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Alitalia, aspettando Godot

Autore: . Data: mercoledì, 17 settembre 2008Commenti (0)

L’attesa sembra essere il tema del giorno. Il Ministro Sacconi dichiara finita la trattativa e convoca  tutti i sindacati perchè ascoltino “un ragionamento” di Colaninno.

Giornata interlocutoria oggi, nonostante urla e proclami ad uso della stampa. La situazione della compagnia aerea nazionale è sempre più grave, ma le difficoltà nelle quali si dibatte il governo sembrano essere ancor più serie. In un’intervista rilasciata al ‘Riformista’, il  ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha incautamente detto: “Glielo dico per testimonianza diretta. Se la trattativa saltasse per cause esterne, tipo il no dei sindacati, almeno i 4/5 degli imprenditori della cordata non si metterebbero certo a piangere. Non voglio dire che sperano nel fallimento dell’affare, ma quasi”.

Mostrando il livello di disinformazione che incombe sulla crisi di Alitalia, La Russa, ad una domanda nella quale si sosteneva che “lo scoglio più grosso di tutta la vertenza sono i piloti, storicamente vicini al suo partito”, all’oscuro del fatto che il contratto della Cai penalizza tutto il personale, ha risposto: “Proprio perché, come dice lei, sono storicamente vicini ad An, vorrei dire ai piloti che il loro ruolo è quello dei dirigenti, e un dirigente solitamente non ha le stesse garanzie degli altri. Per questo non possono ragionare secondo la logica del ‘muoia Sansone con tutti i filistei’. Aggiungo, però, che sicuramente i piloti hanno le loro ragioni, visto che chiedono il mantenimento dello status che avevano. D’altronde, a nessun lavoratore piace fare dei salti all’indietro rispetto ai diritti acquisiti… Quanto a piloti di Alitalia, non dimentichiamo che hanno una professionalità apprezzata in tutto il mondo”.

La qualità della classe dirigente italiana, se si ha la pazienza di leggerne le esternazioni, lascia stupiti. Il dicastero della Difesa è considerato tra i più importanti del governo. Che il titolare del ministero sia all’oscuro dei termini non particolari, ma almeno generali, di una vertenza tanto importante per la vita del Paese è inquietante.

Nello stesso tempo, la Russa, preoccupato di perdere il consenso elettorale dei piloti, da loro parzialmente ragione, ma all’interno di un ragionamento che mostra un livello di assoluta inconsapevolezza sulla stessa posizione dei comandanti.

Esce allo scoperto definitivamente anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. “Non voglio che le corporazioni riprendano in mano l’azienda – ha detto il sindacalista – in passato ci sono state connivenze, le corporazioni hanno avuto regalie. L’accordo deve farsi in grande trasparenza…se si fa l’operazione, se si mettono insieme Alitalia e Airone si raggiunge piu’ del 55 per cento del mercato italiano. Perchè altri paesi europei hanno la compagnia di bandiera – si è chiesto Bonanni – e invece noi dobbiamo dissipare un patrimonio cosi’ importante? Senza il mercato domestico non possiamo ambire a conquistare il mercato internazionale”.

Anche le parole dell’esponente sindacale mostrano una totale ignoranza sulle problematiche riguardanti il trasporto aereo, persino ignora la sovrapposizione delle reti delle due compagnie, che una volta fuse non rappresenteranno nè un vantaggio per se stesse, nè per i passeggeri, ma piuttosto saranno un temibile cartello monopolistico, come hanno fatto notare le associazioni dei consumatori.

Infine, Bonanni neppure ha capito la logica del ‘piano Fenice’ che ridimensiona Alitalia, ne indebolisce la flotta, la relega a minicompagnia nazionale in inutile competizione con le low cost ben più aggressive commercialmente.

La domanda se tutta l’operazione messa in piedi da Banca Intesa – Sanpaolo e erlusconi sia un sistema per salvare non Alitalia, ma Airone diventa ogni giorno che passa più incalzante.

La possibilità che esecutivo, sindacati e Cai vadano avanti a vista sulla vertenza Alitalia, inventando, ognuno per la parte che rappresenta, di volta in volta qualcosa che gustifichi un ‘salvataggio’ privo di una strategia di partenza solida e scientifica è ipotesi da non sottovalutare.

