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Che fare contro la crisi

Autore: . Data: venerdì, 7 novembre 2008Commenti (0)

Le proposte della Cgil: non solo lotte e scioperi contro il governo. Anche alcune idee per sostenere il reddito e aumentare gli investimenti. Inoltre, “vanno ridotte le tasse su salari e pensioni”

Scioperi, mobilitazioni, cortei. Che riguarderanno, a strettissimo giro, i dipendenti del pubblico impiego e quelli del commercio, fino ai metalmeccanici e ai pensionati. Ma alle iniziative di protesta, la Cgil (che ha riunito a Roma i suoi delegati per una partecipata assemblea nazionale) affianca una serie di proposte che, all’interno di una forte contestazione alle iniziative assunte dal governo da giugno ad oggi, puntano a fornire un contributo per “gestire” le conseguenze della crisi.


La prima delle misure elaborate dal sindacato guidato da Guglielmo Epifani riguarda il “sostegno all’occupazione”. La Cgil rivendica “l’incremento della dotazione del Fondo per gli ammortizzatori sociali, la sua estensione a tutti i lavoratori che attualmente non ne hanno diritto, come i precari, e la previsione di un meccanismo certo per il reintegro del Fondo in caso di mancata copertura relativa all’aumento degli stati di crisi”.

A proposito delle risorse destinate alla detassazione degli straordinari (circa un miliardo di euro), la Cgil sostiene che andrebbero utilizzate a sostegno dell’occupazione e per chi non ha gli ammortizzatori sociali. Il sindacato chiede anche incentivi di natura fiscale, ossia un intervento “fondato su sgravi o credito d’imposta ulteriori, rispetto a quanto già previsto dalle Finanziarie 2007 e 2008, per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato, con maggiorazioni per favorire l’assunzione delle donne e dei giovani, con particolare attenzione al Mezzogiorno”.

La seconda proposta riguarda il “sostegno al reddito”, attraverso la riduzione del prelievo fiscale su salari e pensioni nel prossimo biennio, da attuare mediante detrazioni o con la restituzione del ‘fiscal drag’, a partire da 500 euro nel 2008.

La Cgil chiede poi l’estensione della platea dei pensionati che ricevono una quattordicesima mensilità e la revisione del sistema di calcolo per la determinazione dell’aumento dei redditi da pensione”, accanto all’agevolazione nella ricontrattazione dei mutui (“ponendo parte degli oneri a carico del Tesoro e sostituendo l’Euribor con il tasso applicato dalla Bce al rifinanziamento delle banche quale tasso di riferimento per il calcolo delle rate dei mutui a tasso variabile”), l’adozione della tariffa sociale nei servizi di carattere economico generale, il contenimento di tariffe e ticket per i servizi a domanda collettiva e individuale, la lotta all’evasione e all’elusione fiscale e contributiva.

Particolare attenzione viene dedicata dalla Cgil al “welfare e al rafforzamento della coesione sociale”. Per il sindacato occorre, anzitutto, dare un sostegno al reddito delle famiglie e dei giovani inoccupati (mediante un programma straordinario finanziato con circa 1 miliardo di euro) e benefici per i lavoratori addetti a mansioni faticose e usuranti.

Serve perciò un piano straordinario per ampliare i servizi per l’infanzia e per la non autosufficienza degli anziani, insieme a misure per rafforzare il controllo circa l’effettiva volontarietà delle dimissioni, contrastando “la pratica delle ‘dimissioni in bianco’, obiettivo per il quale non è certo sufficiente la soppressione del libro paga e del libro matricola e la loro sostituzione con un semplice libro unico del lavoro”.

Altre due misure invocate dal sindacato di Corso Italia riguardano il “sostegno agli investimenti e alla politica industriale” (con sostegno al ‘made in Italy’ e chiedendo la garanzia del Tesoro sugli affidamenti già concessi dalle banche fino al compimento degli investimenti previsti dalle stesse imprese) e una politica di investimenti pubblici. “Il sindacato intende sostenere un nuovo piano di investimenti infrastrutturali immediatamente cantierabili”, sottolineando “che il governo ha commesso un errore a tagliare gli investimenti in infrastrutture che sono passati dal 2,4 al 2,1 per cento del Pil”;

Infine, Epifani dedica l’ultimo capitolo al tema-immigrazione. Rivendicando un provvedimento di regolarizzazione degli immigrati, che “porterà risorse consistenti nelle casse dello Stato con il fisco, nel sistema previdenziale con i contributi e nel sistema finanziario attraverso risparmi e rimesse”. Chiede, poi, la riforma della cittadinanza (“soprattutto per i bambini nati in Italia, per superare le discriminazioni, a partire dal diritto di voto”), una gestione positiva e più efficace dei flussi d’ingresso e dei ricongiungimenti familiari, e la sospensione degli effetti della Bossi-Fini in caso di perdita di lavoro per crisi aziendali.







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