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Gelmini, furto di futuro

Autore: . Data: lunedì, 8 settembre 2008Commenti (0)

Il ministro è iperattiva. Grembiule, voto in condotta, nuove materie ‘civiche’, maestro unico. Nella manovra finananziaria di inizio estate sono stati tagliati otto miliardi di euro alla scuola, ma il capo dell’Istruzione pubblica non è affatto preoccupata.

Negli utimi giorni l’attivismo del ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, è intenso. Dopo la decisione di produrre profonde modifiche all’assetto della scuola elementare e le successive polemiche, Gelmini ha deciso di chiarire meglio il proprio pensiero.

I giornali ne hanno scritto a lungo, ma senza rilevare le singolari contraddizioni contenute nelle parole del ministro.

Il capo dell’istruzione italiana ha detto: “La politica, sulla scuola, è da trent’anni che si comporta in maniera irresponsabile. In questo modo si è rubato il futuro ai giovani della mia generazione, ma sui cittadini italiani del 2020 non si deve scherzare: il loro destino non può essere oggetto di bassa speculazione politica”.

Nella foto che introduce l’articolo si legge: “Rubare il tempo è rubare il futuro a chi ha meno”. Sono bambini a cui il ministro ha ‘preso’ il copyright?

Dunque, Gelmini ha trentacinque anni, per cui, alla luce della sua visione del sistema scolastico italiano, è stata davvero sfortunata. Il suo intero percorso di vita e di studio ha subito il furto di futuro. E’ nata nel 1975, giusto in tempo per cadere nella trappola della politica “irresponsabile”.

Ma chi erano questi politici irresponsabili? E perchè sono stati incapaci da trent’anni e non da quaranta o da ventidue a questa parte? Alla seconda domanda non è possibile rispondere, ma alla prima si.

Nel 1978, la data scelta dal ministro per indicare l’inizio della fine, presidente del Consiglio era Giulio Andreotti. Dal 1979 all’83 governarono Cossiga, Forlani, Spadolini e Fanfani. Dal 1983 al 1987, Craxi e ancora Fanfani. Poi dal 1987 al 1992 a Palazzo Chigi andarono Goria, De Mita e Andreotti. E qui finisce quella che comunemente è definita la Prima repubblica. Il ministro nel ’92 aveva diciannove anni, si suppone fosse prossima agli esami di maturità.

In quel periodo i governi furono guidati da personalità di rilievo per la scena politica del tempo, primi tra tutti: Andreotti, Fanfani, De Mita, Spadolini e Craxi.

In seguito, con l’arrivo della cosiddetta Seconda Repubblica, al governo sono stati: Ciampi, Amato, Berlusconi, Dini, Prodi e D’Alema.

Poichè è noto che la responsabilità della guida del sistema pubblico dell’Istruzione dipende dal governo, sarebbe utile sapere perchè questa illustre squadra di persone è responsabile di “furto di futuro”. Va aggiunto che gran parte di loro (se si escludono Prodi e D’Alema) sono stati leader di forze politiche i cui dirigenti hanno poi scelto di confluire in Forza Italia. Uno di loro, dal 1994 ad oggi, cioè negli ultimi quattordici anni, è stato presidente del Consiglio per sette ed è il capo del partito nel quale milita la Gelmini, Silvio Berlusconi.

Ma la dichiarazione della Gelmini non era vaga, infatti ha sentito il dovere di precisare: “Per troppi anni logiche sindacali e governi compiacenti hanno ribaltato la missione della scuola…La scuola è fatta per gli studenti, non per pagare una cifra spropositata di stipendi che sono pure da fame, così come gli ospedali non sono fatti per gli stipendi dei medici ma per i malati”.

Apprendiamo dal ministro che compreso il suo presidente, Berlusconi, sono stati tutti “compiacenti” coi sindacati, le vere anime nere della catastrofe, non tanto influenti per ottenere stipendi accettabili per gli insegnanti, ma in grado di orientare le scelte politiche degli esecutivi fino al punto di distruggere l’Istruzione pubblica.

