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Alitalia e Berlusconi: Roma-Bucarest sola andata

Autore: . Data: martedì, 16 settembre 2008Commenti (0)

In una giornata al limite del surreale il vuoto di idee del governo sulla questione Alitalia viene allo scoperto. La trattativa separata tra sindacati nazionali e aziendali, voluta dell’esecutivo, sembra in crisi. E Berlusconi va in televisione in un Porta a Porta da Romania di Ceauşescu.

I piloti nelle loro uniformi blu, gli assistenti di volo, i lavoratori e i precari di Alitalia sono davanti alla Camera, a Roma. Il disorientamento, lo sconcerto, quasi la timidezza dei giorni scorsi hanno lasciato il posto ad una determinazione appassionata e sincera. Sembrano degli adolescenti arrabbiati, alle prese con la voglia di vivere e di combattere, col desiderio di essere finalmente i protagonisti della propria esistenza.

Piove sulla città, di brutto, e loro si rifugiano dove possono, sotto i piccoli balconi della piazzetta, nei portoni dei palazzi. Poi un comandante sfida il temporale, torna sotto le finestre di Palazzo Montecitorio e subito gli altri lo seguono e ricominciano tutti insieme a gridare la loro decisione di difendere il lavoro, la compagnia. Sono zuppi, ma restano lì.

I rappresentantanti dei cartelli aziendali vengono chiamati per il primo incontro, dopo giorni, a palazzo Chigi, la presidenza del consiglio, e si comprende che la strategia delle trattative separate voluta dal governo comincia a scricchiolare.

La prima battaglia l’hanno vinta. Senza saperlo bene, con la loro testarda insistenza, hanno aiutato non solo se stessi, ma tutti i cittadini italiani a ripristinare un principio di democrazia, che vuole il diritto di rappresentanza come diritto civile essenziale in un Paese libero.

La scelta del governo di separare le organizzazioni dei lavoratori in due categorie, una di serie A ed una di serie B, aveva introdotto nella questione Alitalia un pericoloso esempio di arroganza del potere ed era sembrata sbagliata la decisione dei sindacati confederali di accettarla. Anche se la gravità della crisi di Alitalia è tale da non poter permettere a questo esecutivo (responsabile coi management che hanno diretto per anni l’azienda) di mostrarsi protagonista del disastro. Per questo la decisione è stata quella di scaricare su sindacato e lavoratori la colpa del crack, mettendo le organizzazioni dei lavoratori in una strada obbligata: trattare ad oltranza ed a qualunque costo, per non cadere nella trappola.

Nelle stesse ore, lontano, Berlusconi è negli studi della Rai, a registrare Porta a Porta, con Bruno Vespa.

“Incrementando il proprio orario di lavoro, ciascuno può mantenere la precedente retribuzione”, dice il presidente del consiglio agli italiani. Peccato non sia vero, anzi sia completamente falso, visto che la proposta della Cai prevede tagli superiori al trenta per cento delle retribuzioni. Nessuna puntualizzazione da parte di Vespa, forse non informato sui termini della vertenza Alitalia.

Aggiunge Berlusconi: “E’ il momento di chiedere responsabilità a chi indugia, a chi non ha chiaro che l’ipotesi alternativa è il fallimento”. Non ha responsabili la mancanza di alternative e in questo esempio di trasmissione da ‘realismo socialista’ nessuno fa la domanda, nessuno si permette di chiedere perchè si è a questo punto.

Il premier insiste: “Il piano industriale prevede circa la metà degli esuberi rispetto a quelli previsti da Air France, 3.250 in totale. Sono state fatte, anche su pressione del nostro governo, delle concessioni ulteriori rispetto alla prima stesura del piano”. E aggiunge: “Gli industriali si apprestano a un’ulteriore immissione di capitale ove fosse necessario”.

Anche questo non è vero. Semplicemente inventato. Ed anche questo non ottiene replica, puntualizzazioni, approfondimento.

“Non ci sono alternative, inutile recriminare su Air France perché è stata Air France a dire di no…I sindacati hanno assunto un tale atteggiamento per cui Air France dopo un po’ si è detta: ma chi ce lo fa fare? E io sto spendendo tempo per convincere i 16 soci a non seguire l’esempio di Air France… certe corporazioni non vogliono rinunciare ai privilegi. In diverse parti della trattativa ci sono stati degli interventi, come quelli del capo della Cgil, che sembravano molto influenzati dalla politica”.

Il gioco è fatto. Berlusconi si impegna, lavora, salva l’Italia, mentre altri sono i responsabili. La Cgil che non vuole accettare il regno ‘benevolo’ del Cavaliere, sospinta verso questo atteggiamento ‘discolo’ da una ‘sinistra’ che per la verità sembra più alle prese con una crisi di identità senza precedenti nella storia repubblicana che con la capacità di contrastare la politica del centro-destra.

Il programma della Rai, come tanti altri elementi della vicenda Alitalia, mostra un Paese in forte deficit democratico, dove la realtà delle cose ha lasciato il posto ad un armamentario propagandistico gridato da televisioni e giornali a cittadini sempre meno informati sul reale stato delle cose.

Per questo motivo la battaglia dei lavoratori Alitalia è una battaglia che sta assumendo un valore centrale per tutto il Paese. Anche se i protagonisti non ne sono coscienti del tutto, a partire dai sindacati confederali per finire ai cittadini.

Voltata la pagina ‘crisi trasporto aereo’  entra in studio Valentina Vezzali, nella sua tuta da ginnastica bianca e dice a Berlusconi: “‘Caro presidente, da lei mi farei ‘toccare’ volentieri”. L’avanspettacolo è arrivato, i problemi sono stati risolti, l’adorazione anche un po’ casereccia restituisce al programma quel tono narcotizzato e rassicurante che tanto piace all’uomo della provvidenza. Roma-Bucarest, viaggio di sola andata. Berlusconi chiamerà Vespa rivolgendosi ad Emilio Fede ed anche un apprendista della psicoanalisi da macelleria capirà l’atteggiamento del premier.

Intanto nella piazzetta dietro la Camera tornano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali del personale Alitalia. Fabio Berti dell’Anpac racconta ai manifestanti l’esito dell’incontro: “La situazione è difficile, molto grave. Dovete saperlo. Però domani ci sarà un accordo intersindacale e questo obiettivo l’abbiamo raggiunto. Vedremo, ma dobbiamo restare uniti, continuare ad essere lucidi per trovare una soluzione”.

Dalla piazza gli applausi, le grida di incitamento. Intanto a palazzo Chgi sono entrati i sindacati confederali e l’Ugl, dopo una giornata di trattative evidentemente senza alcun risultato.

Al termine dell’incontro l’ennesimo ultimatum minacciato è rientrato, si continuerà a discutere.

Il nulla della proposta di Cai cerca di diventare qualcosa in un clima pasticciato e dilettantesco, sembra nessuno possegga una soluzione per uscire da questo pasticcio. E siccome è impossibile raccontare cosa inventeranno di nuovo non resta che la pazienza. Sperando che qualcosa verrà fuori dal cappello.

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