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Putin e la Bulgaria

Autore: . Data: giovedì, 2 ottobre 2008Commenti (0)

L’asse Medvedev-Putin ora mira a far rientrare la Bulgaria nella propria sfera d’influenza e lancia la sfida a Nato ed Unione Europea. Un articolo per ‘Tu inviato’

“La Bulgaria deve ritornare nella sfera d’influenza russa, come d’altronde dice la sua millenaria storia”: queste parole pronunciate dall’ambasciatore russo presso la Nato Dimitri Rogozin hanno chiaramente messo in profondo imbarazzo sia il governo bulgaro che il presidente dello stato balcanico neo- comunitario, Georgi Parvanov.

La Bulgaria infatti è il paese neo- comunitario, è entrata a far parte dell’Unione Europea il primo gennaio del 2007, che più ha difficoltà ad adeguarsi alla normativa europea, oltre ad essere di gran lunga il più povero ed arretrato tra i ventisette.

Ha gravi problematiche interne che la maggioranza governativa socialista non è riuscita in questi anni a risolvere. La corruzione e la criminalità organizzata prosperano dalle parti di Sofia e, nonostante gli ammonimenti di Bruxelles in materia, l’attuale governo a guida socialista, presieduto dal bulgaro di origini ucraine Sergey Stanishev, poco ha fatto per combattere seriamente la diabolica commistione tra criminalità e potere politico tanto che la Commissione europea si è trovata costretta a sospendere parecchi aiuti economici comunitari diretti a Sofia proprio per impedire che finissero nelle tasche di pochi “ boiardi” di stato piuttosto che ai loro destinatari naturali.

La Russia di Vladimir Putin e Serghei Medvedev tutto questo lo sa, come sa che il 66 per cento dei bulgari, considerate le difficoltà che la piccola nazione balcanica ha nel tenere il passo persino con gli altri paesi neo- comunitari, ha nostalgia per i tempi passati quando Sofia era il più fedele alleato della Mosca sovietica e nessuno in terra bulgara si sognava di pensare che un giorno l’esercito nazionale sarebbe stato intruppato nelle fila della Nato.

E’ vero anche che più del 70 per cento dei bulgari, oltre a simpatizzare per un ritorno sotto le rassicuranti ale protettive di Mosca, ambisce anche ad una sempre maggiore integrazione europea ma forse questo desiderio d’Europa si riassume solamente nel desiderio di poter emigrare liberamente al fine di lasciarsi per sempre alle spalle uno stato di profonda povertà.

L’asse Putin- Medvedev dunque ha identificato nel paese neo- comunitario il vero ventre molle della Nato e dell’Unione Europea e punta chiaramente a destabilizzarlo, presentandosi come un’accattivante sirena in grado di convincere la maggioranza dei bulgari ad abbandonare a medio termine sia l’Alleanza atlantica che l’Unione europea.

Il vero obiettivo della nuova Russia imperialista, intenzionata a ristabilire il proprio carattere di super- potenza mondiale, è infatti quello di tornare ad essere padrona assoluta nelle regioni del Caucaso e del Mar Nero, anche in considerazione del fatto che essendo la navigazione in questo specchio d’acqua regolata dal trattato di Montreux che la riserva agli stati rivieraschi, potrebbe in questo modo limitare in esso ogni manovra da parte delle navi Nato. Onde anche Sofia e Kiev un domani neanche tanto remoto dovessero tornare nell’orbita di Mosca, abbandonando l’occidente, pensa Putin, sarebbe allora spianata la via per ottenere anche la resa della Romania che per ora vede la Russia come il nemico pubblico numero uno, i romeni odiano pervicacemente la Russia, e non pensa certo per ora ad addolcire le sue relazioni abbastanza problematiche con Mosca.

Il governo Stanishev ed il presidente bulgaro Parvanov per ora, imbarazzati, tacciono giacché da un lato ambiscono a portare a pieno titolo lo Stato da loro governato verso Occidente ma dall’altro temono le reazioni russe e cercano in ogni modo di mantenere buoni rapporti con Mosca in nome anche di una comune ascendenza slava.

La Bulgaria però prima o poi dovrà decidere su quale scacchiere internazionale situarsi, mentre nelle cancellerie occidentali ma soprattutto a Bucarest e Varsavia ci si inizia a chiedere se non sia il caso di mostrarsi più agguerriti con Mosca dato il desiderio di Putin di tornare a ritagliarsi un’importante sfera di influenza nella vita degli ex stati vassalli dell’Europa centro- orientale.

Il lupo russo perde dunque il pelo ma non il vizio: sino a quando l’Europa occidentale continuerà ad assecondarne le mire espansionistiche e neo- imperialiste?

Sergio Bagnoli


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