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L’università fa da sé

Autore: . Data: mercoledì, 29 ottobre 2008Commenti (0)

La questione dei corsi vuoti

Il ministro italiano per la Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, è convinta che, per risanare e rilanciare l’università italiana, sia indispensabile razionalizzare, ridurre gli sprechi, i doppioni e i corsi inutili.

Tesi che sono state inserite in un decreto legge, il famigerato “133″ , che dopo aver incassato il via libera della Camera potrebbe diventare legge oggi, mercoledì 29 ottobre, quando il Senato dovrebbe approvarlo in via definitiva.

Tra le ragioni che spingono il ministro per la Pubblica istruzione a continuare a credere nel suo decreto, c’è la convinzione che ci siano troppi corsi di laurea inutili, ai quali non si iscrive nessuno o forse con un solo studente, che servirebbero solo a pagare stipendi a professori che non lavorano.

La Gelmini però, e con lei la squadra tutta del Governo, pare non aver considerato alcune cose. Tra queste, la fondatezza dei motivi per cui, in questi giorni, migliaia di studenti protestano manifestando pacificamente il proprio dissenso, sia nelle università che nelle scuole. E il modo in cui le università stesse stanno già gestendo l’oscillazione delle iscrizioni ai corsi.

Vediamo qualche dato.

Alla Kore, la libera università degli studi di Enna, nel 2006-2007 gli studenti iscritti ai 24 corsi di laurea erano 7.000. Ma, sorpresa, il rettore della stessa università, prevede un aumento del 20% del numero di iscrizioni nel corso dell’attuale anno accademico.

Andiamo a Udine. Qui l’Università ha già ridotto del 10% il numero delle lauree triennali, nell’ambito di un piano di razionalizzazione avviato da alcuni anni.

Interventi di razionalizzazione sono in fase di studio anche nell’Università di Trieste, anche se non si registrano corsi cosiddetti ‘vuoti’ nei due Atenei del Friuli Venezia Giulia.

Ma c’è chi va controcorrente. Si tratta del corso di laurea in Economia aziendale, attivata sia nella sede di Udine sia in quella distaccata di Pordenone: è stato aumentato il numero di studenti ammessi, che sono passati da 110 a 150, e questo a causa dell’elevato numero di richieste.

L’università di Pavia, dal canto suo, procederà sicuramente a un accorpamento di corsi nell’anno accademico 2009-2010. Già quest’anno, comunque, sono stati cancellati due corsi triennali che, l’anno scorso, avevano riscosso scarse adesioni: ‘informazione scientifica del farmaco’ e ‘scienze erboristiche’.

Il corso che ha registrato quest’anno il minor numero di iscritti (soltanto 7) è quello di ‘scienze del fiore e del verde’.

La Statale di Milano ha già snellito la propria offerta formativa: ad Agraria il corso di laurea in ‘Produzione e protezione delle piante e dei sistemi del verde’ ha accorpato ‘Produzione vegetale’ e ‘Protezione delle piante’. Insomma, una sorta di fotosintesi universitaria, in cui i corsi di laurea fanno tutto da sé pur di respirare e sopravvivere. A Scienze matematiche, fisiche e naturali il corso di laurea magistrale in ‘Scienze della natura’ ha accorpato ‘Analisi e gestione degli ambienti naturali’ e ‘Paleobiologia e storia della vita’.

A Scienze politiche il corso di laurea magistrale in ‘Scienze politiche e di governo’ ha accorpato ‘Istituzioni e sistemi di governo delle autonomie territoriali’ e ‘Politica e istituzioni comparate’.

Insomma, pare che le università abbiano una logica interna e una organizzazione tutt’altro che impazzita. E che inoltre non sia necessario tagliare milioni di euro per far funzionare le cose.

Andiamo avanti.

Lezioni per pochi intimi all’università Magna Grecia di Catanzaro: ci sono due corsi frequentati, rispettivamente, da 26 e 12 studenti. “Ma si tratta – tiene a precisare l’Ateneo – di numeri programmati dal ministero”. Ebbene sì, lo stesso ministero che ora accusa gli atenei di farsi i corsi di laurea su misura solo per creare posti lavoro. I corsi in questione, quelli ‘tet a tet’, sono Veterinaria (26 posti, otto dei quali destinati a studenti extracomunitari) e Odontoiatria (12 posti, 2 dei quali per studenti extracomunitari). A sollevare il caso del corso inter-universitario di veterinaria era stato, nei mesi scorsi, l’Anmvi (Associazione italiana medici veterinari) che sottolineava l’esiguità del numero degli studenti.

Alla critica, però, l’Ateno ha risposto ricordando le centinaia di domande che ogni anno vengono presentate e che non possono essere accolte proprio per le disposizioni del ministero.

Problemi di tutt’altro genere devono essere affrontati al Cial, il centro interfacoltà per l’apprendimento delle lingue di Trento. A fronte delle norme governative che impediscono nuove assunzioni presso gli atenei italiani rischiano il posto 25 insegnanti di lingua straniera, ai quali nel giugno scorso era stato promesso, con un accordo sindacale, il passaggio dal contratto a termine a quello a tempo indeterminato.

Ma questi, si sa, sono solo alcuni casi. In Italia, secondo dati del ministero, ci sono 37 corsi di laurea con un solo studente, 327 facoltà che non superano i 15 iscritti e ben 5.500 corsi di laurea. Per quanto riguarda il numero dei 37 corsi di laurea con un solo studente, la smentita è arrivata dallo stesso ministero della Pubblica istruzione.

Il dato, infatti, era stato ripreso dalla stessa Gelmini da un articolo dei giornalisti Rizzo e Stella, pubblicato sul Corriere della Sera, prima che la Gelmini diventasse ministro. In una puntata di Matrix di qualche giorno fa, i collaboratori di Mentana hanno controllato i 37 corsi di laurea ‘incriminati’, scoprendo che a nessuno di questi era iscritto un solo studente. Anzi alcuni di questi corsi, a numero chiuso, erano frequentati dai 25 ai 60 ragazzi più fortunati e bravi di molti altri che avrebbero tanto voluto immatricolarsi. Come mai Stella e Rizzo avevano sbagliato? Erano stati superficiali? Niente affatto. Si erano soltanto fidati dei dati che gli avevano fornito impiegati del ministero. Dati mai aggiornati nonostante le nuove tecnologie lo consentano con poca fatica.

Ci sarà forse bisogno dei tornelli anche qui? Ai ‘Brunetta’ l’ardua sentenza.


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