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Gheddafi…’Nato’ per parlare

Autore: . Data: mercoledì, 3 settembre 2008Commenti (0)

In un discorso pubblico il ‘colonnello’ libico svela alcuni contenuti dell’accordo storico siglato con Silvio Berlusconi e taciuti dal governo italiano ed inizia la polemica.

Presentato da tutti gli organi di informazione nazionali come un grande successo del premier italiano Silvio Berlusconi, l’Accordo Italia-Libia, con cui l’Italia si impegna a versare 5 miliardi di dollari in 25 anni alla Libia, con lo scopo di finanziare sul territorio libico la costruzione di infrastrutture, rivela un retroscena inquietante. Inoltre, il fatidico Accordo servirebbe a intensificare la collaborazione nella lotta contro le organizzazioni criminali dedite al traffico degli esseri umani e allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, attraverso l’organizzazione di pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche.

Nessuno si sarebbe aspettato che il leader libico Muammar Gheddafi, in un discorso tenuto domenica a Bengasi, in occasione del 39esimo anniversario della Rivoluzione, avrebbe svelato che al punto 4 dell’Accordo (firmato sabato a Bengasi da Berlusconi e Gheddafi) l’Italia si è impegnata a non usare e soprattutto a non concedere l’uso delle basi sul suo territorio alla Nato e agli Stati Uniti, nell’ipotesi di una futura aggressione contro la Libia.

Nel discorso, diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale libica Jana,  in particolare Gheddafi sottolinea che sono servite “lunghe discussioni perché l’Italia avrebbe voluto impegnarsi solo a non compiere aggressioni contro la Libia”. I negoziatori libici, invece, “ribattevano che questo non è abbastanza, memori dell’attacco dell’86 contro i territori libici, partito proprio dall’Italia”.

Nel sottolineare l’insistenza dei libici per includere nel testo l’articolo “4”, Gheddafi ha precisato che i libici lanciarono due missili Scud su Lampedusa per ritorsione contro l’attacco degli americani che usarono proprio Lampedusa per sferrare l’attacco. Ciò di cui i libici volevano essere sicuri, ha sottolineato Gheddafi, era che “né l’America né la Nato avrebbero usato basi in Italia contro la Libia”.

L’Italia ha accettato dopo che la Libia ha minacciato di non chiudere l’accordo, specificando che altrimenti le relazioni tra i due Paesi sarebbero state ostili. Per la precisione, l’articolo “4” recita così: “Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non usa e non permette di usare i suoi territori contro la Libia per ogni eventuale aggressione contro la Libia, e la Libia non userà o permetterà di usare il suo territorio per ogni atto ostile contro l’Italia”.

Gheddafi ha poi aggiunto “che, nel 1986, la Sesta flotta americana prese parte all’aggressione contro la Libia, specialmente contro la città di Bengasi. I jet che bombardarono l’aeroporto Bnina erano della Sesta flotta, che ricevette ordini dalla base Nato di Napoli e fu diretta con i radar da una stazione nell’isola di Lampedusa, 300 chilometri a largo delle coste libiche”. Il leader libico ha voluto sottolineare “che l’aggressione è partita dall’Italia”. “Allora – ha proseguito – gli  italiani durante le trattative per la firma dell’Accordo osservarono che l’esercito era americano, e che l’Italia è membro della Nato”. L’Alleanza atlantica, ha proseguito il leader libico, “è guidata e dominata dall’America. Gli Usa presero parte all’attacco e furono assistiti dalla Gran Bretagna. I jet partirono dalla Gran Bretagna, dall’America e dalla Sesta flotta che partì dall’Italia”.

Insomma, per convincere gli italiani a inserire l’articolo 4 nell’Accordo, ha confessato il colonnello Gheddafi, “abbiamo detto che la questione non era chiusa e che noi non avremmo mai perdonato l’Italia per quello che aveva fatto contro di noi”. E’ a questo punto che Berlusconi avrebbe dato l’ok. E pensare che credevamo di averlo noi “il grande Comunicatore”.

In merito alla rivelazione di Gheddafi, Palazzo Chigi fa sapere in una nota che “il trattato tra l’Italia e la Libia, come è ovvio, salvi tutti gli impegni assunti precedentemente dal nostro Paese, secondo i principi della legalità internazionale”. Purtroppo non si spiega nei dettagli come questo sia possibile. Ora resta da capire se si può mentire a Gheddafi, facendogli controfirmare un accordo definito storico da tutti i media, e poi tirarsi indietro. Stando così le cose, l’Italia avrebbe firmato un accordo con la Libia, promettendo di tenere fede a un patto che viola palesemente la legalità internazionale.

Prima che Gheddafi rivelasse l’esistenza del misterioso articolo 4 dell’Accordo, il ministro degli Esteri italiano dichiarava: “E’ evidente che la sorte degli italiani che furono cacciati dalla Libia nel 1970 noi non l’abbiamo affatto ignorata e, a partire dalla data della firma dell’accordo italo-libico, cioè il 30 agosto, il diritto di reingresso ovvero il visto per rientrare nel Paese, sarà immediatamente concesso a quegli italiani cui era stato tolto”. Inoltre, Frattini ribadiva l’intenzione dell’Italia ad aprire un tavolo di negoziato con la Libia, che per la prima volta ha mostrato disponibilità a rimborsare, almeno parzialmente, i crediti per i quali non si può esibire documentazione certa: credo che la Libia debba pagare anche questi crediti”.

Non pago delle sue dichiarazioni, Frattini ha detto ancora, in un’altra intervista, “che il trattato firmato il 30 agosto prevede per gli italiani che hanno subito la confisca nel 1970, la possibilità di tornare in Libia e di sedersi ad un tavolo negoziale della Farnesina per trattare con la Libia i loro crediti”. “Il ministro è confuso”, ha replicato Giovanna Ortu, presidente dell’associazione Rimpatriati dalla Libia, perché, “troppo impegnato a dare eco alle sue vicende sentimentali, non ha approfondito le questioni di sua competenza e confonde i crediti vantati dalle aziende italiane per commesse eseguite negli anni Ottanta con i risarcimenti dovuti agli espulsi del Settanta, che da 38 anni attendono di recuperare almeno in parte il valore dei loro beni. Ah l’amore che fa fare!”.

Vincenzo Chiumarulo

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