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I Deputati, tra prebende e demagogia

Autore: . Data: venerdì, 31 ottobre 2008Commenti (0)

In Rete una Catena di Sant’Antonio intitolata “Mandiamoli a lavorare!”, con l’elenco indignato di privilegi veri o presunti. Ma è utile sparare nel mucchio?

Ciclicamente è riproposta all’attenzione dell’opinione pubblica la questione degli stipendi e dei privilegi dei parlamentari.

Così, nelle ultime settimane ha ricominciato a circolare in Rete una Catena di Sant’Antonio intitolata “Mandiamoli a lavorare!”, che riprende una notizia recente a proposito di “un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa euro 1.135,00 al mese. Inoltre – si legge ancora – la mozione (non è specificato quale, ndr) è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali”.

Segue l’elencazione di sprechi e ruberie assortite, in lettere maiuscole, con forte utilizzo di colore rosso e punti esclamativi.

“Stipendio: euro 19.150,00 al mese; stipendio base: circa euro 9.980,00 al mese; portaborse: circa euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare); rimborso spese affitto: circa euro 2.900,00 al mese; indennità di carica: (da euro 335,00 circa a euro 6.455,00); tutti esenti da tasse +telefono cellulare: gratis; tessera del cinema: gratis; tessera teatro: gratis; tessera autobus-metropolitana: gratis; francobolli: gratis; viaggi aereo nazionali: gratis; circolazione autostrade: gratis; piscine e palestre: gratis; fs: gratis; aereo di stato: gratis; ambasciate: gratis; cliniche: gratis; assicurazione infortuni: gratis; assicurazione morte: gratis; auto blu con autista: gratis; ristorante: gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per euro 1.472.000,00)”.

“Inoltre: intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!); circa euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati presidenti della repubblica, del senato o della camera (es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio); la classe politica ha causato al paese un danno di 1 miliardo e 255 milioni di euro. La sola camera dei deputati costa al cittadino euro 2.215,00 al minuto!!”.

Il volantino così termina: “Far circolare… si sta promuovendo un referendum per l’abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari… queste informazioni possono essere lette solo attraverso internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani…”.

Cominciando ad analizzare stipendi e indennità, i conti non tornano. La retribuzione dei deputati, chiamata “indennità”, è fissata infatti in 5.486,58 euro per dodici mensilità, al netto delle ritenute previdenziali (784,14) e assistenziali (526,66) della quota contributiva per l’assegno vitalizio (1.006,51) e della ritenuta fiscale (3.899,75).

Equivale al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione, detratto il 10% di riduzione deciso dalla Camera con la legge finanziaria del 2006 sull’onda della recente ventata antipolitica.

Dunque, quasi 5.500 euro netti, e non 9.900. In aggiunta, ai deputati è riconosciuta la cosiddetta “diaria” (per le spese di soggiorno a Roma) che ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro se il deputato non partecipa ad almeno il 30% delle votazioni con procedimento elettronico in Aula nelle sedute in cui esse si svolgono (perché non tutti i giorni i deputati votano).

La terza voce della retribuzione è quella che riguarda i famosi “portaborse”, al capitolo “Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori”: 4.190 euro al mese quale somma forfettaria erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.

Non esiste, dunque, alcun “rimborso” di 2.900 euro, né si può affermare con leggerezza che il “portaborse” coincida sistematicamente con un parente, dal momento che quel “rimborso” viene erogato attraverso il gruppo parlamentare (la cui amministrazione non è controllata dal singolo deputato): a volte il “portaborse” è un funzionario di partito con determinate competenze, altre volte è un “tecnico”, altre volte è un raccomandato.

Lo scandalo, semmai, consiste nel fatto che su quella voce le maglie sono larghissime, e il parlamentare può decidere (se il suo gruppo lo consente) di utilizzare, magari, solo 500 euro per sfruttare un lavoratore in difficoltà, senza che si sappia che fine facciano gli altri soldi.

Ancora. Il telefonino non è gratuito: lo ottengono in comodato d’uso alcuni parlamentari (i membri dell’ufficio di presidenza, che variano a seconda del numero dei gruppi, e i presidenti delle commissioni permanenti, in tutto una quarantina di deputati su 630), che a fine mandato spesso non lo riscattano perchè viene loro chiesto un prezzo considerato fuori mercato.

Non risulta inoltre alcuna “indennità di carica”: esiste piuttosto un’indennità “di funzione” a favore di quella stessa quarantina di parlamentari, pari a circa 2.000 euro al mese (non 6.455, dunque, e neanche 335, come affermato nel volantino).

Per quanto riguarda le “cliniche”, va sottolineato che i parlamentari accedono ad una cassa di assistenza mutua (come avviene peraltro per talune categorie di lavoratori del settore privato), in cambio di una trattenuta mensile in busta paga (poco più di 500 euro).

Anche riguardo alle auto blu non mancano le inesattezze: quel privilegio è appannaggio di ministri, sottosegretari e del presidente della Camera. Alcuni parlamentari con particolari funzioni (già in precedenza indicati) possono usufruire, a richiesta, del piccolo parco-macchine della Camera (o di autonoleggiatori, qualora le auto “interne” siano tutte già in servizio) per i tragitti aeroporto o stazione-casa-Camera e ritorno.

Per quanto riguarda il ristorante, è a pagamento, per quanto a buonissimo mercato (circa 15 euro a pasto). E riguardo alle tessere gratis non sempre i parlamentari possono godere dei privilegi: quella di stadi e palazzetti dello sport, ad esempio, è fornita dal Coni, spesso non puntuale nel renderla disponibile. Il parlamentare, comunque, non ha libero accesso alle manifestazioni: ha necessità di informarsi della eventuale disponibilità di posti, per poi chiedere un accredito e, se tutto va bene, potrà accomodarsi in tribuna.

Insomma, ci sarebbe molto da discutere (e da polemizzare duramente) sia riguardo alle intollerabili disparità tra categorie sia a proposito del parassitismo strapagato che si annida nelle amministrazioni pubbliche di ogni ordine e grado (ancor più in quelle periferiche, fuori dall’occhio del ciclone): pensiamo agli sprechi, alle “consulenze” elargite con generosità, agli stipendi dei manager capaci solo di affogare le aziende ex-parastatali nei loro debiti.

Per tutto ciò, vien da chiedersi: si riveleranno utili simili campagne – fondate su cifre inesatte e strumentalizzate – a cambiare la politica e le sue regole? Serviranno a far emergere le responsabilità di quella manciata di boiardi (di Stato e del privato economico “che conta”) bravissimi a tirare le fila di un sistema malato?

Libero Panunzio

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