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Telefonare sarà più caro

Autore: . Data: venerdì, 5 settembre 2008Commenti (0)

Quanto ci costa

Altroconsuno, una delle più grandi associazioni di consumatori italiane, ha prodotto una accurata indegine sulla variazione delle tariffe telefoniche previste per ottobre da Tim e Vodafone.

Vodafone farà scattare i cambiamenti dal primo del mese prossimo, Tim dal nove. Vediamo in dettaglio cosa ha scoperto l’associazione.

Alcuni vecchi piani tariffari di Tim, Tim Club, Unica e ZeroScatti, diventeranno più cari, con aumenti tra il dieci e il venti per cento.

Per Vodafone il discorso è più complicato ed è difficile capire quali siano le novità. Le informazioni sono diaponibili solo a queli clienti ai quali sarà imposta la variazione. In ogni caso, Altroconsumo ha scoperto che lo scatto alla risposta aumenta a 16 centesimi, uno dei più alti tra tutti i gestori. Poi la giungla delle condizioni di uso si è ulteriormente complicata e secondo l’associazione “alcune tariffe al secondo sono state convertite in tariffe a scatti e tariffe a scatti sono state convertite in tariffe con singolo scatto più costoso”.

L’effetto produrrebbe, con alcuni piani tariffari,effetti fortemente penalizzanti per i clienti.  Scrive Altroconsumo: “Nel caso in cui si faccia una telefonata breve nella fascia di punta con il piano Vodafone Sera (attualmente Sera Ricaricabile in Euro), il costo della telefonata raddoppia. Questo è un piano con tariffa agevolata nelle ore serali e quindi chi ce l’ha tende a chiamare poco nelle ore diurne e magari con telefonate brevi: la tariffazione a scatti rende queste telefonate quelle per cui gli utenti avranno l’aumento maggiore”.

Una persona che fa quindici telefonare alla settimana della durata di un paio di minuti spenderà, in media, dai 49 agli 83 euro in più all’anno, a seconda del contratto stipulato.

Si legge nell’indagine: “Chi ha Tim Club, Tim Unica e Tim ZeroScatti spenderà annualmente 49, 08 euro in più; chi ha Tim Unica New 55,08. Sul versante Vodafone, gli utenti con Vodafone 4You spenderanno 62,40 euro in più all’anno; quelli di Vodafone Sera 66,72; quelli di Vodafone Italy 83,40″.

A commento dell’intera vicenda, Atroconsumo, valutando l’operato di Tim, sostiene: “Assolutamente da criticare poi il modo con cui i due operatori hanno comunicato il cambiamento. Tim ha inviato un semplice sms a ciascun cliente; sul sito sono comunque disponibili i dati di tutte le vecchie tariffe ed è possibile verificare vecchie e nuove condizioni. Il sito dichiara che è possibile cambiare piano gratuitamente ed esercitare il diritto di recesso Fin qui tutto bene: peccato che non si dica esplicitamente se è possibile ottenere il risarcimento integrale del credito residuo, né se il risarcimento verrà garantito anche in caso di portabilità del numero ad altro operatore”.

In riferiemento all’altro gestore, l’associazione aggiunge: “Molto più grave, come già accennato, il comportamento di Vodafone. Chi non è coinvolto dalle modifiche non ha alcun modo di raccogliere informazioni, nemmeno via internet, quindi non c’è la minima trasparenza né nei confronti del mercato né degli stessi utenti. Dalle pagine web dedicate (a cui comunque può accedere solo l’utente che ha quello specifico piano tariffario) sembra emergere anche che i cambiamenti sono minimi o addirittura che le tariffe migliorano rispetto al passato”.

Altroconsumo ha già inviato un esposto all’Autorità per le comunicazioni e all’Antitrust per denunciare il comportamento assolutamente lesivo degli interessi dei consumatori da parte dei due operatori principali di telefonia mobile sul mercato italiano. “Le due aziende – si legge nell’indagine -hanno messo in atto pratiche commerciali scorrette ed esercitano un abuso di posizione dominante. Chiediamo un rinvio della data in cui le rimodulazioni dei piani saranno effettive, fino a che entrambi gli operatori non garantiranno un cambiamento di piano tariffario senza alcun costo per il cliente e la possibilità di passare da un operatore all’altro in tempi ragionevoli con il proprio numero telefonico e con la garanzia di restituzione integrale del credito residuo”.

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