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Il Barnum contro Alitalia

Autore: . Data: venerdì, 19 settembre 2008Commenti (1)

L’abbandono della cordata ha scatenato l’informazione italiana: i “kamikaze” in festa. Come al solito le cose sono diverse, ma nessuno se n’è accorto o non vuole farlo.

Nel pomeriggio di ieri, alla fine, quello che appariva chiaro da tempo è successo: Cai ha ritirato l’offerta di acquisto per Alitalia. Nel piazzale antistante il varco per il personale dell’ areoporto di Fiumicino c’erano un migliaio di lavoratori della compagnia ed un numero imprecisato di giornalisti. Gran parte di loro giovani, pochissimi in grado di districarsi nella complessa materia del trasporto aereo.

Quando, poco dopo le 16, la decisione della Cai è stata battuta dall’agenzia Radiocor qualche telefonino ha squillato e la voce ha cominciato a circolare. Giorni di tensione, paura, disperazione si sono materializzati all’improvviso in uno strano, contraddittorio sollievo. La cordata di imprenditori aveva proposto un ‘contratto’ non solo oneroso finanziariamente, ma molto pesante per orari, riposi, ferie, diritti dei lavoratori.

Così quando un sindacalista ha reso ufficiale la notizia, d’istinto questo popolo di avieri ha sentito sollievo ed applaudito. Subito dopo lo stesso sindacalista ha aggiunto: “Non diamo l’impressione di essere contenti per il ritiro della Cai, perchè non è così, la situazione rimane molto seria e nei prossimi giorni dovremo far di tutto per trovare delle soluzioni” ed un altro applauso è arrivato, come il primo.

Nella postazione improvvisata a pochi metri da lui, il giornalista di una televisione cominciava il suo servizio con le parole: “Un boato di soddisfazione ha accolto la notizia del ritiro…”

Stava cominciando un altro incubo per questa gente, non solo abbandonata dalla politica e indicata al Paese come una mandria di inetti privilegiati, ma adesso diventati anche idioti e temibili festeggianti sfascisti.

Da quel momento l’informazione italiana ha mescolato la cronaca dal palazzo con il tormentone dei lavoratori contenti per un possibile crack dell’Alitalia.

In quella manciata di secondi non solo il destino dei dipendenti della compagnia di bandiera si è fatto più cupo, ma ancor di più la possibilità per i cittadini di ricevere un’informazione corretta. Il Barnum della disinformazione aveva assunto un nuovo giocoliere.

In quel piazzale, per almeno tre ore, quella gente ha continuato a parlare, a discutere, a prefigurare possibili scenari, ma la pattuglia dei giornlisti cercava quello che voleva, guardava quello che voleva vedere, raccontava una storia che non c’era.

Il gioco prosegue, al massacro. In una poco comprensibile alleanza tra media e governo, per battere la grancassa della reponsabilità dei kamikaze sindacali, finalmente riuscendo a colpire anche la Cgil (il vero obiettivo di Berlusconi), i cartelli interni e i fannulloni.

Volendo cercare un’altro angolo per inquadrare la vicenda Alitalia si potrebbero dire alcune altre cose.

L’atto costitutivo della Cai contiene in se alcuni elementi interessanti. La società Cai srl è stata costituita nel settembre del 2004, poi, dopo una modifica dello statuto avvenuta a fine agosto 2008, sono entrati i protagonisti della cordata, versando 10mila euro ciascuno, fino a raggiungere 160mila euro di capitale sociale.

La Società (statuto - visura)nasce per occuparsi della commercializzazione di filati, solo dopo atterrerà nell’aviazione civile. Nulla di male è abituale recuperare società dormienti e risparmiare le spese ed il tempo per la costituirne una nuova. Tuttavia, per una volta, anche noi vogliamo fare un’illazione.

E’ credibile che alcuni dei più importanti imprenditori italiani ed una banca, nell’intenzione di comperare la più importante compagnia aerea italiana, si cimentino nell’impresa utilizzando una scatola dimenticata, una ‘srl’ e versando solo diecimila euro ciascuno?

A prescindere da tutto, questo piccolo elemento davvero mostra una granitica volontà di fondare una moderna, competitiva ed autorevole azienda operante nei cieli di tutto il mondo? La domanda non ha risposta, la nostra è una interpretazione più prossima alla psicoanalisi che alle complicate logiche dell’industria e della politica, ma la portiamo con noi, insieme ai tanti dubbi che segnano la strana vita di Alitalia.

E se il gioco fosse stato scandito dall’approssimazione fin dal’inizio? Se la volontà di una cordata italiana espressa dal premier durante la campagna elettorale per mettere in crisi il governo Prodi anche sul terreno dell’accordo con Air France-Klm, a scrutini avvenuti, avesse trovato il vuoto e nessuna ipotesi seria da realizzare? Se dopo innumerevoli pressioni gli uomini di Berlusconi avessero insieme a Intesa Sanpaolo (da tempo Passera era interessato all’Alitalia)  trovato un piccolo e svogliato spiraglio per evitare al presidente del consiglio una debacle? Se quella strana armata Brancaleone, senza possedere un vero studio di fattibilità e un minimo di piano industiale avessero cominciato a metter su l’offerta giorno per  giorno, senza idee chiare? Se il corso degli avvenimenti avesse preso una piega imprevista e difficoltà inaspettate?

Sarebbe più chiaro il perchè il piano industriale non si sia mai visto. Sarebbe più compresibile il perchè le dichiarazioni sul futuro della compagnia sono sempre sembrate approssimative per gli specialisti del settore. Sarebbe evidente che l’unico modo possibile per stringere la trattativa era saltare la discussione sull’assetto di Alitalia e passare subito al contratto.

Col contratto, con la discussione nel merito delle retribuzioni e dell’organizzazione aziendale si poteva comunque raggiungere un risultato: rompere l’unità sindacale, far comparire un modello di contrattazione nuovo, da trasferire in futuro alle altre categorie e cominciare a pressare la Cgil, l’osso duro con dentro la Fiom, per consentire a Confidustria di ‘modernizzare’ secondo i suoi intendimenti il mercato del lavoro italiano. Nessuno poteva seriamente credere che il sindacato di Epifani avrebbe potuto accettare alcuni punti contenuti nelle proposte della Cai.

C’era poi l’esposizione (presunta) di Airone verso le banche ed allora la compagnia in forte crisi si poteva ‘salvare’ infilandola nella scatola Alitalia. Perchè non provarci?

Insomma, se questo Paese invece che in mano a geniali generali fosse in mano a generici costruttori del carpe diem?

Nessuno ha la risposta, ma le parole del segretario generale della Cgil permettono l’esistenza di un dubbio: “Non ho mai visto una trattativa in cui c’è stato un ultimatum al giorno e tra un ultimatum e l’altro non si è mai lavorato sui punti importanti che andavano affrontati”.

Avremo modo di continuare a scrivere, la partita non è chiusa. Ma oggi, mentre ovunque si parla della pericolosità dei sindacati aziendali e della Cgil, a noi è venuto in mente di capire quali siano le capacità del governo e degli imprenditori italiani. Non siamo affatto sereni, specialmente quando il ministro Tremonti ci avverte che la crisi “potrebbe aggravarsi”.

Siamo preoccupati per i ventimila lavoratori di Alitalia, ma anche per l’Italia intera.

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Commenti (1) »

  • antonelladm ha detto:

    grazie per la totale lucidità con cui è trattato questo argomento, dote più unica che rara.

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