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Il Papa per i migranti

Autore: . Data: giovedì, 9 ottobre 2008Commenti (0)

Un appello ad accogliere gli immigrati nelle nostre città e nei nostri cuori è arrivato ieri dal Papa, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

Le parole di Benedetto XV assumono una grande importanza alla luce dei recenti episodi di intolleranza razziale avvenuti in Italia.

Nel suo messaggio per la 95esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato il Santo Padre ha sostenuto: “Si promuova la pacifica convivenza fra etnie, culture e religioni diverse”, e ha sottolineato che dobbiamo farci carico “in particolare di rifugiati e profughi che sono i più deboli e indifesi”.

“Io vi accoglierò e sarò per voi come un padre e voi mi sarete come figli e figlie”, ha affermato Papa Ratzinger citando il Vangelo. “Se di questo siamo consapevoli – ha detto – allora come non farci carico di quanti, in particolare rifugiati e profughi, si trovano in condizioni difficili e disagiate?”.

L’appello del Pontefice è poi proseguito: “Come non andare incontro alle necessità di chi è di fatto più debole e indifeso – ha detto – segnato da precarietà e da insicurezza, emarginato, spesso escluso dalla società? A loro va data prioritaria attenzione perché – dice citando San Paolo – “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio”.

Il Papa ha poi esortato tutti a “vivere in pienezza l’amore fraterno senza distinzioni di sorta e senza discriminazioni, nella convinzione che è nostro prossimo chiunque ha bisogno di noi e noi possiamo aiutarlo”.

Facendo ancora riferimento all’esempio di San Paolo, di cui quest’anno si celebra il bimillenario, “umile-grande Apostolo e migrante, evangelizzatore di popoli e culture”, Benedetto XVI ha detto: “Questo ci sproni a comprendere che l’esercizio della carità costituisce il culmine e la sintesi dell’intera vita cristiana”.

“Non stanchiamoci di proclamare e testimoniare questa ‘Buona Novella’ con entusiasmo – ha aggiunto – senza paura e risparmio di energie. Nell’amore è condensato l’intero messaggio evangelico e gli autentici discepoli di Cristo si riconoscono dal mutuo loro amarsi e dalla loro accoglienza verso tutti”. Inoltre, il Papa ha benedetto “quanti sono impegnati nell’aiutare i migranti e, più in generale, il vasto mondo dell’emigrazione”.

“Annunciare il Vangelo a tutti, senza distinzione di nazionalità e di cultura, ha detto ancora il Santo Padre – è missione della Chiesa e di ogni battezzato, nell’era della globalizzazione come ai tempi di San Paolo, egli stesso migrante per vocazione”.

“L’atteggiamento e le parole di San Paolo – ha detto ancora il Papa – costituiscono in effetti un significativo punto di riferimento anche per chi si trova coinvolto nel movimento migratorio contemporaneo. Da persecutore dei cristiani – ha ricordato – si tramutò in apostolo di Cristo. Guidato dallo Spirito Santo, si prodigò senza riserve, perché fosse annunciato a tutti, senza distinzione di nazionalità e di cultura, il Vangelo. Ebrei, pagani, nella sua predicazione non trascurò nessuno”.

“La sua vita e la sua predicazione furono interamente orientate a far conoscere e amare Gesù da tutti, perché in Lui tutti i popoli sono chiamati a diventare un solo popolo. Questa è, anche al presente, nell’era della globalizzazione – ha proseguito Papa Ratzinger – la missione della Chiesa e di ogni battezzato; missione che con attenta sollecitudine pastorale si dirige pure al variegato universo dei migranti – studenti fuori sede, immigrati, rifugiati, profughi, sfollati – includendo coloro che sono vittime delle schiavitù moderne, come ad esempio nella tratta degli esseri umani”.

Il Pontefice richiama dunque “ogni comunità cristiana a proporre il messaggio della salvezza con lo stesso atteggiamento e lo stesso fervore dell’Apostolo delle genti, tenendo conto delle diverse situazioni sociali e culturali, e delle particolari difficoltà di ciascuno in conseguenza della condizione di migrante e di itinerante”.

“Il suo esempio – ha sottolineato – sia anche per noi di stimolo a farci solidali con questi nostri fratelli e sorelle e a promuovere, in ogni parte del mondo e con ogni mezzo, la pacifica convivenza fra etnie, culture e religioni diverse”.

“Una missione il cui motore è, oggi come allora – ha precisato il Papa – la comunione con Cristo e con le sue sofferenze, e che abbraccia un modello di Chiesa non esclusiva, bensì aperta a tutti, formata da credenti senza distinzioni di cultura e di razza. Non è tuttavia possibile realizzare questa dimensione di fraterna accoglienza vicendevole – ha concluso Benedetto XVI citando ancora San Paolo – senza la disponibilità all’ascolto e all’accoglienza della Parola predicata e praticata, e perciò più la comunità è unita a Cristo, più diviene sollecita nei confronti del prossimo, rifuggendo il giudizio, il disprezzo e lo scandalo, e aprendosi all’accoglienza reciproca: un tesoro di fratellanza che rende i cristiani premurosi nell’ospitalità”.

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