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I mille volti di Michael Jackson

Autore: . Data: martedì, 25 novembre 2008Commenti (0)

Con una conversione lampo, Michael Jackson ha cambiato nome e optato per l’Islam: scelta di vita o di convenienza? A cinquant’anni, Jacko continua a stupire. E prepara il ritorno.
Non chiamatelo più Michael Jackson: da qualche giorno, secondo il tabloid inglese “Sun”, Jacko è ufficialmente diventato Mikaeel (nome di uno degli angeli del Corano), dopo essersi convertito alla fede islamica durante un incontro a casa di Steve Porcaro con altri fedeli illustri, tra cui il folksinger Cat Stevens (oggi Yousef Islam). Come sempre accade per Jackson, una faccenda talmente delicata è stata trattata in maniera quantomeno eccentrica: resosi improvvisamente conto che la via giusta era quella che passava per la Mecca, il pop singer dell’Indiana ha subito recitato la Shahada davanti ad un imam di Dallas convocato per l’occasione. E, se il fratello Jermaine (anche lui musulmano) sostiene che Michael si sarebbe interessato all’Islam sin dai primi anni Novanta, le malelingue vedono in questo ennesimo coup de theatre un modo piuttosto plateale per ingraziarsi lo sceicco del Bahrein, con cui Jackson è attualmente in causa per oltre sette milioni di dollari.

Insondabile Jacko, un uomo che da trent’anni rappresenta in maniera adamantina stelle e stalle dello show business. Sembra passato un secolo da quando i teenager imparavano a memoria il moonwalking con cui impresse a fuoco il proprio nome nella storia del pop: allora aveva ventiquattro anni, era profondamente ed orgogliosamente nero (veniva dalla Motown di Marvin Gaye e Stevie Wonder), ed il suo nome era associato a brani come “Smooth Criminal” o “Billy Jean”. Oggi, “appena” un quarto di secolo dopo, dici Michael Jackson e la mente non può non andare a quella Neverland ancora sospesa tra incubo e paradiso, all’ossessivo ricorso alla chirurgia plastica, ad un interminabile set di stramberie che ne hanno poco a poco offuscato la definizione di “king of pop”.

E dire che, prima che cronache giudiziarie e gossip s’impadronissero della scena e ne fagocitassero il talento, il cantautore nero poteva ben dire di meritarsi appellativi altisonanti: basti pensare all’epoca gloriosa del sodalizio con il produttore Quincy Jones, con il quale Jacko sfornò due colonne del pop moderno quali “Thriller” e “Bad”. Prendete il primo: album più venduto nella storia della musica, nonché caso più unico che raro – almeno fino a quel momento: parliamo del 1982 – in cui praticamente ogni brano diventò un singolo radiofonico, da “Beat It” a “Billy Jean” passando per il fortunatissimo duetto con Paul McCartney “The Girl Is Mine”. Un successo astronomico che gli spalancò le porte della nascente Mtv, lui precursore della black invasion nel pop commerciale proprio come Obama pare oggi avviato ad essere nella politica internazionale. E “Bad” (1987) – pur musicalmente meno valido – non poteva indubbiamente costituire seguito migliore, con brani quali “I Just Can’t Stop Loving You” e “The Way You Make Me Feel”.

Ma già da molti anni le cronache ci riportano l’immagine di un uomo cui, esaurito anche il segmento discendente della propria parabola artistica (rappresentato da album dimenticabili come il malloppone autocelebrativo “HIStory”) non rimane che mostrare i lati più paranoici e stranianti della propria personalità, per la gioia dei media da sempre affamati delle sue copiose stranezze. La conversione lampo non è che l’ultima di una lunga serie: le accuse mai provate di pedofilia, la negazione ossessiva della propria razza tramite costanti operazioni “sbiancanti”, i manifesti problemi di socializzazione sono segnali che negli anni hanno fatto ben più scalpore.
Ma Jacko è davvero insondabile, perché mentre le notizie scandalistiche distraevano tutti anche negli anni del declino ha messo a segno colpi finanziari formidabili, come l’acquisto dell’intero catalogo dei Beatles. E che anche oggi l’ex “king of pop” sia solo un’iguana dormiente, pronto a un leggendario colpo di coda, parrebbe confermato dal membro dei Black Eyes Peas Will.I.Am. Stando alle sue dichiarazioni, la rentrée di Jackson sarebbe pronta, e piena di “perfette canzoni pop”.
Che questa improvvisa folgorazione sulla via della Mecca sia solo un antipasto in vista del ritorno ai fasti degli anni Ottanta? Stiamo parlando di Michael Jackson: tutto è possibile.

Carlo Crudele

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