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Statali, Cisl e Uil firmano, Epifani sciopera

Autore: . Data: venerdì, 31 ottobre 2008Commenti (0)

Dalle parole ai fatti: dopo aver detto “chi se ne frega della Cgil”, ieri Brunetta ha firmato con le altre sigle il Protocollo sul contratto del pubblico impiego


La schizofrenia regna sovrana: qualche ora dopo aver sfilato contro il decreto Gelmini, Cisl e Uil hanno raggiunto con il ministro della Pubblica amministrazione Brunetta un accordo sul Protocollo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego.

Va ricordato che alcuni giorni fa – dopo che i tre sindacati confederali avevano precedentemente deciso un calendario di scioperi in protesta contro l’inadempienza del governo – Epifani aveva respinto al mittente quel Protocollo: perché il testo prevedeva un misero aumento in busta paga di 45 euro in due anni e non forniva alcuna risposta ai 57mila precari dei vari comparti pubblici.

Tra l’altro Brunetta, in qualità di capo del dicastero pagato dai contribuenti per far funzionare la macchina del Pubblico e regolare la condizione lavorativa di quattro milioni di suoi dipendenti, sa benissimo che senza l’accordo con la Cgil non si potrà raggiungere il 51% di assenso sindacale (obbligatorio per regolamento tra le parti, al fine di validare un’intesa) ad una qualsiasi piattaforma in alcun comparto dello Stato. Dunque Brunetta, favorendo la rottura, ha deciso di bloccare la contrattazione e proverà ad agire unilateralmente, con il sostegno delle altre sigle.

Non per questo il ministro si sottoporrà alle forche caudine di impiegati, vigili o infermieri: proverà a saltare il fosso “in base ad una legge da lui preparata – ha osservato Michele Gentile della Funzione pubblica Cgil – che gli consentirà di distribuire il 90% delle risorse a gennaio, come se il contratto fosse una cosa concessa”. Per dividere anche i lavoratori, oltre ai loro rappresentanti, inducendone alcuni ad accettare un po’ di soldi a fondo perduto, al di fuori della cornice dei diritti contrattuali.

Cisl e Uil sospenderanno dunque gli scioperi programmati a livello territoriale, mentre gli statali della Cgil aggiungeranno a quelle mobilitazioni lo sciopero generale, annunciato ieri sera dal segretario Podda per il mese di dicembre.

Per la cronaca, i leader dei due sindacati firmatari dell’accordo separato non le hanno mandate a dire: Luigi Angeletti (Uil) ha denunciato il “minoritarismo” della Cgil, mentre per Raffaele Bonanni (Cisl) il “no” di Epifani “rafforza l’opinione di taluni che in alcune decisioni pesano altri elementi”. Il che, tradotto dal burocratese, significa che il principale sindacato italiano sarebbe eterodiretto dal Pd.

Dal canto suo, Brunetta ha raggiunto un risultato insperato dopo che tre giorni fa, in un’intervista al ‘Riformista’, aveva commentato nel peggiore dei modi le critiche di Epifani a proposito del Protocollo: “Chi se ne frega della Cgil – aveva affermato – io ho il sostegno di Bonanni, Angeletti e Polverini”.

Qualche sprovveduto definì l’uscita del ministro della Pubblica amministrazione come una boutade: in realtà quella frase segnò una pesantissima involuzione nei rapporti con le parti sociali, prima ancora che un atto di solenne maleducazione nei confronti di un sindacato che conta cinque milioni e mezzo di iscritti.

Come spesso accade in questi frangenti, la toppa è stata peggiore del buco, visto che il portavoce di Brunetta, l’indomani, dettò alle agenzie di stampa una smentita che non smentì, spiegando che il ministro intese scherzare “all’interno di un ragionamento complesso”.

Quale riflessione (per di più “complessa”) ammetterebbe mai un insulto al principale interlocutore sociale? Ora, però, quell’interlocutore si è caricato sulle spalle l’onere di andare avanti da solo nella battaglia per i diritti.

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