In un clima di improfessionalità totale, testimoniato da innumerevoli dichiarazioni e proclami bislacchi, ultimatum imposti e ritirati, piano industriale sconosciuto, ma emendato, contratto presentato e abbandonato, la sorte dell’azienda e dei suoi lavoratori sembrano l’ultimo dei pensieri dei protagonisti della trattativa, ovvero di Cai e governo.

Infine interviene anche il fustigatore di fannulloni, il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. In passato fautore di una linea ‘reganianana’, ovvero del ‘pugno di ferro’ nei confronti dei sindacati, adesso appare decisamente remissivo.

Il ministro sostiene che con ”meno egoismo” e con ”buon senso” da parte di alcuni attori la soluzione è a portata di mano. Intervenendo a Radio Radicale, Brunetta manifesta ottimismo sulla vicenda Alitalia e chiede quindi buon senso e responsabilità, sottolineando il ”grande sforzo” fatto dal governo.

La possibilità che il castello di carte messo in piedi dal governo Berlusconi possa crollare e produrre un boomerang contro il centro-destra sembra far breccia in qualcuno, anche se continuano gli sforzi del governo per addossare la responsabilità della crisi a sindacati aziendali ed adesso anche alla Cgil.

La giornata di oggi, caratterizzata da uno sciopero dei Cub Alitalia, ha comportato la cancellazione di alcune decine di voli. L’organizzazione dei lavoratori ha indetto l’agitazione criticando l’intesa sottoscritta dalla cordata italiana e Cgil, Cisl, Uil e Ugl, affermando che “segna un pesantissimo ridimensionamento di Alitalia che sarà ridotta ad un vettore poco più che nazionale”.

Nonostante quasi tutta la stampa e l’informazione televisiva insistano nel fornire al paese un quadro distorto della vertenza, un piccolo e del tutto approssimativo segnale di inversione di tendenza sugli umori dei cittadini arriva da un sondaggio de ‘la Repubblica on line”.

Su centocinquantamila votanti, alla domanda “la vicenda Alitalia è arrivata a un punto di gravissima crisi, quasi irreversibile. In queste ore, mentre i margini di soluzione positiva appaiono molto ridotti, è legittimo chiedersi di chi sono le maggiori responsabilità di quanto è accaduto. Secondo voi, di chi è la colpa?”, il 55 per cento ha indicato il governo in carica, il 20 i precedenti amministratori e solo il 16 i sindacati. Il personale raccoglie solo il 5 per cento dei voti.

Pur assolutamente aleatorio, il risultato del sondaggio indica che, almeno tra i lettori del quotidiano digitale, le idee sono abbastanza chiare.

Domani è previsto l’ennesimo incontro ‘decisivo’, ma l’assuefazione alla tecnica de ‘al lupo, al lupo’ non permette di produrre alcuna previsione. Il nodo reale è tutto nell’atteggiamento delle organizzazioni sindacali e nella loro capacità di trovare una liea comune. Tuttavia le posizioni di Cisl, Uil e Ugl non autorizzano ad alcun ottimismo in questo senso. Diversa la posizione della Cgil, condizionata dai propri equilibri interni e consapevole che lo scontro su Alitalia si riprodurrà in futuro sull’intero processo di contrattazione in Italia.

Per quel che riguarda il futuro di Alitalia, invece, l’ipotesi di mantenere in vita un vettore nazionale competititvo sono inesistenti. Il management del passato ha saccheggiato la compagnia e quello futuro, se sarà la Cai, non appare in grado di riportarlo agli antichi splendori.

Aggiornamento h. 13.01

Le nove sigle sindacali che rappresentano i dipendenti Alitalia sono state convocate per oggi pomeriggio, alle 15,30, a palazzo Chigi dove saranno presenti anche i vertici della Cai: lo ha annunciato il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, a margine di un convegno della Cisl. “Il dottor Colaninno – ha spiegato Sacconi – ci ha chiesto di convocare una riunione di tutte e nove le sigle sindacali a cui vuole rivolgere un suo ragionamento”. Sacconi ha poi detto che “non c’e’ piu’ trattativa” sulla vertenza Alitalia. (AGI)


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