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Cgil: sciopero generale

Autore: . Data: venerdì, 14 novembre 2008Commenti (0)

Il 12 dicembre, tra le polemiche

La Cgil ha proclamato per il 12 dicembre lo sciopero generale. Appare una scelta per nulla ideologica, nonostante quanto dichiarato da ministri ed esponenti della maggioranza in questi giorni.

Il ricorso allo strumento di lotta più impegnativo da parte della principale confederazione sembra piuttosto la logica conseguenza delle decine di mobilitazioni di categoria di questi mesi. Dalle quali è emersa la necessità di dare voce ai principali protagonisti (loro malgrado) della crisi: dai lavoratori di molti settori privati a quelli del pubblico, fino agli studenti.

In gioco ci sono le condizioni materiali delle persone in carne ed ossa e l’avvenire di un’intera generazione di lavoratori. A cominciare dai precari sparsi per tutte le categorie, invisibili agli occhi di vasta parte di mondo politico e imprenditoriale.

Si giungerà dunque all’appuntamento del 12 dicembre alla fine di un lungo percorso iniziato, a ben guardare, dall’inizio dell’estate di quest’anno. Da quando, cioè, Tremonti annunciò di aver raggiunto in nove minuti e mezzo l’accordo sul Dpef in Consiglio dei ministri, mentre il suo collega Brunetta iniziava la crociata contro i “fannulloni”.

Qualche mese dopo, di fronte ai ritardi sulla trattativa per il rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti, il ministro dell’Innovazione ha cominciato a prefigurare la divisione tra sindacati “buoni” e “cattivi”, finchè si è giunti alla firma di un Protocollo separato.

Un percorso differente, ma non dissimile negli esiti, è accaduto nel settore del commercio, dove la Filcams-Cgil si è rifiutata di apporre la sua firma in calce ad un contratto che determina pesanti arretramenti sulle condizioni di lavoro, mentre l’ultima spaccatura è di questi giorni e riguarda la riforma dell’università.

In questo caso, la Cisl ha ritirato alla vigilia dello sciopero di oggi la sua adesione, confermando una strategia di complessivo riavvicinamento (questo sì, all’apparenza ‘politico’) tra Berlusconi e una parte del mondo sindacale.

Una situazione del genere apre scenari preoccupanti, volendo osservare la crisi dalla parte di chi la subisce ogni giorno. In altre parole: avranno la forza, i lavoratori più motivati, di provare a prendere in mano il loro destino e quello dei loro colleghi? E che sponde troveranno, i cittadini-consumatori, in un panorama tanto frastagliato e traballante?

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