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I Tg Rai divorati dai partiti

Autore: . Data: giovedì, 20 novembre 2008Commenti (0)

L’ Osservatorio di Pavia ha realizzato una ricerca sulla presenza del palazzo nell’informazione televisiva delle reti pubbliche. Ne emerge un quadro sconfortante, anche se per nulla inaspettato.

L’Osservatorio di Pavia, in una ricerca da titolo ‘Politica e giornalismo nei telegiornali Rai’ ha rilevato che i Tg della Rai sono ‘invasi’ dalla politica.

Per il Tg1 di Riotta, ad esempio, il gesto di Bossi, che ha mostrato poco elegantemente il dito medio, ha occupato ben 443 secondi. La BBC, nello stesso periodo ha dedicato alle elezioni in Scozia 296 secondi, mentre in Francia l’adozione della riforma costituzionale ha avuto su France 2 una copertura di 377 secondi. In Germania lo scandalo dell’agenzia statale KFW con audizione del governo in Parlamento è stata coperta dall’Ard per 237 secondi, mentre l’incontro in Spagna tra Zapatero e il suo avversario Rajoy e’ stato ‘coperto’ con 257 secondi.

Nei Tg Rai la percentuale media dedicata alla pagina politica è del 34,8 per cento, mentre negli altri quattro tg europei è del 16,5, meno della meta.

Elezioni, riforme costituzionali, scandali e dibattiti di grande interesse occupano fuori dal Belpaese molto meno spazio quindi. Peccato, poi, l’Osservatorio non tenga conto della qualità delle notizie, perchè allora davvero ci sarebbe da piangere.

Il fenomeno delle dichiarazioni dilaga. Per la Rai l’importante è mostrare il maggior numero di politici, noti e sconosciuti, mentre dicono le cose più varie. sempre nel rispetto della ‘par condicio’. Per cui se il partito A tiene un convegno sulla casa si realizza un servizio sull’incontro, tre interviste ai partecipanti ed altrettante ad esponenti del partito B, che ‘contraddicono’ le tesi del partito A. Tre minuti al vento, se va bene.

Le dichiarazioni occupano per la Rai il 55 per cento contro il 25,4 delle testate europee, che invece privilegiano le azioni dei politici anzichè le intenzioni. Nei tg Rai le esternazioni si concentrano nel resoconto in esterna, nelle dichiarazioni e nei discorsi: il 64,2 per cento contro il 21,2 delle testate europee.

La ricerca ha preso in esame il fenomeno della ‘controversialità’, cioè ‘la presa di posizione a favore o a sfavore di’, ‘il rispondere a’. I Tg Rai realizzano servizi del genere per il 41,6 per cento, mentre all’estero solo per il 20,7.

Quanto ai ‘politici in primo piano’  in Europa non si fanno resoconti in esterna davanti a Montecitorio, interventi direttamente dalle Camere, interviste e dichiarazioni dai Palazzi. Per gli altri network televisivi europei, infine, hanno spazio di parola solo i leader politici di partito o di governo. I portavoce, i delegati, i peones di passaggio restano in silenzio. Parlamento e governo vengono raccontati per le leggi e le decisioni che prendono, il gossip o le ‘buone intenzioni’ non hanno spazio.

Di fronte ad una ricerca scientifica i direttori di testata hanno risposto come farebbero i politici ai quali danno tanto spazio. Gianni Riotta per il Tg1, Mauro Mazza per il Tg2 e Antonio Di Bella per il Tg3, hanno rifiutato le problematiche emerse e chiamato in causa la ‘par condicio’ e definendola una sorta di ‘gabbia’, una ‘prigione’, una ‘cosa assurda’ (Mazza); Di Bella ha sottolineato le novità di ‘Morning news’ regionali o la Nightline’ del Tg3 (quali novità?) e Riotta ha detto: “Devo prima studiare la ricerca e capire quali siano i campioni presi in esame, e poi dobbiamo intenderci sulla semantica”.

Sull’argomento Claudio Cappon, direttore generale della Rai pensa che “i dati non sono sorprendenti. Questa è solo la prova scientifica di alcune cose che intuivamo”. La constatazione del Dg non sorprende, poichè anche i bambini in Italia sanno cos’è la lottizzazione. E fin da piccoli gli abitanti della Penisola sono educato a rimandare le proprie responsabilità su altri. Infatti Cappon pensa che il problema sia indotto dalle regole nazionali, come quelle dettate dalla legge sulla ‘par condicio’ e dalle normative della commissione parlamentare di Vigilanza e dall’Autorità per le Comunicazioni: “Se ci comportassimo come altri Paesi, saremmo censurati. In Italia ci sono diverse priorità e diversi parametri.Se facciamo un’informazione unipolare, non possiamo fare il contraddittorio: dobbiamo metterci d’accordo su cosa si vuole dal servizio pubblico”.

Le parole del dirigente Rai fanno pensare al recente scontro sulla commissione di Vigilanza e, per chi non se ne fosse reso conto, spiegano molte cose sul ‘controllo’ che la politica (in tutte le sue articolazioni) impone alla comunicazione pubblica radiotelevisiva nazionale.

Per Petruccioli, presidente della Rai, invece guarda una televisione speciale, oppure per lui è stato allestito un canale particolare. Dopo le ultime elezioni, con l’uscita dal Parlamento di tutti i partiti della sinistra, quelle forze politiche sono quasi del tutto scomparse dall’informazione dei Tg.

Per il presidente “il processo di semplificazione è più apparente che reale. Chi è uscito dal Parlamento ha protestato fortemente, ottenendo nuovo spazio”. Dove non si sa.

Petruccioli è stato eletto (lottizzato) alla sua carica in rappresentanza del Pd, ma ha alle spalle una lunga militanza nel Partito comunista. Evidentemente nessuno gli ha spiegato che la ‘propaganda’ della guerra fredda è finita e che una corretta funzione di garanzia richiede trasparenza. Anche se i partiti e gli esponenti del centro-destra tuttora preferiscono ricorrere a roboanti esternazioni demagogiche piuttosto che limitarsi a fatti.

A proposito della ‘controversialità, ovvero il luna park della dichiarazione, il presidente pensa che “la controversialità, come rappresentazione dei pupi sul teatrino pubblico, è stata inventata dalla carta stampata…”.

Beato lui.

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