Per quanto riguarda gli stipendi va ricordato che secondo i dati Ocse che calcolano gli stipendi in base a unità monetarie rapportate al potere d’acquisto, chi più si avvicina all’Italia sono, tra i maestri, i francesi, con circa il 33 per cento di stipendio in più, tra i professori della scuola media gli spagnoli con circa il 25 per cento in più e tra i docenti del secondo grado sono di nuovo i francesi con circa il 25 per cento in più. I tedeschi non ci vedono proprio: dall’80 per cento al 100 in più.

Poi Gelmini entra nel particolare: “Questo è un governo rivoluzionario. Un governo che vuole rivoltare la pubblica amministrazione come un calzino. Un governo che vuole eliminare gli sprechi e riformare il Paese. Il problema della scuola italiana non è ‘quanto’ denaro si spende ma ‘come’ viene speso. Ormai è minoranza nel Paese l’idea che basti aggiungere soldi alla scuola per farla andar bene. Non è vero, la scuola in Italia è come una macchina con il motore rotto, non basta aggiungere benzina, si deve aggiustare il motore per farla funzionare. lo dimostra il fatto che gli investimenti pubblici per la scuola in Italia sono in linea con gli altri Paesi, ma la qualità è fortemente inferiore”.

La Gelmini, come accade spesso, non è informata e forse neppure conosce il settore che è stata chiamata a dirigere.

I dati sulla spesa per l’istruzione nei Paesi che fanno parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) mostrano una stretta correlazione fra l’istruzione e il prodotto interno lordo (PIL) pro capite. Il Lussemburgo, ad esempio, investe oltre 180mila dollari per studente ed è seguito da Svizzera (130mila dollari), Norvegia (120mila dollari) e Stati Uniti (110mila dollari). Questi stessi paesi presentano anche, rispettivamente, il più elevato, il settimo, il secondo e il quinto PIL pro capite del mondo. All’interno dell’Europa, tale correlazione è confermata dagli sviluppi di alcuni Stati come l’Irlanda e l’Italia. La prima, che presentava il PIL pro capite più basso in Europa negli anni Settanta, ha investito nell’istruzione nei decenni successivi, ampliandone l’accesso, e ciò ha in parte contribuito a sospingere la sua forte crescita economica. La mancanza di investimenti nell’istruzione avanzata in Italia, invece, è considerata una delle cause principali del calo della competitività e della ricchezza del nostro Paese. E così, mentre nel 1980 il PIL pro capite dell’Irlanda era del 30 per cento inferiore a quello italiano, attualmente è del 50 per cento superiore.

E’ vero che, secondo Wikipedia, il ministro avrebbe alle spalle una destituzione da presidente del consiglio del comune di Desenzano del Garda per “inoperosità”, ma certo preoccupa che non conosca i fondamentali economici sui quali si basa una qualunque attività di governo.

Con piglio efficientista, infine, il ministro ha sostenuto: “I dipendenti della scuola sono più di 1.300.000 e sono troppi. Io voglio una scuola con meno professori, più pagati e in cui viene riconosciuto il merito di tanti bravi che ogni giorno lavorano tra mille difficoltà. Il bilancio del ministero dell’Istruzione è utilizzato, infatti, per il 97 per cento per pagare stipendi. Non sarà toccato il tempo pieno. Anzi, eliminando la compresenza di più professori e aumentando di ottomila posti i docenti del tempo pieno, si aumenterà sensibilmente il numero di famiglie che ne usufruiranno. Addirittura come risulta a una simulazione fatta da Tuttoscuola, il tempo pieno potrà essere incrementato del 50 per cento. Questo è il mio obiettivo. Da tutte le indagini è dimostrato che la qualità della scuola non dipende dal numero di ore che i ragazzi passano a scuola ma dalla qualità della didattica. I paesi migliori nelle classifiche Ocse pisa sono quelli che hanno il minor numero di ore”.

Come per il caso Alitalia gli ‘esuberi’, ovvero i ‘licenziati’, non sono un problema per questo governo. Riassumendo, Gelmini sostiene che il tempo pieno sarà incrementato, ma chi ha il minor numero di ore a scuola possiede un sistema scolatico migliore.

Difficile capire il senso del ragionamento.

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