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Alitalia: ‘esuberi’ e ‘licenziati’

Autore: . Data: sabato, 6 settembre 2008Commenti (0)

Mentre proseguono le trattative con le organizzazioni sindacali per arrivare ad una soluzione della crisi Alitalia, in Francia il quotidiano ‘La Tribune’ insiste con le sue indiscrezioni sul possibile futuro rapporto tra Air France-Klm e compagnia italiana.

Il giornale scrive: “La compagnia franco-olandese mirerebbe a una partecipazione del dieci o venti per cento sulla nuova Alitalia, con la possibilità di arrivare a comprare una quota maggioritaria nel giro dei prossimi cinque anni. Secondo le informazioni in nostro possesso l’offerta è partita, anche se in gran segreto, proprio dai dirigenti di Intesa Sanpaolo, la banca incaricata di formulare il piano di rilancio della compagnia di bandiera italiana. Per ora, i vertici di Air France non confermano la notizia, ma il titolo Alitalia ha già reagito perdendo il 2,17 per cento. La compagnia franco-olandese si lancera’ solo se riterrà fattibile il progetto”.

Voci non ufficiali di Air France-Klm, senza commentare le notizie di ‘La Tribune’, rendono noto che il gruppo resta nell’ottica definita dal governo italiano, cioè la “ricerca di un partner industriale con una partecipazione di minoranza”.

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha comunque “escluso l’ipotesi della Tribune che Air France acquisisca la maggioranza della nuova Alitalia nel 2013″. Non si vede come Sacconi possa prevedere gli avvenimenti del futuro, ma in questa vicenda le parole sembrano essere l’unico capitale veramente spendibile.

Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, da parte sua ha escluso che gruppi stranieri possano diventare soci di minoranza della nuova compagnia e chiuso la porta a Marrazzo e Formigoni, interessati ad entrare con quote delle regioni che rappresentano nel capitale della cordata ‘salvatrice’.

Nessuna nuova dal fronte British Airwais e Lufthansa, chiamate in causa in passato ed indicate come altri probabili partners.

Fin qui la cronaca, neppure troppo rilevante.

In questi giorni la stampa nazionale e la televisione si sono a lungo occupate dell’Alitalia. Servizi, cronaca, articoli, interviste, insomma tutto l’armamentario tipico dell’informazione. Un punto, tuttavia, sembra non riuscire a farsi largo.

Gran parte delle domande sulla faccenda sono concentrate sul numero degli ‘esuberi’. Ma chi sono questi esuberi? Un tempo si chiamavano ‘lavoratori licenziati’, ma adesso il politically incorrect ha imparato a nascondere dietro le parole i problemi reali.

Gli esuberi sono ‘persone’, uomini e donne che da anni o da pochi mesi lavorano in Alitalia. Non sempre amati dal pubblico, indicati come privilegiati con stipendi alti ed orari di lavoro corti, non sempre disponibili come il personale di altre compagnie aeree, ma ben al di sopra della media internazionale, questi esseri umani potrebbero diventare presto “disoccupati”. Meglio, grazie ad un meccanismo dal nome asettico, “ammortizzatori sociali”, saranno “cassintegrati”.

In una specie di ‘sacrificio necessario’ saranno le vittime indispensabili per la salvezza degli altri, quelli che manterrano il lavoro. Se non fosse un po’ estremo si potrebbero definire le ‘vittime’ dell’olocausto dell’Alitalia.

Nessuno conosce davvero il piano industriale della nuova compagnia, ma da quel che si sa, i dipendenti ‘salvati’ avranno a che fare con un’azienda ‘dislocata sul territorio’, ovvero priva di hub, cioè di un luogo operativo centralizzato. Alitalia sarà orientatata “sul breve e medio raggio”, il personale sarà spostato in sei sedi differenti (oggi è concentrato a Roma) individuate in Milano, Roma, Venezia, Torini, Napoli e Catania.

Così mentre alcuni dovranno andarsene del tutto, altri saranno trasferiti, cambieranno città, abitudini, amici. Insomma, con la fine comunque certa della vecchia Alitalia muore un mondo.

La fine di una esperienza lunga decenni non induce alcuna attenzione. Le trattative industriali, i movimenti finaziari, il mondo ‘moderno’ non hanno tempo per occuparsi di queste cose. Anzi, farlo è quasi disdicevole, naive.

Anche se, sempre a causa del ‘politically incorrect’, non si sa neppure quanti siano i dipendenti Alitalia (poi saltano le percentuali degli  ‘esuberi’), per approssimazione si può afferamare che l’esistenza di almeno ventimila persone sta per cambiare. Un neppure troppo piccolo comune italiano.

Sindacati, politici, giornalisti continuano a discutere di esuberi, tentano di limitarne il numero e dimenticano che ‘il sacrificio’, perchè di questo si tratta, di migliaia di ‘persone che lavorano’ e saranno ‘licenziate’ ha dei responsabili. Tra loro alcuni sono seduti al tavolo delle trattative, altri non hanno avuto bisogno di ‘ammortizzatori sociali’ per continuare a vivere, la loro ‘mobilità’ è stata assicurata e continuano tranquillamente a far male in altri luoghi.

Se sono veri i calcoli di ‘The Economist’, ogni cittadino italiano pagherà per lo scempio Alitalia circa 125 euro a testa. Sarà possibile in futuro, per rispettare davvero gli esuberi, ooops i licenziati, i trasferiti, i fortunati rimasti nelle proprie stanze e gli italiani tutti che tireranno fuori i soldi, imparare a colpire anche questo tipo di responsabili e non solo i ladri di polli?

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