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L’Afghanistan ingovernabile

Autore: . Data: mercoledì, 22 ottobre 2008Commenti (0)

Situazione drammatica

Mentre la situazione in Afghanistan sta diventando sempre più critica, la stampa italiana ha quasi del tutto ignorato che uno dei  Paesi più impegnati nella missione Isaf-Nato, il Canada, è alle prese con una forte contestazione interna.

Nello scorso fine settimana decine di manifestazioni si sono svolte nelle più grandi città di tutto il Paese, compresa Toronto, in segno di protesta nei confronti della politica militare del governo canadese per chiedere la fine della missione delle truppe canadesi in Afghanistan.

La protesta è organizzata da numerose associazioni pacifiste e proseguirà nei prossimi giorni.

Raymond Legault, portavoce del collettivo “Echec a la guerre” ha dichiarato che i canadesi sono contrari al fatto “che il governo abbia deciso di prolungare l’intervento fino al 2011″.

Nel marzo scorso il parlamento aveva autorizzato il prolungamento della missione fino al 2011. Sono 2.500 i soldati canadesi nel sud dell’Afghanistan.

Il costo complessivo della missione fino al 2011 potrebbe raggiungere i 18,1 miliardi di dollari canadesi, circa 10 miliardi di euro.

Gli organizzatori della protesta hanno spiegato che la giornata d’azione contro la guerra non è motivata tanto dall’esito delle elezioni generali di martedì scorso, quanto dall’intenzione di ricordare il settimo anniversario dell’inizio dell’intervento, sotto la guida degli Stati uniti. Sono 97 i soldati canadesi che hanno perso la vita in Afghanistan.

l primo ministro canadese Stephen Harper ha dovuto ammettere che “altri leader occidentali credono erroneamente” che le truppe Nato dovrebbero restare per sempre nel Paese.

Harper riteneva che il Canada non avrebbe lasciato l’Afghanistan sino a quando il Paese non fosse diventato autosufficiente. Poi, sotto la pressione dell’opinione pubblica, ha dovuto indicare nel 2011 la data limite entro la quale le truppe rimarranno in Afghanistan.

“Penso sia giusto una delle cose sulla quale non sono d’accordo con altri leader occidentali e che il nostro piano possa prevedere che si possa restare in Afghanistan con una presenza militare senza un limite”, ha detto nel corso di un dibattito elettorale tv.

Intanto il presidente afghano, Hamid Karzai, all’indomani dell’assassinio a Kabul di una cooperante britannica rivendicato dai talebani, ha chiesto al personale delle Organizzazioni non governative (Ong) operanti in Afghanistan di “limitare gli spostamenti non necessari”.

Un portavoce di Karzai, Siamak Hirawi ha detto: “Chiediamo a tutto il personale umanitario di essere più vigile e attento e di evitare ogni spostamento che non sia necessario”,  riconoscendo che “tali avvenimenti avranno un impatto negativo sull’attività delle Ong, che da molto tempo lavorano in Afghanistan in condizioni difficili”.

“Speriamo che continueranno a lavorare”, ha auspicato Hirawi, aggiungendo che “il governo afghano adotterà nuove misure per evitare che tali atti si ripetano”.

La 34enne cooperante britannica Gayle Williams era stata uccisa dai talebani mentre si recava alla sede della Ong cristiana per cui lavorava.

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