cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » esteri, tu inviato
Regola la dimensione del carattere: A A

Belgrado e il premio Nobel per la Pace

Autore: . Data: lunedì, 13 ottobre 2008Commenti (0)

La decisione di assegnare il Premio Nobel a Martti Ahtisaari sta provocando di nuovo uno scivolamento verso la destra nazionalista della popolazione serba

La Serbia di nuovo si sta auto-isolando dall’Unione Europea: pronto un piano italo- romeno per consolidarne il cammino verso Bruxelles

Come era prevedibile la decisione di assegnare il Nobel per la Pace all’ex Capo di Stato finlandese Martti Ahtisaari, infaticabile mediatore Onu in occasione della crisi del Kossovo ed autore del ben noto piano di pace relativo che ha riconosciuto il diritto all’autodeterminazione della ex provincia serba, culla del cristianesimo balcanico, riconoscimento poi sfociato nell’indipendenza unilaterale proclamata da Pristina lo scorso 7 Febbraio, ha riaperto nella popolazione serba antiche ferite e riacceso vecchi odi che sembrava potessero essere a breve sopiti.

La recente vittoria, alle elezioni politiche serbe, del partito moderato e filo-occidentale del Presidente Tadic insieme alla speculare sconfitta del leader nazional- conservatore Vojislav Kostunica, che aveva basato la propria campagna elettorale sullo slogan “Il Kossovo è Serbia”, pareva poter affrancare una volta per tutte l’ormai piccolo stato slavo dai fantasmi del passato, ma ieri, camminando per le vie di Belgrado, la stragrande maggioranza della popolazione aveva già ricominciato a rifugiarsi nel proverbiale vittimismo balcanico ed accusava apertamente l’amministrazione Bush, e quindi gli Stati Uniti d’America, di aver tramato alle spalle di Belgrado e di aver costretto i giurati norvegesi a consegnare all’odiato Ahtisari il premio.

L’ex Presidente finlandese poi è figlio di immigrati norvegesi, si fa maliziosamente osservare a Belgrado e dunque i giurati, posto che contrariamente agli altri Nobel quello per la Pace viene assegnato ad Oslo, hanno giocato in casa.

Sino all’ultimo in ballo per il premio c’era anche la colombiana Ingrid Betancourt, ma alla fine ha prevalso la volontà di premiare un infaticabile mediatore, sempre alla ricerca di soluzioni pacifiche ai molti conflitti che annualmente insanguinano i quattro angoli del globo.

Affermare che il politico finlandese abbia conseguito il lusinghiero riconoscimento a causa della sua simpatia per le istanze albanesi, come assurdamente si afferma in Serbia, però vuol dire fare un grave torto ad Ahtisaari in quanto non si può dimenticare il suo esiziale contributo, correva l’anno 1990, all’indipendenza della Namibia dal Sudafrica dell’apartheid ed il suo decisivo aiuto alla soluzione del conflitto civile indonesiano nel 2005.

Nell’ultima settimana poi la Serbia ha ottenuto un’altra vittoria importante all’Onu, considerato che le Nazioni Unite hanno deferito la questione dell’indipendenza del Kossovo ai giudici della Corte Internazionale dell’Aja affinché ne valutino la legittimità.

Al “ Palazzo di vetro” a favore dei serbi hanno pure votato alcuni stati membri dell’Unione europea come Spagna, Slovacchia e Romania, da tempo restii a riconoscere l’indipendenza di Pristina. Pure nazioni come Italia e Gran Bretagna, che invece l’indipendenza del Kossovo l’hanno riconosciuta, nell’occasione hanno preferito astenersi e la loro decisione è stata decisiva per l’approvazione della mozione serba.

Roma e Londra così hanno cercato di non riacutizzare antichi odii che ancor oggi minacciano di gettare i Balcani nel caos, proprio ora che una soluzione pacifica è a portata di mano.

Due stati dell’Unione Europea come Italia e Romania infatti, durante il recente vertice intergovernativo di Roma, si sono poste come obiettivo quello di convincere Belgrado ad abbandonare per sempre le proprie posizioni revansciste ed iniziare un proficuo colloquio trilaterale con Pristina e Tirana al fine di assicurarsi il rispetto dei diritti della minoranza serba tuttora residente in Kossovo.

Intanto anche Macedonia e Montenegro hanno riconosciuto il neo staterello di etnia albanese. Belgrado ha reagito espellendo l’ambasciatore di Skopjie in Serbia e definendo il primo ministro montenegrino un delinquente giacché si trova sotto processo a Bari per contrabbando. La circostanza è vera ma il rischio che Belgrado si stia di nuovo isolando dal resto d’Europa, Russia esclusa, è forte.

Italia e Romania ora cercheranno di convincere le varie cancellerie dell’Unione Europea a convocare una conferenza interamente dedicata ai Balcani che obblighi i singoli stati della penisola ad abbandonare ogni velleità nazionalistica.

Sergio Bagnoli

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008