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Il caos della finanza

Autore: . Data: venerdì, 10 ottobre 2008Commenti (1)

Le borse crollano, le banche falliscono, le minacce incombono. Ovunque si parla di economia. Ma che sta succedendo e perché? Le spiegazioni in un racconto per ‘bambini’. Un articolo per ‘Tu inviato’
Contradditemi se sbaglio: ci sono poche, pochissime persone che capiscono fino in fondo cosa sta succedendo. E sono convinto che sono altrettanto poche le persone che capiscono cosa sta succedendo solo a grandi linee. La crisi finanziaria mondiale è un argomento scomodo per i nostri media, abituati all’immediatezza delle cronache e alla semplificazione del discorso politico, e abituati a relegare le notizie economiche in sezioni destinate agli addetti ai lavori.

Almeno fino a quando la dimensione degli eventi non ha raggiunto la definizione di “catastrofe” – condizione che rende qualunque notizia degna di essere sulla bocca di tutti – non era infatti necessario spiegare l’andamento delle Borse ai bambini.

Ma qualcosa è cambiato e verosimilmente non tornerà mai più come prima. Ogni bambino nell’età giusta per farlo vi chiederà: perché? Ditegli che, come nelle migliori favole, il migliore punto di partenza è l’inizio. Ditegli di sedersi e ascoltare. Non è poi così complicato come sembra.C’è un grande paese lontano, il più potente di tutti,
che si chiama Stati Uniti d’America. E’ il più potente perché, di tutti i soldi che ci sono in circolazione nel mondo, un quarto sono stati creati e spesi lì.

Il 26 per cento dell’economia mondiale è targata America. Ma questo grande paese, da più o meno trent’anni, si comporta come la cicala nella favola della cicala e della formica. Ha vissuto oltre le proprie possibilità. Quando non aveva più i mezzi per sostenere lo stile di vita dei propri abitanti, per sostenere le guerre e le imprese commerciali che intraprendeva, faceva quello che fanno tutti quando non hanno più soldi: chiedeva prestiti.

Ha chiesto prestiti un po’ ovunque: alla Cina, al Giappone, a tutte le altre potenze del mondo. L’America ha – li hanno contati pochi giorni fa – 9,800,000,000,000 di dollari di debiti. Ma nonostante questo l’America non ha smesso di spendere e spandere. Anzi.

E per continuare a farlo ha abbassato il prezzo dei suoi soldi (tutto ha un prezzo, e quello dei soldi si chiama interesse) per convincere tutti che avrebbero potuto continuare a chiedere prestiti, aspettando tempi migliori per ripagare. Come faceva la cicala.

E poi come per la cicala, è arrivato l’inverno. All’inizio del secolo c’era una grande paura che si scoprisse quanti soldi gli americani dovevano ridare in giro per il mondo, e che di conseguenza nessuno volesse avere più dollari nel proprio portafoglio. Inoltre, nel settembre del 2001, un grande attacco terroristico ha anche messo in dubbio che l’America fosse tanto potente quanto si diceva.

Il governo americano – e le banche che gestiscono materialmente i soldi – dovevano trovare una soluzione. E hanno deciso che, nonostante fosse inverno, bisognava continuare a far girare più soldi possibile. Hanno abbassato ancora di più il prezzo dei soldi, in modo che la gente non si spaventasse e continuasse a comprare, comprare, comprare. E così è stato: anche chi non poteva comprarsi una casa perché non aveva un buon lavoro ha potuto farlo.

Migliaia di americani, decine di migliaia di americani hanno comprato case senza potersele permettere. E nuove case sono state costruite perché potessero essere vendute. Nuovi prestiti (mutui) sono stati chiesti e concessi, un po’ a chiunque. Altri miliardi di dollari si sono aggiunti ai debiti degli americani, ma questi ultimi miliardi erano diversi dagli altri: erano avvelenati.

Avvelenati perché erano debiti che nessuno, mai e poi mai, avrebbe potuto ripagare. Ora, abbiamo visto i numeri. Parliamo di tanti, tantissimi soldi. Non dobbiamo pensare questi soldi in banconote e monete. Questi soldi sono nei computer e di questi soldi si decide in un posto chiamato Borsa, dove si lavora per stimare come dovrebbero essere spesi, cosa si compra, cosa si vende. In tutto il mondo. Una volta che entrano nel meccanismo della Borsa cambiano nome, cambiano proprietario, cambiano Paese. Nessuno sa più da dove provengano, chi li avesse prima, a cosa servissero prima.

E qui arriviamo al patatrac. D’un tratto ci si è resi conto che in Borsa circolavano un sacco di “miliardi senza valore”. Ed era troppo tardi. Chi possedeva quei miliardi avvelenati? Dov’erano? In una banca europea? In una giapponese? Chi diavolo aveva in mano quei soldi che in realtà erano carta straccia? Nessuno lo sapeva. Nessuno poteva saperlo. Era l’inizio della fine.

Per capire perché dobbiamo dire una cosa importante sul funzionamento delle Borse. All’apparenza si tratta di complicati indici, prezzi, numeri… che solo gli addetti ai
lavori capiscono. Ma in realtà il tutto si basa su un meccanismo fondamentale molto semplice: la fiducia.

Normalmente se si vende qualcosa a un certo prezzo, chi riceve il pagamento si fida di chi paga. Poche settimane fa il meccanismo si inceppato: qualcuno aveva in mano i “miliardi senza valore” e tutti hanno cominciato a non fidarsi più l’uno dell’altro. In realtà nessuno era neanche sicuro di non essere proprio lui ad avere in mano carta straccia, invece che miliardi. Anche le banche – che normalmente si scambiavano soldi con una facilità incredibile per coprire questa o quella necessità finanziaria – hanno smesso di farlo. E piano piano hanno cominciato a fallire, perché non trovavano più i soldi per fare le operazioni economiche che avevano sempre fatto,contando sui prestiti temporanei delle altre.

Per cercare di rimettere le cose a posto sono intervenuti i governi. In molti dei Paesi coinvolti nella crisi finanziaria i governi hanno prestato miliardi di miliardi alle banche, per salvarle dal fallimento. Di chi sono questi nuovi miliardi? Sono nostri. Dei cittadini, dei cittadini che pagano e pagheranno le tasse. Purtroppo nessuno – proprio nessuno- sa cosa succederà adesso.

Se le Borse usciranno ‘naturalmente’ dalla crisi e se i soldi dei governi saranno abbastanza per rimettere in moto il sistema. Ora i bambini devono andare a letto. Chissà se avranno capito che anche loro stanno pagando, e pagheranno. Speriamo di no.

E mentre i bambini dormono, parliamo di certezze. Quello a cui la crisi finanziaria attuale mette la parola fine è la credibilità del capitalismo neoliberale, del mercato
fondato sul laisser faire. La Stato dovrà giocare un ruolo sempre più importante nei Paesi occidentali e contemporaneamente le economie asiatiche e del Medio Oriente diventeranno le fonti di capitali più significative.

Saranno loro a salvarci, verrebbe da dire. Ma pagheremo anche questo: in termini di potere, di stabilità, di equilibri militari. Una certezza, che è anche l’ultima: pagheremo.

Lorenzo Marvulli

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Commenti (1) »

  • stefano procacci ha detto:

    gentile Lorenzo Marvulli,
    Sraffa direbbe che non è corretto considerare l’interesse come “prezzo” del capitale (o della moneta). Questo infatti è uno dei dogmi principali di quel pensiero economico del quale Lei stesso proclama la fine.

    L’articolo comunque è ottimo.

    saluti

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registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008