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Una voce da Chiaiano

Autore: . Data: giovedì, 18 settembre 2008Commenti (0)

Ciruzzo, Borsetta, Don Vincenzo e molti altri. Si ritrovano ogni sera per parlare della discarica. E com’è per Alitalia sono vittime della disinformazione. Ignorati dai media. L’articolo di un lettore per “tu inviato”

Volevo raccontarvi la storia della discarica di Chiaiano, che è una storia ormai decennale, intricatissima, piena di colpi di scena, di improvvisi cambiamenti di fronte, di tentativi abortiti e di proteste popolari. Sulla scena si aggirano personaggi poliedrici, spericolati trapezisti capaci di salti mortali da un partito all’altro; oggi contrari e domani favorevoli. Falsi ambientalisti, falsi comunisti, falsi decisionisti, falsi preti, falsi presidenti di un falso parco naturale; mi ci perdo.

Due sole cose avverto come reali in questa vicenda: la presenza maleodorante di un fiume di soldi, che il potere utilizza per inquinare le coscienze e domare la protesta, e la resistenza accanita e indomabile della popolazione. Mi scopro inadatto a raccontare quei fatti che pure conosco bene: mi perdo in un groviglio di date e avvenimenti. Chiederò a qualcuno più adatto di me di farlo. Parlerò d’ altro. Parlerò di Ciro, dolce ragazzo sempre sorridente, che scorazza in motorino lungo il presidio e distribuisce volantini, che sorridendo urla ” ricchione ” a tutti gli uomini e manda baci a tutte le donne. Ciruzzo che lungo i cortei afferra il megafono e intona ” bella ciao “, intonatissimo nei suoni gutturali che, soli, riesce a pronunciare. Una compagna che non conosceva Ciro mi chiese durante l’ ultima manifestazione: < Ma cos’ è, un linguaggio cifrato, un codice ? > – < Ma no > le risposi < Non lo vedi ? è Ciruzzo ! > Vogliamo tutti bene a Ciro, dolce ragazzo di Marano che il potere vuole avvelenare.

Il ” presidio ” si trova alle spalle di una rotonda che anni fa il comune di Marano, lontano una trentina di chilometri dal mare, ebbe la strana idea di costruire a forma di nave. Tutti noi la chiamavamo naturalmente la “nave”. Il giorno stesso dell’ annuncio della costruzione della discarica, la ” rotonda della nave ” fu ribattezzata ” rotonda Titanic ” e i due cani di quartiere, che non avevano un nome, ” Selva ” e ” Presidio “. “

Borsetta ” è una signora anche lei molto dolce, che ad ogni appuntamento al presidio arriva puntuale con una borsa diversa, sempre emozionata e con l’aria stralunata, ad ascoltare attenta gli interventi del
prof. del Monaldi che cita il gramsciano ” pessimismo della ragione e ottimismo della volontà “, dei prof. Ortolani, De Medici, Forte, dei ragazzi di ” Insurgencia ” dall’aspetto truce e dalla faccia pulita. C’è don Vincenzo, ex operaio metalmeccanico Italsider, che si porta dietro l’ insulina e qualche volta la dimentica; ” Aristocrazia operaia ” si diceva una volta, e lo era. Era l’ aristocrazia di chi si batteva si per il salario, ma anche per le ” 150 ore “, per il diritto allo studio dei lavoratori, e pagava sempre di tasca propria. Poi don Vincenzo fu ” dismesso ” insieme alla sua fabbrica e all’ aristocrazia dei suoi operai, con la complicità di una sinistra stracciona, che cominciava ad interessarsi di assicurazioni, banche e operazioni finanziarie, e che oggi finge di interrogarsi sulle ragioni della disfatta.

A tutto questo pensavo mentre navigavo ( si fa per dire ) sulla mia barchetta di quattro metri quattro, motore 7.5 cavalli di potenza, nel golfo di Pozzuoli, al largo di Baia dove decise di finire i suoi giorni l’imperatore Adriano, osservando adagiate sui fondali della “città sommersa”, vasche da bagno, motorini e un grosso tamburo sfondato. E pensavo che la polizia aveva brutalmente caricato il 23 maggio, a manganellate, calci e spintoni, Ciruzzo, Borsetta, i professori e don Vincenzo, mentre “Selva” e “Presidio” abbaiavano terrorizzati perchè non capivano le ragioni di quella violenza contro chi pacificamente presidiava la ” rotonda Titanic”. E pensavo che comunque vada a finire questa vicenda, la gente del ” Presidio ” costituirà un esempio di solidarietà, di vicinanza e di esercizio della democrazia. Si, al presidio si pratica la democrazia. E in questo paese disastrato, appiattito e spaventato, sapere che esiste un posto dove la gente non si arrende e crede ancora nella democrazia spaventa il potere.

Antonio Emma

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