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Il partigiano Spike Lee

Autore: . Data: giovedì, 2 ottobre 2008Commenti (0)

Un articolo per “Tu inviato”

Fa discutere la nuova pellicola del regista, “Miracolo a Sant’Anna”, da venerdì prossimo nelle sale, in cui si rivive l’eccidio di 560 civili italiani da parte dei nazisti il 12 agosto 1944. L’irritazione di Giorgio Bocca.

E’ polemica tra il regista americano Spike Lee e il giornalista e partigiano Giorgio Bocca. A far discutere è la nuova pellicola del famoso regista, “Miracolo a Sant’Anna” – da venerdì prossimo nelle sale e presentata ieri a Viareggio – in cui si rivive l’eccidio di 560 civili italiani da parte della 16ma divisione nazista il 12 agosto 1944.

Secondo l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, il grave difetto della pellicola è quello di non donare alla storia narrata la veridicità dei fatti accaduti. Il film racconterebbe “falso storico” recando “una grandissima offesa verso la Resistenza”. Questo perché nella pellicola la colpa della strage verrebbe imputata ad una sentinella partigiana che non avrebbe avvisato in tempo i compagni dell’arrivo delle Ss. Da qui il vespaio di polemiche.

Giorgio Bocca, giornalista e partigiano nella Val Grana, nel basso Piemonte, comandante della Decima divisione Giustizia e Libertà, si è fatto portavoce della protesta, attaccando a spada tratta il lavoro di Spike Lee e accusandolo di falso storico, omissione di autenticità e offesa a tutto il mondo partigiano. E ha aggiunto che, nonostante la pellicola rappresenti una sorta di storia romanzata e rielaborata, “una tragedia come quella accaduta a Sant’Anna non la si inventa o non la si cambia per fare un film”. Peraltro su uno striscione appeso davanti al cinema Politeama di Viareggio si leggeva ieri: “La memoria non si cancella, la resistenza non si infanga”.

Spike Lee ha risposto oggi al giornalista con una lettera su Repubblica: “Signor Bocca, io non sono suo nemico. Io non sono nemico dei partigiani”, ha esordito quasi giustificandosi il regista. Aggiungendo che voleva solamente raccontare uno spaccato della storia italiana, specificando che la versione cinematografica è “una versione romanzata” di quella stessa storia. Poi ha puntualizzato con vigore che “all’inizio del film c’è una didascalia in cui si dice chiaramente che è una finzione ispirata ad un fatto storico. Io ho voluto portare alla ribalta un episodio tragico e poco conosciuto della vostra storia”. Infine chiude assicurando che con i partigiani non ha “nessun tipo di attrito” e anzi li apprezza “profondamente per ciò che hanno fatto”.

Basterà lo scambio di opinioni a spegnere le polemiche degli ultimi giorni? Mentre attorno alla pellicola sale la curiosità – anche del Presidente della Repubblica – alla prima nazionale di martedì, a Firenze, il pubblico presente ha espresso la propria soddisfazione tributando un lungo applauso a fine film. Che tutto il resto abbia distolto la realtà da quello che in verità la pellicola si propone di essere? Cioè solo un film?

Davide Bottero

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