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Alla Lidl scioperare non conviene

Autore: . Data: mercoledì, 22 ottobre 2008Commenti (0)

Vessazioni e richieste di risarcimenti in una sede del discount tedesco. La Filcams Cgil di Trento accusa: “L’azienda vuole negarci un diritto costituzionale”. 

Offerte da capogiro, prezzi più che concorrenziali, spot pubblicitari che catturano il telespettatore prima del telegiornale: i clienti italiani vengono sospinti in ogni modo affinché  acquistino al supermercato Lidl, il discount tedesco con 16mila punti vendita nel nostro Paese.

Quello che i consumatori non sanno è come si comporta qualche filiale italiana della multinazionale con i propri dipendenti. La denuncia è della Filcams-Cgil (la categoria del commercio) di Trento e fa seguito allo sciopero avvenuto il 20 settembre nel supermercato del capoluogo.

Uno sciopero andato molto bene (del resto circa il 20% dei lavoratori del gruppo è sindacalizzato), proclamato per mettere in luce le presunte vessazioni e, più in generale, l’atteggiamento di arroganza imputato ai dirigenti aziendali nei confronti dei dipendenti.

I maltrattamenti, spiegano i sindacalisti, sono stati accertati in più di un’occasione, tanto è vero che il giorno dello sciopero persino i clienti avrebbero solidarizzato con i lavoratori in lotta. Normalmente, fanno sapere i delegati Filcams, l’incasso giornaliero si aggira attorno ai 45mila euro, mentre in quella circostanza nelle casse sono entrati meno di 2mila euro.

I rappresentanti sindacali raccontano anche che a Trento la maggioranza dei dipendenti è assunta con contratti part-time, per un salario di circa 700 euro al mese.

E gli stessi delegati denunciano più di un caso di mobbing nei confronti dei lavoratori, in un clima di ostilità diffusa. La Lidl, dal canto suo,  ha replicato denunciato un sindacalista Filcams (Roland Caramelle) insieme a due delegate sindacali per l’interruzione del servizio nel giorno dello sciopero, mettendone in discussione la legittimità, e ha anche chiesto ai tre sindacalisti un risarcimento di ben 74 mila euro, senza addurre particolari motivazioni.

“A nostro avviso – si legge in una nota diffusa dalla Lidl – la manifestazione non si è svolta seguendo le modalità definite dalla legge e per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno sottoporre la questione ai competenti organi giudicanti, affinché possano esprimere un loro parere”.

La replica di Caramelle non si è fatta attendere: “Ritengo – ha spiegato – che questo sia un grave atto aziendale finalizzato al tentativo di sopprimere dei diritti fondamentali dei lavoratori, quali il diritto di sciopero, il diritto a protestare contro i continui atti di arroganza di questa multinazionale ed evitare che la protesta si propaghi in altri punti vendita”.

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