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Colaninno e la sua carriera

Autore: . Data: lunedì, 3 novembre 2008Commenti (0)


Il 7 gennaio del 2003 il sito ‘Barbiere della Sera’ pubblica un articolo a firma BananaNews dal titolo: “Fiat. Dalla padella a Colaninno”. Titolo  della testata e firma non traggano in inganno, non si tratta di luogo di buontemponi. Il ‘Barbiere’ è un ‘angolo per giornalisti’, dove firme di professionisti, anche famosi e spesso con pseudonimi, pubblicano quello che ai giornali non piace dire. Nel periodo in questione la crisi della Fiat sembrava aprire la strada a possibili scenari di cambiamento della proprietà e tra i ‘candidati’ c’era Roberto Colaninno. La ricostruzione del suo curruculum vitae ci è parsa completa ed obiettiva.

Se veramente il ragionier Colaninno da Mantova rilevasse la Fiat, o entrasse da socio di maggioranza, gli unici a godere sarebbero quelli della General Motors che avrebbero la possibilità di evitare l’ ormai temuto acquisto dell’ 80% della casa torinese, conseguente all’ esercizio del put da parte della Fiat stessa nel 2004.

Colaninno è un finanziere, e non un industriale. Difficilmente il suo ingresso in Fiat potrà risollevare il settore auto, ed anzi potrebbe essere il suo liquidatore.

Ma vediamo chi è Colaninno.

Balza agli onori della cronaca economico-finanziaria in Olivetti, dove gestisce il passaggio dall’ era dei computer a quello della telefonia mobile.

Con lui, Olivetti diventa sostanzialmente Omnitel, e la società, ed il titolo in borsa, riprende vigore. Però, questo avviene all’ inizio del boom della telefonia mobile, e Colaninno ha la fortuna, o la capacità, di trovarsi nel mezzo della strada giusta.

Poi il grande balzo. Vende Omnitel, e, con la più grande opa della storia finanziaria italiana ed europea, acquista tramite Tecnost, una scatola vuota di Olivetti (quante scatole cinesi!!), il controllo di Telecom, e conseguentemente di Tim.

Come l’ acquista? Con una montagna di debiti, e con l’ ausilio di Mediobanca. Probabilmente, spera di fare bene anche in Telecom, ma non tiene conto di diversi fattori, e prima di tutto che se Omnitel è un’ agile imbarcazione, Telecom, con Tim, è una corazzata.

E Colaninno si rivela del tutto incapace a gestire il gigante telefonico.

La sua conduzione rimane contraddistinta da una pressoché totale assenza di piani industriali, e, contemporaneamente, da una serie di alchimie finanziarie (come quando tentò invano si spostare Tim dal controllo di Telecom a quello di Tecnost) tutte volte a cercare di abbattere gli enormi debiti dell’ operazione.

E fece errori clamorosi, errori per la Telecom, e non per se stesso. Forse abbagliato anche lui (ma non è uno sbaglio grave per un imprenditore!) dalla new economy e dalla filosofia che “tutto ciò che è Internet è bello”, fece lanciare alla Telecom un’ opa sulla Seat al prezzo di 4,30 euro per azione.

Oggi, la Seat quota circa 0,68 euro, e i conti della Telecom hanno pesantemente risentito di questa improvvida opa. Molto meno improvvida fu, tuttavia, questa stessa opa per i propri conti.

Infatti, una grossa quantità di azioni Seat era detenuta dalla Hopa, società in cui i soci di maggioranza erano lui stesso e Gnutti, l’ amico bresciano della scalata Telecom. Le azioni Seat detenute dalla Hopa furono così consegnate alla Telecom ricevendo 4,30 euro.

Colaninno e Gnutti registrarono una magnifica plusvalenza, e la Consob, se non ricordo male, aprì un’ inchiesta per conflitto d’ interessi (Colaninno, possessore tramite Hopa di azioni Seat, si fece pagare le azioni consegnate dalla Telecom di cui era amministratore delegato).

Bella plusvalenza per i suoi conti!

Ma non è finita qui, perché ancora maggiori sono state le plusvalenze che hanno realizzato lui e Gnutti quando cedettero la Olivetti (e Telecom e Tim) a Tronchetti Provera e Benetton, riuniti nella newco Olimpia.

Il 22% di Olivetti, infatti, era detenuto dalla società Bell, cassaforte lussemburghese, controllata proprio dal duo Colaninno-Gnutti.

Bene, con un’ operazione fuori mercato, alla faccia dei piccoli azionisti, la Bell cedette ad Olimpia tutta l’ Olivetti posseduta al prezzo di 4,17 euro per azione. Al momento dell’ operazione, il titolo Olivetti quotava circa 2,20 euro, ed oggi naviga intorno ad 1 euro.

Ovviamente, lo spregio del mercato e dei piccoli azionisti, va equamente diviso tra Colaninno e Gnutti da una parte, e Tronchetti Provera e Benetton dall’ altra.

Con una signorilità non degna dei buoni salotti che tanto terrebbe a frequentare, lo stesso Colaninno, non moltissimo tempo fa, ebbe a dire che non gli basterebbe un’ altra vita per spendere tutti i soldi che ha guadagnato con l’ affare Telecom.

Basterebbe già una dichiarazione del genere a non concedere fiducia ad una persona che dovrebbe affrontare un problema tanto delicato come il rilancio della Fiat, ma è soprattutto il fatto che la politica industriale non ha mai occupato il primo posto nel suo operato a rendere scettici.

E’ questo l’ uomo che dovrebbe rilanciare l’ auto e salvaguardare l’ occupazione nella Fiat?

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