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Sudafrica ancora diviso

Autore: . Data: mercoledì, 29 ottobre 2008Commenti (0)

L’apartheid è stato abolito, ma le disuguaglianze fra neri e bianchi, poveri e ricchi, rimangono. Rapporti e studi danno prova di questo divario

Il Sudafrica oggi, a 14 anni dall’abolizione dell’apartheid, è ancora un Paese di profonde divisioni. Negli ultimi dieci anni si è verificata una crescita economica significativa, ma le città sudafricane presentano i più alti livelli di disuguaglianza al mondo. A denunciarlo è il rapporto, pubblicato ogni due anni, “UN Habitat’s latest State of the World’s Cities” (Ultimo Stato delle Città del Mondo redatto dal programma delle nazioni Unite UN Habitat).

I tentativi dei governi locali di ridurre la povertà sono in gran parte falliti. Secondo il direttore esecutivo di UN Habitat, Anna Tibaijuka, le disuguaglianze sono ormai radicate perché ci sono difetti strutturali nel sistema di distribuzione della ricchezza.

Per il Sudafrica è ancora difficile uscire da decenni di segregazione razziale, ovvero l’apartheid istituito dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel dopoguerra e rimasto in vigore fino al 1994. Anche se l’apartheid è stato proclamato crimine internazionale da una convenzione delle Nazioni Unite, votata dall’Assemblea Generale nel 1973 e entrata in vigore nel 1976, e recentemente inserito nella lista dei crimini contro l’umanità che la Corte penale internazionale può perseguire, i suoi retaggi sono duri a morire. L’apartheid, infatti, si fondava – fra le alter cose – proprio sul divario economico tra bianco e nero, che oggi permane anche secondo uno studio dell’università di Johannesburg (Johannesburg Poverty and Livelihoods Study – JPLS).

Su un campione di 1409 famiglie intervistate dal JPLS nel 2007, il 51 percento guadagnava meno di 230 dollari al mese, e un quinto non aveva introiti. Questa realtà stride con i sobborghi settentrionali dove i bianchi vivono in una sorta di cittadelle fortificate con piscine e scuole private. L’altissimo livello di violenza che costringe i più ricchi a barricarsi, del resto, rimarrà tale se non diminuiranno le disuguaglianze.

Lo studioso Jean du Plessis, del Centre of Housing Rights and Evictions (Centro dei diritti alla casa e contro gli sfratti), dice che dopo l’abolizione dell’apartheid c’è stato un rapido inurbamento delle città che ha generato altre disuguaglianze. “Durante l’apartheid la maggior parte dei sudafricani non potevano muoversi liberamente e acquisire terre nei centri urbani – spiega du Plessis -, ma quando questo sistema è collassato ha accellerato l’esodo dei neri dale campagne alle aree urbane”.

Una conseguenza dell’urbanizzazione è stata l’abbandono dell’agricoltura di sussistenza che permetteva a molte persone di sopravvivere. Da qui l’impoverimento ulteriore dei nuovi immigrati. Le stime di Un Habitat rilevano che la popolazione urbana in Sudafrica è oggi il 58 percento del totale, di cui il 33 percento vive in baraccopoli e tendopoli senza servizi di base.


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