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I lavoratori spariti di Alitalia

Autore: . Data: sabato, 18 ottobre 2008Commenti (0)

Che fine hanno fatto i dipendenti di Alitalia, quelle donne e quegli uomini che solo un mese fa combattevano per il proprio futuro? Dimenticati?


Nel fiume di persone che hanno attraversato ieri il centro della capitale c’era un vuoto. Per chi ha seguito le più recenti vicende sindacali italiane era possibile prevedere che alla testa del corteo Cobas, Sdl intercategoriale e Cub ci fossero il verde intenso ed il blu scuro delle divise delle donne e degli uomini di Alitalia.

Non è stato così. Loro non c’erano, o meglio qualcuno era lì, dietro uno striscione nero e cupo dei Cub, ma la folla combattiva e vivace di solo tre settimane fa era scomparsa, sostituita da poche persone stanche, sconsolate, dimenticate.

“Non capiamo cosa stia succedendo, come vadano le trattative. Se davvero ci sono delle trattative – dice una assistente di volo – sembra che tutti vogliano prendere tempo, ma  par d’essere in un labirinto senza uscita”.

Uno dei pochi manifestanti di Alitalia al corteo aggiunge: “Ormai voliamo per miracolo, anche la manutenzione è sommaria. Non che sia pericoloso, le cose importanti vengono fatte, ma su un aereo qualche giorno fa è saltato l’impianto elettrico della cabina, così i colleghi hanno dovuto prestare una torcia ai passeggeri per farli andare alla toilette”.

La ragazza aggiunge: “Non imbarchiamo più neppure le bibite, c’è solo acqua minerale. Il caffè è poco, dobbiamo arrangiarci come possiamo, per il tè con la quantità necessaria per una teiera ne prepariamo due e poi con questa insicurezza i passeggeri sono molto diminuiti”.

Mentre la misteriosa ‘cordata patriottica’, secondo quanto dichiara Corrado Passera, a.d. di Intesa Sanpaolo, ”sta lavorando come da programma”, le condizioni di lavoro e di vita del personale della Compagnia sono sempre più precarie.

Ancora Passera sul partner straniero ha detto che ”è un pezzo importante della nuova Alitalia”, ma nulla di più. “Con l’acqua ci si bagna e col fuoco ci si scotta”, sarebbe stata una dichiarazione più sconvolgente.

Un portavoce di Lufthansa dal canto suo ha suggerito: “Non commentiamo indiscrezioni di stampa. Continuiamo a seguire gli sviluppi della situazione Alitalia”. Che senza bisogno di tradurre dal tedesco vuol dire, più o meno: “Vedremo”.

Intanto l’amministratore della Compagnia aerea italiana (Cai), Rocco Sabelli, ha incontrato a Roma Willie Walsh, Chief Executive Designate di British Airways. Da lunedì prossimo un team di Cai andrà a Parigi per approfondire l’esame di una futura partnership con Air France-Klm e poi, la settimana successiva, lo stesso gruppo di ‘tecnici’ sarà in Germania per discutere con Lufthansa.

Se lo stato di Alitalia non fosse tragico ci sarebbe da ridere. I ‘capitani coraggiosi’ in tour per le capitali europee a cercare come rabdomanti l’acqua nel deserto. Mentre le voci di ‘sommovimenti’ nella Cai si moltiplicano.

“Qualche giorno fa, uscendo dall’albergo per ripartire da New York – dice un altro assistente di volo – la mia collega è arrivata con un’espressione terribile. Le ho chiesto se avesse dormito male. Mi ha risposto di aver pianto tutta la notte”.

Questo fiume di lavoratori, di insegnanti, di studenti, di cittadini duri contro la demagogia governativa, l’inconsistenza dell’opposizione e la politica delle organizzazioni confederali forse di Alitalia neppure si ricorda più.

Una delle hostess è arrabbiata: “Se avessi immaginato che neppure c’era uno striscione l’avrei fatto a casa io stessa”. Ha ancora voglia di combattere, non comprende perché i sindacati si siano ‘dimenticati’ di dar spazio a loro, in fondo i primi a dar vita alla campagna di contestazione alla politica del governo Berlusconi in materia di lavoro.

Quando InviatoSpeciale cominciò a seguire la vicenda Alitalia era facile capire quanto fosse grande la solitudine di questi lavoratori, ‘antipatici’, considerati dei ‘privilegiati’ a causa di una propaganda giornalistica fondata su informazioni sommarie se non completamente false.

Oggi quella solitudine è anche muta. Perché come sempre accade ci si dimentica presto delle cose e delle persone. Oggi i media, quando lo fanno, diffondono scarni comunicati sullo stato di trattative misteriose e incomprensibili.

Nulla di nulla sui ‘terremotati’, su chi sta per perdere il lavoro, è già in cassa integrazione, non sa più cosa accadrà alla propria vita, se alla fine del mese saranno pagati gli stipendi.

L’idea che la politica, il sindacalismo si debbano interessare solo dell’amministrazione dei conflitti induce tristezza. Dove sono finite le ‘Società di mutuo soccorso’, quelle che hanno dato vita quasi due secoli fa nell’alba della rivoluzione industriale, alle prime organizzazioni operaie?

Quando lottare per l’emancipazione dei lavoratori non era solo sedersi ‘a tavoli di trattativa’, ma amore per l’eguaglianza e passione per la libertà.

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