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Sacconi: limitare il diritto di sciopero

Autore: . Data: mercoledì, 15 ottobre 2008Commenti (0)

Il governo Berlusconi insiste coi tentativi di limitare le libertà individuali e collettive dei cittadini. Adesso è il turno del diritto di sciopero nei ‘servizi di pubblica utilità’.

Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, a margine di un convegno del Cnel sul diritto di sciopero, ha detto: “Voglio fare questo annuncio anche in relazione a questa annunciata stagione di proteste e credo che vareremo questo disegno di legge per sottoporlo poi all’esame del Parlamento”.

Il ministro ha spiegato che dovrà essere reso obbligatorio il referendum consultivo assieme alla dichiarazione di adesione del lavoratore allo sciopero “in modo che gli utenti siano informati sul livello di adesione allo sciopero, disciplinando il meccanismo della revoca, perché troppo spesso si annuncia uno sciopero e poi lo si revoca all’ultimo minuto-secondo, in modo che il danno è stato fatto senza pagare il pegno della perdita del salario”.

Secondo Sacconi la revoca dev’essere anticipata “per poter evitare la trattenuta, tranne nel caso in cui si faccia, anche all’ultimo momento, un accordo che risolva la questione in via definitiva e non una semplice e timida intenzione di miglior dialogo”.

Inoltre ci deve essere “un più robusto e garantito intervallo tra uno sciopero e l’altro. Pur agendo diversi soggetti, l’intervallo tra uno sciopero e l’altro deve essere garantito in modo che ci sia un congruo periodo di assenza di interruzione del servizio”.

Sacconi sta pensando di “favorire lo sciopero virtuale, che si può fare col fazzoletto al braccio: io lavoratore sono in agitazione, perdo il salario e però il datore di lavoro paga una cifra congrua per ogni lavoratore che si astiene virtualmente dal lavoro. La controparte cioè paga ugualmente e queste risorse vanno a un fondo solidaristico che poi decidono come usare. E questo sempre per evitare un’interruzione del servizio pur legittimamente manifestandosi un disagio”.

Come si evince dalle parole dell’esponente governativo, oltre al tentativo drammatico di colpire uno dei principali diritti democratici, le proposte dell’esecutivo affondano le radici nella più assoluta stravaganza.

I lavoratori, secondo Sacconi, ‘testimoniarenno’ il proprio dissenso, ma continueranno a produrre. Mentre i datori di lavoro non subiranno ‘danni’ in cambio, invece di pagare il salario al dipendente, verseranno il compenso giornaliero ad un non meglio identificato fondo solidaristico, utile non si sa per cosa. Speriamo non per risarcire chi si infortuna o ha bisogno di assistenza.

Per il ministro, poi, l’ultimo ”punto fondamentale sono le sanzioni che oggi sono decise dalla commissione soprattutto quando riguardano gli individui e sono applicate dal datore di lavoro” che ”non lo fa mai”. Allora, ha concluso Sacconi, ”l’ipotesi di incaricare i prefetti di applicare la sanzione decisa. Di conseguenza la sanzione, visto il pericolo di omissione di atti di ufficio, viene applicata effettivamente”.

Insomma, il controllo del governo in funzione repressiva nelle relazioni industriali tra padronato e lavoratori.

Il punto forte della politica del centro-destra rimane la demagogia ed il controllo dei media. Nella giornata di ieri, salvo rare eccezioni, le dichiarazioni di Sacconi sono state o ignorate o minizzate dalla stampa e dalla tv.

L’idea di ‘convincere’ i cittadini della negatività degli scioperi, in particolare nel settore dei trasporti, è sempre stato il cavallo di battaglia della destra antidemocratica. Ed è pur vero che l’astensione dal lavoro genera disagi diffusi per la popolazione. Scindere i motivi di una protesta dai suoi effetti è il meccanismo sul quale si innesta la disinformazione.

Il mancato rinnovo di un contratto induce le organizzazioni dei lavoratori allo sciopero, ultima chance per ottenere un risultato positivo. Se non si tiene conto dei motivi che spingono i sindacati alla protesta e ci si limita a valutare i contraccolpi sulla popolazione è ovvio che risulta facile ‘catturare’ l’attenzione dei cittadini e convincerli che ‘scioperare è sbagliato’.

Poi si arriva addirittra a parlare di ‘sciopero virtuale’ e si supera il limite del buon senso. Si pretende di varare la trasformazione strutturale dello sciopero, diritto affermato in tutti i paesi democratici del mondo e basato ovvero sull’astensione dal lavoro. Non sulla testimonianza con fazzoletto annesso.

Per comprendere la relazione tra il ministro del Welfare e la democrazia conviene ricordare un episodio del 2005. Quando Bobo Craxi (figlio di Bettino Craxi, ‘lider maximo’ di Sacconi nei tempi in cui era socialista) decise di abbandonare il centro-destra per tornare a sinistra, il ministro dichiarò a ‘la Repubblica: “Portare i socialisti a sinistra? Come far trasferire tutti gli ebrei in Baviera, nel ‘ 43″.

Nella stessa intervista aggiunse: “Per i Ds ostentare un ebreo nazista può essere una trovata molto originale… Craxi accanto alla Quercia è un’ anomalia”.

In quell’occasione Bobo Craxi rispose. “E’ un volgare attacco personale” mosso da “un estremista reazionario”, un’ offesa per “i tanti socialisti desiderosi di ritrovare l’ unità” e per “l’ incolpevole comunità ebraica”.

Allora intervenne persino Tobia Zevi, presidente dell’ Unione dei giovani ebrei italiani, che si disse “sinceramente sconcertato” per le parole di Sacconi.

Il ministro Sacconi da tempo mostra un profondo ‘fastidio’ per chi non la pensa come lui, al pari dei suoi colleghi di schieramento. Le esternazioni quotidiane del premier Berlusconi, d’altra parte, testimoniano senza possibilità di smentita la tendenza a non tollerare il dissenso. A meno che non si tratti di un dissenso ‘limitato’ e ‘rispettoso’.

L’attacco di ieri al diritto di sciopero è l’ennesima puntata del permanente dell’attacco govenativo ai diritti civili. Eppure la gravità dei fatti non sembra ancora chiara a chi, nella maggioranza e nell’opposizione, crede ancora in una democrazia larga e rappresentativa.

Un pericolo per il Paese intero.

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