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Il petrolio scende, la benzina mai

Autore: . Data: mercoledì, 3 settembre 2008Commenti (0)

Cala il prezzo del petrolio sui mercati internazionali, ma quello dei carburanti alla pompa resta sempre uguale. Ed è polemica.

A luglio un barile di petrolio costava ancora circa 150 dollari mentre ieri, 2 settembre, il prezzo sui mercati si aggirava intorno ai 109 dollari, contenendo i timori di crescita improvvisa legati all’uragano Gustav e alle sue possibili ripercussioni sugli stabilimenti produttivi nel Golfo del Messico. Eppure secondo Federconsumatori i prezzi della benzina, che dovrebbero ragionevolmente attestarsi sotto quota 1,40 euro il litro, continuano a restare intorno a 1,47-1,48 euro, evidenziando l‘esasperata lentezza con cui i prezzi diminuiscono a fronte della grande rapidità degli aumenti.

Nella sua nota Federconsumatori denuncia un “sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro” e spiega:“Questi centesimi di euro, bastano per fare il “pieno”, non di carburante, ma di guadagno da parte di chi opera nella filiera. Infatti, le compagnie petrolifere, “vessate” dalla Robin Tax, guadagnano in questo modo “appena” 315 milioni di Euro al mese. Come al solito, a farne le spese, saranno sempre e solo i cittadini, che, per i carburanti, subiranno ricadute di 7 € al mese, pari ad 84 € all’anno“

Puntuale la replica dell’Unione Petrolifera che, in una nota, si interroga “su quali basi e con quali criteri Federconsumatori affermi che oggi sulla benzina esisterebbe un sovrapprezzo di 7-8 centesimi di euro al litro. Dal 1° agosto, infatti, il prezzo industriale della benzina si è mosso coerentemente con la discesa delle quotazioni del prodotto raffinato…”. Il comunicato prosegue sottolineando che le quotazioni del greggio scontano il maggior valore del dollaro nei confronti dell’euro. Una spiegazione che lascia interdetti, considerando che solo qualche settimana fa il rincaro dei prezzi del barile di greggio veniva imputato alla forza eccessiva dell’euro sul dollaro.

A gettare “benzina sul fuoco” delle polemiche, scrive la pubblicazione specializzata Quotidiano Energia, ci si mettono anche le associazioni dei gestori che, in un comunicato congiunto di Faib, Fegica e Figisc, accusano una delle società petrolifere, la Tamoil, di voler “scaricare a settembre la Robin Tax sui gestori” avendo dato disdetta degli accordi che regolano i rapporti economici-contrattuali tra l’azienda e i gestori stessi. Dal 15 settembre, infatti, i gestori potranno fissare liberamente e senza “tetti massimi” i prezzi sui loro impianti: ciò significa che, se la Compagnia ridurrà i margini ai gestori per recuperare il costo della Robin Tax, ai titolari degli impianti non resterà che alzare i prezzi, rischiando di perdere clientela in favore della concorrenza.

E se la polemica finora era rimasta confinata agli addetti del settore, le parole pronunciate oggi dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta durante la trasmissione Omnibus, in onda su La7, rischiano di aprire un nuovo capitolo: «Non ci può essere asimmetria temporale tra aumenti e riduzioni della materia prima e del prezzo finale: qualsiasi giustificazione è un imbroglio».

Resta da vedere se alle parole seguiranno i fatti e se il governo prenderà provvedimenti in materia.

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