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L’11 settembre della coesistenza

Autore: . Data: giovedì, 11 settembre 2008Commenti (0)

Oggi è l’11 settembre, sono passati sette anni dalla strage delle ‘Torri gemelle’ ed il mondo non è più lo stesso. Da allora analisi, investigazioni, recriminazioni ed accuse si sono mescolate alla crescita esponenziale del terrorismo. E’ stata intelligente la risposta americana?

In Italia arrivava il pomeriggio quando improvvisamente le trasmissioni televisive si interruppero e comparvero sugli schermi le immagini del fuoco e della devastazione del World Trade Center. La storia la conoscono tutti, come tutti sanno quanto si sia discusso alla ricerca della verità sulla vicenda.

Non cercheremo di trovare una risposta che forse non si troverà mai. E neppure vogliamo aggiungere illazioni alle migliaia di ipotesi che circolano sull’argomento.

Un fatto banale è rilevato da molti: da allora il terrorismo è cresciuto nel mondo. Vero, anche su questo le parole si sono sprecate. Tuttavia, nonostante l’ampiezza del dibattito, l’opinione pubblica non ha compreso la pericolosità della ‘risposta militare’ all’integralismo islamico.

La religione musulmana è praticata da un miliardo e mezzo di abitanti del pianeta, dal Tigri e dall’Eufrate alle lontane terre immerse nell’Oceano Indiano. Un interminabile elenco di lingue, dialetti, esperienze storiche ed umane, in gran parte unite dalla conoscenza dell’arabo, la lingua del Corano.

Popoli diversi uniti nel popolo del Profeta, antichi ed in alcuni casi coltissimi. Insomma dei protagonisti della storia dell’umanità.

Cinque minuti dopo l’attentato da New York al resto degli Stati Uniti cominciò la caccia all’arabo, all’islamico, a chi apparteneva a quella religione. Quella caccia si è diffusa nel mondo e sembra non finire più.

Eppure in quel miliardo e mezzo di persone gli integralisti sono una minoranza esigua, forse numericamente equivalente agli omologhi folli che dietro l’uso improprio della parola Cristiano si agitano negli Stati Uniti o in Europa per ‘difendere’ la razza bianca dal pericolo ‘negro’ o degli ‘stranieri’.

In Italia è nelle sciocchezze propagandate da individui che si portano sempre dietro qualcosa di verde, perchè non avendo identità debbono cercarne una artificiale. Dopo essersi inventati una regione che non esiste, la Padania, confuso la cultura celtica con l’ignoranza geografica, non tenuto in conto l’origine indoeuropea di quelle antiche tribù  e dimenticata l’immensità della storia greca e latina, questi cittadini ‘semplici’ hanno cominciato a gridare contro le moschee, le donne col velo, il Ramadan, forse addirittura il kebab. Riuscendo a coinvolgere in questa follia anche chi semplicemente ha paura del mondo che cambia e non riesce ad adattarsi.

Così la politica dell’ammistrazione Bush ha attraversato l’oceano, non solo bombardando in Afghanistan le stesse organizzazioni che aveva armato alcuni anni prima, alla ricerca dell’ex ‘collaboratore’ Bin Laden e uccidendo migliaia di civili senza responsabilità o trasformando un Paese nel quale non c’era un solo terrorista in un posto nel quale i terroristi sono di casa, l’Iraq, ma dando respiro al razzismo idiota di organizzazioni di ogni tipo.

Per esser chiari, i signori della guerra talebani e non, il regime di Saddam Hussein non trovano motivi per essere giustificati. In nessun modo, ma il punto è un’altro: l’azione criminale che ha portato ad uccidere centinaia di persone l’11 settembre si è o no giovata della risposta americana?

Per noi si. Perchè da quel giorno, come abbiamo scritto, il terrorismo si è esteso e rafforzato. Non solo, per strade tortuose ‘l’integralismo occidentale’ ha fatto proseliti, scatenando una logica di discrimanazione razziale pericolosissima per il mondo globalizzato.

L’esempio, per noi italiani, è appunto nella crescita della Lega Nord, non solo movimento ‘politico’, ma anche generatore di modi di pensare ed agire che tendono a produrre gerarchie razziali e religiose. Modello poi assunto anche da altri partiti, persino nello schieramento opposto.

Insomma, l’11 settembre, perchè possa render giustizia alle sue vittime, uomini e donne di ogni razza che lavoravano in quei grattacieli di lower Manhattan, dovrebbe essere il giorno della coesistenza, dell’integrazione, del rispetto reciproco. Diventare l’unica arma che può vincere contro tutti i terrorismi, il vivere insieme.

Ai sostenitori dei ‘pugni di ferro’, delle ‘guerre umanitarie’, della ‘democrazia esportata’ va ricordato che gli integralisti con queste balzane teorie si moltiplicano.

Mentre agli avversari, a quelli che comprendono il valore della diversità, andrebbe suggerito di non parlar più di ‘tolleranza’, perchè non si tratta di accettare qualcuno o qualcosa che arriva da lontano, ma di imparare a viverci affianco, meglio allora la ‘coesistenza’.

Ecco per InviatoSpeciale cos’è quell’11 settembre del 2001.

Roberto Barbera

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