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Precarietà in edilizia

Autore: . Data: venerdì, 24 ottobre 2008Commenti (0)

A Genova è allarme

Poca sicurezza, molte irregolarità, troppe microimprese che sfuggono ai controlli e ricorrono spesso al lavoro nero degli stranieri. A descrivere in maniera poco lusinghiera il lavoro edile a Genova è la Direzione provinciale del lavoro insieme alla Scuola edile del capoluogo ligure.

Nei primi sei mesi del 2008, i quattordici ispettori del lavoro presenti nella provincia hanno riscontrato irregolarità e comminato sanzioni in decine di aziende inadempienti. Innanzitutto a causa di mancanze retributive e contributive nei confronti dei lavoratori: su 559 imprese ispezionate e un 74 per cento d’irregolarità, sono stati individuati 32 lavoratori completamente in nero, e il lavoro in 25 aziende è stato sospeso in seguito alla denuncia di oltre il 20% di lavoro sommerso.

Ma le sanzioni si sono rivelate necessarie anche dopo aver riscontrato carenze in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

Su 118 imprese controllate nel semestre, sono state emesse 83 contravvenzioni penali: il 20 per cento per lavori in quota in assenza di protezioni, l’8,5 per mancanza di impalcato sopra il posto di caricamento, il 5,5 per l’assenza di ancoraggi adeguati ai ponteggi, l’8,5 per omessa predisposizione del piano di uso e montaggio.

Il restante 57,5 per cento è rappresentato da un insieme di contravvenzioni per mancanza di visite mediche, scale in costruzione senza parapetti, aperture in muri e solai senza alcuna protezione, mancanza di formazione e informazione.

Che, nella pratica quotidiana, si traducono in rischi, spesso mortali, per chi il cantiere lo vive e lo frequenta.

“I numeri della Direzione del lavoro – osserva Venanzio Maurici, vicepresidente della Scuola edile del capoluogo ligure e segretario della Fillea di Genova – disegnano una mappa delle irregolarità preoccupante e che si fatica ad arginare”.

Pochissimi i soldi, sotto organico gli ispettori, gli stessi lavoratori stentano a denunciare le irregolarità, perché molti, in assenza di una formazione adeguata, vivono le misure di sicurezza come un’imposizione. In queste condizioni, la politica dei controlli, da sola, non basta.

“Ispezionare in modo capillare le imprese edili è difficile”, aggiunge Maurici. “Questo settore – continua – negli ultimi 10 anni ha conosciuto una destrutturazione massiccia, che ha creato una miriade di microimprese”.

In provincia di Genova si contano nel settore 9.600 aziende, di cui solo 2.200 collettive, e appena 8.500 lavoratori. Molti di loro sono stranieri, circa il 45 per cento, con i relativi problemi economici e di lingua.

“Un vero e proprio mare – sottolinea ancora il vicepresidente della Cassa edile – che gli enti preposti non possono scandagliare come dovrebbero. Per questo bisogna puntare sul supporto dei lavoratori, sulla creazione di una cultura della sicurezza che li porti a rispettare, per primi, la normativa di legge in materia e a denunciare eventuali inadempienze dell’azienda”.

“In mancanza di risorse per aumentare i controlli – commenta Agata Mutolo, alla guida della Direzione provinciale del lavoro – abbiamo iniziato a prevenire attraverso l’attività di formazione e informazione, che realizzeremo in collaborazione con la Scuola edile: sarà un tassello aggiuntivo e fondamentale nella creazione di una cultura della sicurezza e della legalità diffuse, in un settore che stenta a recepire le disposizioni di legge e l’importanza della problematica. Responsabilizzeremo non solo i lavoratori, ma anche le aziende”.

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