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Il petrolio impazzito, la benzina pure

Autore: . Data: martedì, 23 settembre 2008Commenti (0)

Cresce di nuovo il prezzo del greggio. Però guardando al passato si scoprono cose interessanti, dai ricavi dei petrolieri all’accisa sulla guerra d’Abissinia. Un mercato fuori controllo.

In questi ultimi mesi l’oscillazione del prezzo del barile di petrolio è stata costante. L’effetto sulla benzina, invece, rimane standard e il costo di un litro di verde, quando la materia prima è meno cara, produce utili ancor più elevati alle compagnie petrolifere.

Per calcolare il valore della benzina si debbono tener conto di quattro elementi: il prezzo della materia prima (il greggio), i costi di raffinazione e trasporto (che contengono anche gli utili per i petrolieri), l’iva e le imposte sulla fabbricazione, dette accise.

Sulle accise InviatoSpeciale ha trovato un’interrogazione al ministro per le Attività produttive fatta dall’on. Andrea Annunziata nella XIV legislatura, per essere precisi il 17 marzo del 2004. Da allora è passato molto tempo, ma le considerazioni del parlamentare sembrano attualissime.

Annunziata sostenne allora che “il prezzo della benzina è ormai insostenibile per i cittadini italiani e per la competitività del nostro sistema produttivo. Mentre per gli altri paesi europei l’impennata del petrolio rappresenta solo un ostacolo lungo la strada virtuosa del contenimento del costo della vita, per l’Italia, invece, si è rivelata, sotto questo aspetto, un serio problema. Infatti è facilmente prevedibile il rincaro delle bollette di luce e gas, che, con il riscaldamento, incidono per il 3,3 per cento sul calcolo del carovita”. Un discorso che sembra pronunciato stamattina.

Poi il parlamentare fornisce una serie di dati che lasciano sconcertati. Anche se tutti i cittadini italiani sanno che le tasse incidono sul prezzo del carburante, Annunziata fornisce un elenco interessante delle accise.

Ecco cosa disse: “E` stato calcolato che il 70 per cento del costo di un litro di benzina verde è costituito da accise ed imposte alcune delle quali risultano davvero sconcertanti, come ad esempio: 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935; 14 lire per la crisi di Suez del 1956; 10 lire per il disastro del Vajont del 1963; 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966; 10 lire per il terremoto del Belice del 1968; 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976; 75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980; 205 lire per la missione in Libano del 1983; 22 lire per la missione in Bosnia del 1996; 39 lire (0,020 euro) per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. Il tutto per un totale di 486 lire, cioè 0,25 euro”.

Abissinia, Suez, Vajont, alluvione di Firenze, ecc? A causa di una enorme mole di lavoro, i diversi governi in tutti questi anni non si debbono esser resi conto che le quasi due lire per la guerra di Abissinia con difficoltà risulteranno accettabili per i consumatori, ma per fortuna nessuno si ricorda di farlo sapere e così la tassa rimane. Solo per citare l’antica impresa coloniale.

Naturalmente l’Iva è calcolata sul prezzo unitario accise comprese, così che risulta una tassa sulle tasse.

Per ricapitolare, considerando un litro di benzina verde al prezzo di 1,40 euro, il prodotto reale costa 45 centesimi, ovvero il 35 per cento del totale.

Se si valuta l’andamento del prezzo del barile e il costo di un litro di verde si notano diverse anomalie.

L’11 luglio di quest’anno un barile valeva 142 dollari. L’unità di misura equivale a 159 litri, circa 0,585 euro per litro. Mentre il prezzo indistriale è stabilito a 0,710 euro nei distributori arriva a 1,528. L’utile per le compagnie petrolifere, in questo modo, era di 0,125 euro al litro.

Il primo settembre il barile scende da 142 a 107, ben 35 dollari. Il prezzo industriale, di conseguenza, si abbassa a 0,648 euro. Ma i distributori continuano a vendere a 1,454 al litro. Il margine di guadagno per i petrolieri, che a maggio era di 0,125 euro per litro, sale a 0,182. Miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Sebbene il greggio è sceso del 20,37 per cento, il prezzo industriale è calato solo dell’8,71.

Poichè di conseguenza è scesa anche l’Iva, il prezzo al consumo a settembre è inferiore del 4,85 per cento. Eppure gli utili per i produttori è maggiore del 46,6 per cento.

In una situazione anomala, che alcuni osservatori addebitano allo scarso controllo delle autorità preposte ed altri alla ‘robin tax’, che i petrolieri avrebbero immediatamente scaricato sulle tasche dei consumatori.

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