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I calciatori: “Basta con la violenza, ma….”

Autore: . Data: mercoledì, 15 ottobre 2008Commenti (0)

Critiche, ma non al fascismo

Stop alla vendita dei biglietti per le trasferte all’estero al seguito della nazionale. E’ il giro di vite di Federcalcio dopo che gli ultrà hanno messo il loro vergognoso timbro sulla trasferta di Sofia.

“Se è l’unico modo per risolvere il problema, è giusto: nessuno di noi vuol più vedere scene come quelle di sabato sera”, dice Fabio Cannavaro, pensando con aria rassegnata di vedere esportato in nazionale quel blocco delle trasferte tristemente consueto in serie A.

A poche ore dagli incidenti di Sofia, dagli azzurri arriva un coro unanime: “Basta con la violenza e soprattutto stop al legame calcio e politica”.

Ma fascismo, destra e sinistra, sono parole che ancora faticano ad esser pronunciate dai professionisti della pedata.

“Tutti noi calciatori siamo contro quei comportamenti: noi vogliamo i tifosi veri, e quelli non lo sono”, spiega Zambrotta. “Vorremmo giocare con felicità e invece dobbiamo parlare di serate così”, ammette Chiellini.

“Parliamone poco per non sponsorizzare queste persone”, aveva invece detto il capitano dell’Italia sabato sera. “Non abbiamo visto quel che è successo sugli spalti”, era stata infatti la prima reazione degli azzurri.

Dall’outing politico di Cristian Abbiati, portiere del Milan ed ex azzurro, dichiaratosi ammiratore della dittatura fascista, l’immagine ‘calciatore=uomo di destra’ è uscita rafforzata.

Ora però, nello spogliatoio della nazionale è arrivata la scossa di Campana ai suoi calciatori: “prendetevi le vostre responsabilità”.

“Di questi tifosi ne fa volentieri a meno tutto il nostro calcio, non solo la nazionale”, ha commentato Marco Amelia, il portiere che ha giocato per anni nella ‘rossa’ Livorno ed ora milita nel Palermo. “La tifoseria lì ha un colore chiaro, ma la domenica allo stadio era una cosa marginale. Solo per Livorno-Lazio, il clima si scaldava – ricorda – e quello non era calcio, ma politica. Ora a Sofia ho visto che si sono menati ultrà della stessa fazione: siamo al colmo…”.

“Non sono preoccupato che tornino tempi di cui ho letto sui libri di storia – aggiunge Giorgio Chiellini, un altro ex Livorno – ma c’è disagio sociale tra i giovani e lo affrontano con ideologie fuori dal mondo. Tradizionalmente, ci sono tifoserie di sinistra come quella di Livorno e di destra come a Venezia: ma questa è vita, non calcio. E gli estremismi devono restare fuori dallo stadio. Anzi, spero in un futuro di speranza per tutti i giovani, senza più ideologie estreme”.

Amelia, per motivare gli scarsi ricordi di quanto successo sugli spalti, sottolinea: “quando vivi una partita di quella importanza la testa è tutta al campo”. “Al momento abbiamo sentito solo i fischi al nostro inno e ci è dispiaciuto – aggiunge Chiellini – poi, quando abbiamo saputo cosa era successo abbiamo capito, erano motivati. Quei fatti fanno fare brutta figura a tutta l’Italia”.

Il difensore della Juventus non ha dubbi: “Il tifo è calore e passione, non politica: ancor più quando si parla di nazionale. Non credo che il legame tifo-politica sia qualcosa di ineluttabile: è un dato di fatto, e non so perché si sia arrivati a questo punto: si poteva intervenire prima, ora si sta perseguendo la via della severità. Perché a questo sport bisogna restituire la gioia di una festa”.

Infine Chiellini giudica eccessivo il divieto delle trasferte: “Una decisione drastica, a sfavore di tanti tifosi normali”, sottolinea, ma capiranno anche loro che il calcio deve essere gioia, così non si può andare avanti. Ci dobbiamo dare una regolata”.

Il fascismo, però, resta lontano dalla condanna dei pallonari, forse troppo attenti a stipendi e ‘veline’ e meno consapevoli del valore della democrazia.

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