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La Guzzanti, il Papa, Alfano e i “diavoloni”

Autore: . Data: sabato, 20 settembre 2008Commenti (0)

Il ministro “salva” la comica? E su tutto regna l’effetto propaganda.

“Alfano salva la Guzzanti”, “Alfano perdona la Guzzanti”, “Alfano grazia la Guzzanti”.

Così hanno titolato ieri la maggior parte dei giornali che hanno dedicato una parte del loro spazio alle parole pronunciate dal ministro della Giustizia Angelino Alfano in un intervento all’Università Cattolica di Milano, dove ha informato di non aver concesso ai magistrati di Roma che l’avevano chiesta l’autorizzazione a procedere contro la comica Sabina Guzzanti per l’intervento relativo al Papa fatto durante una recente manifestazione a Piazza Navona.

Secondo le agenzie di stampa Alfano ha detto:

“Ho deciso di non concedere l’autorizzazione a procedere conoscendo lo spessore e la capacitá di perdono del Papa che prevale sulle offese e soprattutto perchè credo che la stagione delle riforma imponga di spegnere i fuochi e non di appiccare nuovi incendi”.

La notizia ha rapidamente fatto il giro delle agenzie, poi dei portali internet, dei notiziari radiofonici, dei telegiornali e infine, ieri, dei giornali. In pochi hanno sentito il dovere di raccogliere un commento della diretta interessata, Sabina Guzzanti – in molti hanno preferito sentire il padre, senatore di Forza Italia – altrimenti la notizia stessa sarebbe stata sgonfiata.

Così come sarebbe accaduto nelle settimane scorse quando era stata comunicata la richiesta di procedere contro la comica per il presunto reato di “vilipendio di un capo di Stato”.

“La denuncia non stava in piedi non è un reato perseguibile e avrebbe prodotto solo una figuraccia mondiale sia al governo che al papa” scrive, in risposta ad Alfano, Sabina Guzzanti sul suo blog in un ‘post’ pubblicato ieri alle 16:13.

In un altro messaggio, intitolato ‘responso’ e inserito venerdi scorso 12 settembre alle 23:45, la stessa Sabina Guzzanti spiega meglio e rivolgendosi ai suoi ‘fan’ e ai suoi lettori sulla richiesta di incriminazione scrive:

“Allora ho parlato con l’avvocato e a quanto pare il reato di vilipendio al papa di fatto non esiste. I patti lateranensi firmati da mussolini sono stati aggiornati da craxi e nella sua versione l’articolo che equipara il papa al pres (presidente, ndr) della rep (repubblica, ndr) non c’è e va quindi inteso come abolito.

inoltre è stato pure abolito un articolo riguardo all’offesa di un capo straniero. perchè questa montatura dunque? tutti a scrivere, punibile da uno a cinque anni, quando con ogni probabilità è un’accusa che non va da nessuna parte?”

Dopo essersi interrogata sul “perché?” quindi della scelta di procedere, la Guzzanti scrive:

“(…) sicuramente anche per dare una notizia di punizione anziché dover scrivere che la carfagna non ha ancora querelato al contrario di quello che dichiara ai giornali. vi ricordate i titoli a 5 colonne, la carfagna di qui e di là? scandalo, intollerabili offese? invece niente perché non le conviene e non le conviene perché come sanno i direttori dei giornali meglio di me, nelle cui mani a quanto so sono passate le trascrizioni delle intercettazioni, quello che ho detto è provabile e la mia e nostra rabbia e indignazione di conseguenza  più che legittime”.

Esattamente una settimana prima dell’annuncio del ministro Alfano, la Guzzanti scrive quindi

“(…) poi probabilmente visto che l’esperienza dell’8 luglio è servita a fare venire allo scoperto tutte le peggiori intenzioni della nostra classe dirigente, il disegno è quello di mostrarsi ancora fintamente tolleranti, perdonandomi e difendendomi quando in realtà ho ragione da vendere e non sono affatto minacciata.

qualora insistessi, e insisterò, agli occhi dell’opinione pubblica verrò presentata come una recidiva ingrata.

(…)

per tanto mi auguro vivamente di essere processata e diffido chiunque dal perdonarmi non avendo mai avuto un solo dubbio sull’opportunità e l’importanza di dire quello che ho detto in quella piazza in questo momento storico”.


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