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Gelmini sotto assedio

Autore: . Data: sabato, 4 ottobre 2008Commenti (0)

In centinaia stanno presidiando il ministero dell’Istruzione.  Studenti ed insegnanti protestano al grido “Ricuciamo la scuola, tagliamo la Gelmini”

“Ricuciamo la scuola, tagliamo la Gelmini”. Con uno slogan vagamente truce, gli insegnanti e gli studenti che hanno risposto all’appello del sindacato Unicobas hanno presidiato ieri a Roma l’ingresso del ministero dell’Istruzione armati di… forbici. Strumento necessario per infierire su un manichino “vestito” da Maria Stella Gelmini, il ministro nell’occhio del ciclone. La protesta prosegue, visto che in largo Bernardino da Feltre si sono radunati anche stamattina centinaia di ragazzi.

Maestro unico, voti in condotta, tempo pieno messo a rischio, tagli per 87 mila cattedre, ritorno ai grembiuli da libro Cuore: messi in fila i punti salienti della “riforma” voluta dal governo, studenti e insegnanti esprimono tutto il loro dissenso urlando slogan e denunciando i rischi di annientamento della scuola pubblica.

I manifestanti, indignati ma festosi, non hanno gradito ieri la partecipazione delle forze politiche, a giudicare dai fischi riservati ai rappresenti del partito di Antonio Di Pietro, arrivati in viale Trastevere con le loro bandiere.

“La presunta riforma – ha spiegato uno studente di un liceo classico romano – non serve soltanto a ‘controrivoluzionare’ i metodi di insegnamento. Serve a preparare il terreno di una svolta culturale: dobbiamo smetterla di pensare, imparare la disciplina fin dalle elementari, apprendere tutto quello che ‘serve’ per entrare ‘formati’ in un’azienda, ovviamente da precari”.

Annuiva accanto a lui la maestra di una scuola primaria, arrivata dal Casilino: “Il governo vuole stravolgere la scuola e lo fa nel modo più intollerabile: taglia le cattedre, e si salvi chi può”.

Qualcuno allarga la riflessione alle possibili conseguenze concrete dell’intervento operato dal governo: “Abbiamo difeso per vent’anni la multidisciplinarietà – sostenevano in coro due maestre – e ci ritroviamo a fare i conti, nel 2008, con una riforma che riporta indietro l’orologio di quarant’anni”.

La protesta è destinata a continuare: il sindacato Unicobas intende proseguire ad oltranza, mentre Cgil, Cisl e Uil stanno valutando iniziative comuni.

“Non è più possibile – denuncia la Flc-Cgil, la categoria che rappresenta i lavoratori della conoscenza – nascondere dietro fumosità, spot propagandistici e tendenziosi, la realtà: nei prossimi tre anni verranno chiuse sedi scolastiche, cancellate classi soprattutto nei centri più piccoli e periferici, ci saranno classi più numerose e insegnanti che dovranno fare i salti mortali per affrontare le difficoltà con un orario di lavoro saturo e un orario scolastico ridotto, verranno cancellati modelli scolastici costruiti in vent’anni di ricerca didattica, avremo scuole più insicure per la drastica diminuzione del personale che garantisce la vigilanza e i servizi”.

Si prospetterebbe dunque “una vera – insiste  la Flc-Cgil – e propria destrutturazione dell’intero sistema d’istruzione che comporterà maggiori disuguaglianze, minore libertà d’insegnamento ed una scuola più confessionale e più autoritaria”.

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