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Ban Ki-moon e la paralisi dell’Onu

Autore: . Data: martedì, 30 settembre 2008Commenti (0)

Che responsabilità ha il segretario generale Ban Ki-moon, definito da El Paìs – in un’inchiesta riportata da Internazionale – “leader invisibile”? Ne parliamo con l’esperta di Coree Rosella Idéo.

Ban Ki-moon è davvero il segretario generale più scialbo che ha avuto l’Onu?
Di certo è un leader poco carismatico. Ne è prova il fatto che l’opinione pubblica internazionale lo conosce poco e che poco si scrive su di lui, poiché agisce sempre sotto tono. In Corea del sud mentre era ministro degli Esteri (2004-2006) era stato definito “Ban chusa”, ovvero “il burocrate”, “l’impiegato” ligio alle regole. Ciò significa che se da una parte è stato apprezzato come un grande lavoratore, che non ha mai fatto vacanze se non quando la figlia si è sposata, dall’altra è stato criticato perché ossequioso verso i superiori e “scivoloso come un’anguilla”, come lo ha definito la stampa sudcoreana, per la sua abilità nell’evadere alle domande.

Quali sono state le sue principali azioni politiche quando era ministro degli Esteri della Corea del Sud?
Nella seconda amministrazione progressista della Corea democratica di Roh Moo-hyun si è interessato soprattutto di politica nazionale. Si è impegnato per la distensione dei rapporti con la Corea del Nord. Ha cercato di mantenere relazioni buone con gli Stati Uniti, quando il presidente Roh Moo-hyun era ai ferri corti con l’amministrazione Bush, e con la Cina, principale partner commerciale della Corea del Sud.

Perché allora, il primo gennaio 2007, è stato eletto segretario generale dell’Onu al posto del carismatico Kofi Annan?
Questo grigio burocrate è stato voluto da Stati Uniti, Cina e Russia per interessi precisi. L’amministrazione Bush non poteva tollerare un altro personaggio come Kofi Annan, che aveva tentato di ritagliarsi un ruolo indipendente opponendosi fra l’altro alla guerra in Iraq e che avevano tentato di ostacolare inviando all’Onu come loro rappresentante il falco John Bolton, bellicoso e picconatore. Anche Russia e Cina ritenevano che Annan interferisse troppo nella loro politica interna: volevano un segretario meno deciso a denunciarne le violazioni dei diritti umani.

Anche Kofi Annan, però, non è riuscito a curare la paralisi dell’Onu…
Sì, soprattutto perché l’amministrazione Bush gli ha messo i bastoni fra le ruote. Nelle 48 ore di ultimatum date dagli Usa all’Iraq, prima di invaderlo, Annan mandò un suo inviato speciale in Corea del Nord per assicurarsi che le ultime provocazioni del segretario alla Difesa, Rumsfeld, al regime di Kim Jong-il, non provocassero una reazione sconsiderata di Pyongyang. Questo esempio per dire che Annan aveva tempismo e incisività politica, due qualità indispensabili per un segretario generale dell’Onu.

L’Onu, tuttavia, è paralizzata da anni. Non può essere tutta colpa di Ban Ki-moon…

La paralisi dell’Onu è dovuta anche al fatto che siamo in un periodo di confusione internazionale, di frammentazione. Ci sono nuovi fattori di cui il segretario generale deve tenere conto: l’emergere di India, Cina e Russia; la crisi energetica; la crisi alimentare e idrica; la situazione esplosiva in Medio Oriente con un Iraq tutt’altro che pacificato, le tensioni con l’Iran, la deriva in Afghanistan; la crisi georgiana; le crisi non affrontate in Darfur e in Zimbabwe.
Servono reazioni veloci, mentre Ban Ki-moon tende al consenso collegiale rendendo macchinoso e tardivo il processo decisionale o a delegare ad altre diplomazie le questioni più scottanti, come la crisi georgiana affidata ai leader europei.

Dopo le elezioni del presidente Usa a novembre cosa accadrà?
Chiunque verrà eletto non si comporterà come Bush, ma cercherà di ridare legittimità all’ONU restituendogli il ruolo di forza morale e politica originario. Per operare questo cambiamento non basteranno le riforme amministrative di Ban ki-moon, attento agli sprechi né i suoi principi di “armonia confuciana”. Si prevede, dunque, che non verrà rieletto per un secondo mandato – come di solito accade ai segretari generali -, ma che lascerà il posto a qualcun altro alla scadenza del primo nel 2012.

Cosa pensa del fatto sottolineato da El Paìs che Ban Ki-moon ha scelto come più stretti collaboratori solo sudcoreani?
Non credo sia rilevante. Ban Ki-moon ha aumentato del 20% il numero di sudcoreani all’ONU, perché la Corea del Sud era sotto-rappresentata. Anche se non è più considerata un Paese sottosviluppato, aveva una rappresentanza circa 13 volte inferiore a quella delle Filippine, paese assai più povero, che però ha un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Della Corea del Sud, che ha fatto miracoli sia dal punto di vista politico che economico nell’ultimo ventennio, si sa ancora troppo poco. Questo Paese asiatico è ancora incapace di proporsi sulla scena internazionale, proprio come il suo defilato Ban Ki-moon.

A cura di Francesca Lancini

Rosella Idéo è docente di Storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale all’Università di Trieste

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