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Dopo l’assalto squadrista alla Rai

Autore: . Data: mercoledì, 5 novembre 2008Commenti (0)

Nella notte tra lunedì e martedì scorsi una quarantina di persone sono piombate all’interno del Centro di produzione Rai a Roma. Mentre sembra riemergere la teoria degli ‘opposti estremismi’.
In un comunicato dell’azienda pubblica radiotelevisiva si legge: “Stando a quanto riferito dalle guardie giurate in servizio, i componenti del gruppo hanno dichiarato che l’azione era ‘contro’ la trasmissione di Rai Tre ‘Chi l’ha visto’, a quell’ora già terminata”.

La spedizione dimostrativa era stata decisa per punire la scelta del programma di Rai Tre, ‘colpevole’ di aver mandato in onda alcune immagini degli scontri provocati da militanti neofascisti a piazza Navona, nella capitale, durante le manifestazioni di protesta degli studenti contro il decreto Gelmini. E di aver chiesto al pubblico l’identificazione di alcune delle persone presenti nel reportage.

L’episodio potrebbe essere inserito in una serie di tentativi, messi in atto da alcune organizzazioni di destra, per infiltrarsi all’interno del movimento degli studenti. L’attività violente di sigle differenti, da Casapound a Blocco Studentesco e Forza Nuova è cresciuta da quando sono cominciate le contestazioni in scuole ed università.

Il motivo è semplice. Negli ultimi anni la destra neofascista era riuscita a conquistare spazi all’interno delle scuole, ma la nuova ondata di proteste rischia di spostare equilibri e questo alla destra non va bene.

Così si è passati a vie di fatto.

Una ricostruzione dei fatti, elaborata in ambienti neofascisti, è fantasiosa quanto confusa: “Alla Rai nella serata di ieri è stato mandato in onda un filmato forse fornito proprio dal Blocco Studentesco e sono stati incredibilmente fissati dei fermo-immagine su studenti del Blocco Studentesco con la richiesta: ‘Sapete chi sono? Come si chiamano? Dove abitano?’. Poiché il ‘Blocco’ che non ha niente da nascondere ha fornito molti filmati ai media, e poiché i volti e i nomi di ragazzi che fanno politica e chiedono regolari permessi sono noti alla polizia, quest’appello non può avere altro effetto se non quello di scaldare gli animi di chi già viene aizzato sul terreno incosciente dell’antifascismo militante dalla segreteria di un partito che non ha più alcun argomento politico e non avrà altra conseguenza se non quella di far capire a chi partecipa alla caccia all’uomo che gode di una copertura articolata e diffusa. Se non li si ferma subito non tarderanno ad assassinare! Certo, come primo atto sarà denunciato legalmente chi usa la televisione come uno strumento personale e mette a rischio l’incolumità degli studenti, ma non basta. Urge una presa di posizione ferma da parte dei giornalisti e sono indispensabili le interrogazioni parlamentari. Trentacinque anni fa si preferì lasciar divampare l’incendio ma stavolta, per fortuna, non ci sono solo piromani. Ma un pompiere che dorme diventa incendiario a sua volta. Non si sottovaluti il pericolo e non si frappongano indugi! Neutralizziamo i mandanti e facciamolo subito”.

Per ordine. La ricostruzione fatta alla Camera dal sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, forniva ai parlamentari una ricostruzione dei fatti del tutto differente dalla verità e individuava negli aggrediti gli aggressori. Insomma la sinistra, secondo il governo, era responsabile dell’incursione squadrista. La preoccupazione della destra allora appare ingiustificata, almeno da quel punto di osservazione.

In seguito, diversi organi di stampa, superando l’attuale morbidezza nei confronti del governo, non avevano potuto evitare di far notare che i fatti erano andati diversamente.

Tuttavia nulla è successo, nonostante la polizia abbia arrestato molti dei militanti di destra responsabili dell’aggressione. Il governo ha accantonato l’argomento ed il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha invitato alla denuncia degli studenti ritenuti responsabili di scioperi ed occupazioni.

I neofascisti ricordano episodi di violenza di trentacinque anni fa. Il revisionismo dilagante e la rivisitazione della storia in chiave giustificazionista, accanto alla demonizzazione del ’68, hanno innescato una specie di coma collettivo. In quegli anni organizzazioni come Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Giovane Italia erano in prima linea nelle aggressioni contro i giovani del Movimento Studentesco. La cronaca di quegli anni è disponibile per chiunque voglia approfondire gli argomenti senza lasciarsi coinvolgere in fantasiose teorie.

Sempre alla fine degli anni sessanta servizi definiti ‘deviati’, infiltrati, anche agenti di Paesi stranieri, in ogni modo tentarono di accendere la miccia. Fino all’inizio della strategia della tensione, che vide molti dei militanti delle organizzazioni di destra passare al terrorismo. Strage di piazza Fontana, questura di Milano, piazza della Loggia, Italicus, Brescia, Bologna. Una scia di bombe e di morti che in un primo momento vennero attribuite a non meglio precisate organizzazioni anarchiche o di sinistra e poi, dopo anni di indagini, indicate come parte di un piano indirizzato a minare le istituzioni e programmate da servizi segreti e organizzate da neofascisti.

Il danno collaterale della strategia della tensione, molto grave, fu quello di innescare un irrigidimento di alcune frange del Movimento Studentesco, favorendo (anche in questo caso con l’aiuto finanziario di agenti dei servizi) la formazione di gruppi prima solo violenti e poi strategicamente terroristi.

La teoria degli ‘opposti estremismi’ in un momento molto delicato per le lotte studentesche, sembra riemergere, con modalità che davvero ricordano quella fine degli anni sessanta. Certo, in un contesto diverso, ma molti dubbi suscita la strana escalation delle azioni neofasciste, culminate appunto nella ‘invasione’ dell’altra sera.

Anche perché risulta singolare che circa cinquanta persone possano attraversare in gruppo la città, con caschi e quant’altro, senza essere notate ed avvicinarsi ad un palazzo di solito strettamente sorvegliato come il Centro di produzione Rai di via Teulada, ad un centinaio di metri dal Tribunale di Roma.

Si vedrà nei prossimi giorni se le forze di polizia e la magistratura riusciranno a far luce sui fatti, ma il passato dovrebbe indurre tutti ad una maggiore attenzione.

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