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Colaninno, Olivetti ed Op

Autore: . Data: lunedì, 3 novembre 2008Commenti (0)


Un articolo del ‘Corriere della Sera’, del 14 maggio 1999, a firma di Vittorio Malagutti, racconta un’interessante vicenda, che in quegli anni portò alla morte il comparto dell’elettronica italiana.

“La responsabilità del fallimento di Op Computer è tutta di Olivetti, che ha ostacolato con ogni mezzo il piano di salvataggio aziendale”.

Edward Gottesman, l’ avvocato americano che nell’aprile del 1997 ha rilevato l’ ex divisione personal computer di Ivrea, accetta per la prima volta di raccontare la sua versione dei fatti. Una brutta storia, quella dell’Op Computer. Due anni vissuti pericolosamente, sempre sul filo del rasoio del dissesto imminente. E adesso, dopo la dichiarazione di fallimento pronunciata mercoledì dal tribunale di Ivrea, il futuro e’ sempre più incerto per i 1.600 dipendenti dell’azienda piemontese.

Gottesman, reduce da due ristrutturazioni aziendali di successo in Inghilterra con le biciclette Raleigh e le porcellane Royal Worcester, non ci sta proprio a perdere la partita.

L’ avvocato porta gli occhialini da intellettuale e sfoggia il contegno distaccato di chi, in trent’anni di affari in mezzo mondo, ne deve aver viste davvero di tutti i colori. Forse per questo, Gottesman non si scompone più di tanto quando spiega perché si è deciso a chiedere un maxirisarcimento da oltre 600 miliardi all’Olivetti.

Il primo siluro verso Ivrea, sotto forma di una causa civile per risarcimento danni per 250 miliardi, è partito a fine aprile. E una seconda richiesta analoga, questa volta per 374 miliardi, nei confronti del gruppo guidato da Roberto Colaninno è stata inviata ieri.

“Sono stato contattato nell’estate del 1996 per studiare questa acquisizione – racconta Gottesman – e sin da allora Olivetti mi ha deliberatamente fornito informazioni false sui conti aziendali”.

L’ avvocato – finanziere aggiunge che a chiamarlo fu Carlo De Benedetti in persona, a quei tempi ancora in sella a un Olivetti che era a un passo dal dissesto. I due si conoscevano da quasi 20 anni. Da quando l’Ingegnere rilevò la Sasib di Bologna e a rappresentare i venditori, un’azienda americana, c’ era proprio Gottesman.

L’ operazione va in cantiere e ci rimane per quasi sei mesi. Nel frattempo De Benedetti si fa da parte (“non me l’aspettavo”, dice Gottesman) e al comando di Olivetti arriva Roberto Colaninno.

“Avevano una fretta terribile di chiudere la vendita – racconta l’avvocato da uno dei suoi uffici di New York – e continuavano a cambiare le carte in tavola. E ogni volta la situazione aziendale si rivelava peggiore di quella che mi era stata presentata poche settimane prima”.

Diametralmente opposta è la versione dei fatti fornita da Olivetti. Fonti vicine ai vertici di Ivrea ribattono che Gottesman ha sempre ricevuto un’ informativa puntuale sui conti. Fatto sta che, nell’aprile del 1997, si arriva alla firma del contratto e la Piedmont, una finanziaria lussemburghese guidata dal nuovo acquirente, rileva la maggioranza del capitale di Op Computer.

Parte così una triste litania di brutte notizie e di promesse mancate. Fanno dietro-front i soci istituzionali che sembravano pronti ad affiancare il nuovo azionista di maggioranza, come le banche d’ affari Sofipa e Arca.

E anche le banche non aprono i cordoni della borsa. “C’era da aspettarselo – spiega adesso Gottesman – quei bilanci facevano acqua da tutte le parti ma, nonostante questo, io pensavo che l’ azienda avesse ancora delle grandi potenzialità di sviluppo”. Già, ma servivano capitali freschi, almeno 100 miliardi, che in realtà non sono mai arrivati. Anche l’Itainvest, la finanziaria di Stato che ha studiato a lungo l’ operazione, alla fine preferisce chiamarsi fuori.

“Siano stati noi – spiegano all’Olivetti – a dare ossigeno per più di un anno a Op Computer, visto che Gottesman non riusciva a far fronte agli impegni”. Alla fine dell’anno scorso, però, arriva la svolta decisiva della storia.

Racconta Gottesman: “Da novembre in poi Colaninno si è rifiutato di incontrarmi. E’ stato impossibile studiare insieme una via d’ uscita. A dicembre, Olivetti ha chiesto il rientro di 30 miliardi prestati alla Ocw International (consociata commerciale di Op Computer, ndr) e questa improvvisa richiesta ha fatto precipitare la situazione”.

In quel periodo, Ivrea ha contestato alle società di Gottesman alcune violazioni nella licenza d’uso del marchio Olivetti, concordata a suo tempo insieme alla vendita di Op Computer.

A gennaio però l’ amministratore delegato di Op Computer, Roberto Schisano, presenta un piano di salvataggio che si basa sull’intervento diretto, come nuovo socio di maggioranza, di una società di manager finanziata da Olivetti con un prestito di 50 miliardi.

“Ho dato il mio pieno sostegno all’operazione studiata da Schisano”, rivela Gottesman, che aggiunge: “Ero disposto a lasciare ai manager la quota di maggioranza e a trasferire la licenza d’ uso del marchio dalla Ocw International alla Op Computer.

Su queste basi, il Tribunale era pronto a concedere l’amministrazione controllata e un pool di banche avrebbe accordato un prestito di 130 miliardi.

Purtroppo, Olivetti ha fatto in modo che il piano fallisse e che Op Computer arrivasse al fallimento”.

Come si spiegherebbe questo comportamento? “Proprio non lo so – risponde Gottesman -. Ho avuto l’ impressione che l’ obiettivo di Colaninno fosse quello di eliminarmi dalla scena”.

Ma a Ivrea la pensano diversamente. “Gottesman pretendeva che i prestiti bancari fossero concessi prima del trasferimento del marchio e della cessione della quota di maggioranza da parte sua. Una condizione evidentemente impossibile da accettare da parte degli istituti di credito”.

Risultato: il Tribunale ha decretato il fallimento di Op Computer e i manager hanno preso in affitto le attività aziendali in attesa di un compratore.

Il gruppo di Ivrea ha concesso a Schisano e soci anche l’uso del marchio Olivetti. Ma Gottesman non ci sta. “La licenza spetta ancora alle mie società e faremo valere questo diritto”.


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