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Cristiani perseguitati in Iraq

Autore: . Data: lunedì, 27 ottobre 2008Commenti (0)

Nel paese la situazione è grave. Il governo non riesce a controllare nulla, i militari della Coalizione sembrano senza strategia. E le violenze contro i cristiani aumentano. Un articolo per “Tu inviato”

Mosul e Kirkuk sono le due città del Nord dell’Iraq in cui si concentra il maggior numero di cristiani, quasi tutti di confessione cattolica. Le loro anime sono governate da un Episcopo che risiede stabilmente a Kirkuk e che attualmente è monsignor Louis Sako.

Proprio Sako ha lanciato un disperato appello al governo iracheno ed alle forze internazionali (il contingente più numeroso è quello americano), che, dopo aver deposto il dittatore Saddam Hussein, ora collaborano con il nuovo governo al fine di riportare la pace in questo disgraziatissimo paese, potenzialmente molto ricco dati gli enormi giacimenti di petrolio che possiede, chiedendo protezione armata per i cristiani.

“A Mosul la situazione è tragica, più di mille famiglie hanno dovuto abbandonare la loro casa perché gli islamici, che ora spadroneggiano per tutto il paese, li hanno minacciati di morte” ha affermato il vescovo iracheno, che poi ha aggiunto come “ tante altre famiglie di Mosul vorrebbero abbandonare la zona ma non possono perché non possiedono i mezzi economici sufficienti ad andarsene”.

In Curia a Kirkuk si fa osservare come ora la situazione sia molto peggiorata rispetto ai tempi della dittatura di Saddam quando i cristiani in genere, ed i cattolici in particolare, erano rispettati e la loro libertà di culto pienamente garantita, nonostante il regime poliziesco che regnava nel paese. Questo anche e soprattutto perché nelle fila dei cristiani del Nord iracheno militava Tareq Aziz, ministro degli Esteri di Saddam e la cui vita, dopo la cattura, secondo alcune fonti sarebbe stata salvata anche grazie all’intervento del Vaticano.

Ora sembra che il nuovo governo, sempre più debole nel paese per la verità, voglia giustiziare in tempi brevi anche il vice di Saddam. ma le gerarchie cattoliche pare siano intenzionate ad impedire ciò in ogni modo.

Sicuramente però in Iraq il fondamentalismo islamico, che prima dell’intervento militare internazionale non esisteva, è oggi molto diffuso anche grazie ad un governo composto da forze eterogenee e nel quale alcune componenti pur professando fedeltà agli occidentali, sono da tempo attive fomentare gli scontri intestini tra sanniti e sciiti e tra islamici nel loro complesso e fedeli di altre religioni. L’intervento dei servizi segreti iraniani, infine, impegnati nel tenere alta la tensione nel Paese per impegnare le forze militari Usa distogliendole da eventuali propositi interventisti di Washington anche contro Teheran, rende la situazione ancor più complessa.

“La Polizia non ci protegge” la dura finale accusa di Sako che, d’altronde, non si risparmia neanche quando si tratta di criticare le forze armate occidentali che ritiene troppo acquiescenti rispetto alle richieste del governo e poco attente alla tragica sorte dei cristiani iracheni.

Lo stallo in cui versa la situazione irachena impedisce una qualunque soluzione al problema, anche perché sia le forze della Coalizione, sia il governo centrale esercitano un controllo del territorio del tutto relativo ed il pericolo di un ulteriore allargamento ulteriore del consenso per le formazioni integraliste è molto elevato.

I tempi in cui la forza multinazionale, dopo aver rovesciato il regime sanguinario di Saddam, propagandava la sua intenzione di “esportare” in tempi brevi una moderna democrazia di tipo occidentale tra Tigri ed Eufrate (ove una volta sorgeva la “ mitica” città di Nivive citata nella Bibbia) sono lontanissimi.

L’Iraq rimane un paese allo stremo, nel quale nessuno dei servizi primari, dalla scuola all’erogazione dell’elettricità, dal lavoro ad un sistema sanitario decente, è realtà.

Ora tra i tanti che soffrono per la situazione di violenza quotidiana che attanaglia il paese ci sono i cristiani che si uniscono attorno al loro Vescovo che di recente è tornato a Nivive, ma solo per consegnare nelle mani del governatore dell’Iraq del Nord una disperata richiesta d’aiuto.

Sergio Bagnoli

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