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Accordo in Zimbabwe

Autore: . Data: venerdì, 12 settembre 2008Commenti (0)

Il presidente Robert Gabriel Mugabe e i due capi dell’opposizione si accordano per un governo d’unità nazionale. Ma le sfide sono molte per tirare fuori il paese dalla crisi economica.

“Un accordo è stato concluso su tutti i punti in discussione e vi sarà una cerimonia ufficiale di firma lunedì alle 10:00 qui ad Harare. Tutti i negoziatori hanno dato il proprio consenso al documento e lo hanno firmato”: con queste parole ieri notte il presidente sudafricano Thabo Mbeki ha confermato, ai giornalisti assiepati di fronte all’albergo della capitale zimbabwana Harare in cui da giorni si tenevano i negoziati, il raggiungimento di un’intesa sul futuro governo d’unità nazionale dello Zimbabwe. L’intesa mette fine a una crisi politica iniziata con le ultime elezioni generali del paese.

“I dettagli sulla costituzione e la composizione di un governo che comprenderà tutte le parti saranno annunciati lunedì” ha aggiunto Mbeki, artefice principale – nonostante i molti ostacoli posti lungo la strada – della difficile e delicata mediazione.

Il presidente e mediatore ha lanciato un appello “a chiunque nel mondo perché sostenga l’accordo raggiunto dal popolo zimbabwano ed estenda l’assistenza di cui ha bisogno il paese per riprendersi dalle sfide socio-economiche che lo aspettano”.

Nessuna parola invece sui contenuti dell’intesa che, secondo indiscrezioni pubblicate dalla stampa sudafricana e zimbabwana, prevederebbe un meccanismo di governo alquanto complicato.

Di fatto le due figure di spicco – e che hanno ottenuto il maggior numero di voti alle ultime elezioni giocandosi al ballottaggio la presidenza – Mugabe e Tsvangirai sembrano destinate a condividere oneri e responsabilità di governo.

Si parla, infatti, di una sorta di “doppio gabinetto” in cui sia Tsvangirai che Mugabe eserciteranno potere di controllo uno sull’altro.

Secondo fonti vicine al negoziato, citate dall’emittente radiotelevisiva pubblica del Sudafrica, Sabc, le parti hanno approvato la creazione di un ‘Consiglio dei ministri’ che sarà diretto da Tsvangirai in qualità di Primo Ministro (incarico finora inesistente e che verrà creato per l’occasione), ma sarà “presieduto” dal presidente Mugabe.

Più in dettaglio, secondo un’informata fonte zimbabwana, il particolare Consiglio dei ministri creato dovrà dibattere e formulare le politiche di governo oltre a supervisionarne la realizzazione, mentre Mugabe avrà l’incarico di verificarne il lavoro.

La formula sembra essere stata studiata per raggiungere l’accordo ma meno per consentire il governo del paese. Tuttavia, fonti diplomatiche, sottolineano come lo scopo dei mediatori africani sia quello di aiutare con massicce dosi di aiuti provenienti dal continente e non solo la ripresa dell’economia e la distensione del clima politico per riportare, il prima possibile, il paese alle urne.

L’accordo raggiunto, comunque, rappresenta un netto successo per la “diplomazia pacata” di Mbeki e per l’intera mediazione africana.


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