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Lavoro: un giorno, sei morti

Autore: . Data: venerdì, 3 ottobre 2008Commenti (0)

E’ una strage continua

Emergenza infortuni, il rischio dell’assuefazione. Mentre Confindustria chiede di applicare leggi che sei mesi fa avversava

Nella giornata di ieri si è compiuta l’ennesima strage sul lavoro. Sei morti, di cui tre in un cantiere autostradale a Barberino nel Mugello, lungo l’A1. Tre operai, due calabresi di 26 e 49 anni e un napoletano di 45, sono precipitati da una piattaforma aerea all’interno di un cantiere per la costruzione della Variante di Valico, mentre operavano su alcuni piloni a 40 metri di altezza. Un quarto operaio si è salvato solo perché si trovava in un’altra parte della struttura, che non ha avuto cedimenti.

La magistratura è al lavoro per accertare le responsabilità: già oggi sappiamo che il cantiere era stato appaltato alla ditta Toto (che contribuisce anche alla gestione delle due autostrade A24 e A25) e che la piattaforma sopraelevata era agganciata a un nuovo pilone in costruzione, il primo dei sei che dovranno attraversare un viadotto.

Tragica ironia della sorte, proprio ieri a Bologna era stato firmato un accordo per incentivare la sicurezza sul lavoro nei lotti della variante di valico della A1, per iniziativa della Provincia di Bologna insieme ad Autostrade per l’Italia, alle società esecutrici dei lavori, ai sindacati e all’Inail.

Mentre a Barberino si contavano le vittime, è arrivata la notizia della morte di un altro operaio sempre in Toscana, a Sesto Fiorentino: deceduto sul colpo dopo essere stato colpito da un carrello con il quale stava svolgendo interventi di manutenzione della linea aerea ferroviaria.

Poche ore prima, a Genova, moriva un altro lavoratore, caduto in un pozzo per l’estrazione di biogas nella discarica di Scarpino. La quinta vittima è un operaio che stava operando all’interno di un capannone nella zona industriale di Torgiano, in provincia di Perugia: travolto da un carro-ponte, è morto sul colpo per via dell’impatto con il mezzo, utilizzato solitamente per spostare grandi carichi.

Il mondo della politica e delle associazioni datoriali ha reagito in modo difforme all’ennesima strage sul lavoro. Al silenzio del governo si è contrapposta la preoccupazione di Antonio Boccuzzi, deputato del Partito democratico e unico sopravvissuto alla tragedia avvenuta alla Thyssenkrupp di Torino il 7 dicembre 2007: “Questo ennesimo incidente – ha affermato – dimostra ancora una volta l’assoluta gravità di questo problema e che nessuno può permettersi di sottovalutarlo”. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si è invece soffermata “sulla grandissima tragedia per il Paese ogni volta che si parla della morte di un lavoratore. Le leggi ci sono – ha affermato – ma bisogna lavorare molto e noi abbiamo un grande impegno come Confindustria per informare e formare imprenditori e lavoratori ad una grandissima attenzione alla sicurezza”.

Le ha fatto eco Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci, presidente della Commissione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura: “Fa specie – ha attaccato – che la massima dirigente del mondo delle imprese si compiaccia delle leggi approvate dal Parlamento contro gli infortuni, dal momento che Confindustria avversò sei mesi fa il nuovo Testo Unico, lamentandosi dei suoi aspetti sanzionatori, lavorando quotidianamente per non applicarlo e ricevendo il plauso dell’attuale ministro del Lavoro Sacconi”.

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