebbe contro il governo.

Il Financial Times spiega che nell’ultimo mese i mercati finanziari e monetari indiani hanno risentito di una certa volatilità per il restringimento del credito straniero e per la minore attitudine degli azionisti a investire. Diverse aziende, inoltre, hanno registrato le più grandi perdite da un decennio a questa parte e le esportazioni hanno cominciato a soffrire dello “stress” globale: nell’ultimo mese le partite di ferro richieste dalle acciaierie cinesi sono state di un milione e mezzo di tonnellate, rispetto agli 8 milioni di un anno fa.

Anche le previsioni degli esperti non sono buone. La scorsa settimana l’Associazione delle Camere di Commercio e dell’Industria Indiana ha ipotizzato che la forza lavoro nei settori dell’aviazione, dei servizi finanziari, della costruzione e della tecnologia informatica, diminuirà di un quarto nelle prossime settimane. Che ne sarà di Bangalore, la Silicon Valley Indiana?

Il quadro si fa sempre più nero, nei giorni in cui la sonda spaziale Chandrayaan 1, spedita sulla luna il 22 ottobre scorso, manda le prime immagini della Terra. La prima missione lunare indiana, in cui Chandrayaan orbiterà per due anni intorno al nostro satellite, è stata definita un motivo “d’orgoglio” da cronisti, scienziati, ma soprattutto da politici e cittadini comuni. Si tratta, infatti, del’ennesimo passo dell’India nel rafforzamento della sua posizione internazionale dopo la firma di accordi di cooperazione con Stati Uniti e Francia in materia di energia atomica.

Nonostante queste ultime imprese dell’Esecutivo, Singh non è riuscito a mantenere la promessa di diminuire la povertà nelle zone rurali, che sembrano lontane anni luce dai centri moderni delle aree urbane. Molte Ong avrebbero preferito che i 75 milioni di dollari spesi per la missione lunare fossero investiti per aiutare i più indigenti. L’India, tuttavia, non vuol perdere la sua corsa di crescita economica, insieme con la Cina e altre potenze emergenti del Sud del mondo. Su una popolazione di oltre un miliardo di persone, però, il 25 percento vive ancora sotto la soglia di povertà (addirittura il 42 percento secondo la Banca Mondiale) e il 40 percento è analfabeta.

Francesca Lancini

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