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Primi o ultimi?

Autore: . Data: mercoledì, 13 agosto 2008Commenti (0)

Le Olimpiadi mostrano alcuni spunti di riflessione. Gli atleti italiani chiedono la detassazione dei ‘premi’, la Pellegrini vuole una Ferrari in regalo, la ‘cattiveria’ diventa un valore aggiunto per lo ‘sportivo’

“Diciamo che quest’anno darò un po’ più spazio alla televisione, ma senza togliere tempo agli allenamenti”, a parlare è la medaglia d’oro per i duecento metri stile libero, Federica Pellegrini.

Lo spettacolo olimpico italiano è sempre più imbarazzante. La nuotatrice, a volte, parla di se stessa in terza persona: “Si, ci siamo riusciti, volevamo una medaglia e l’abbiamo vinta”. I giornalisti se ne accorgono e così, quando riportano le sue parole, le risistemano in prima.

La ragazza, una ventenne non troppo bella e per nulla sofisticata, aggiunge: “La Pellegrini che vedete alle sfilate è la stessa che nuota e vince – quindi, per concludere sospira – sarebbe un bel salto, passare dalla Cinquecento alla Ferrari”.

Adesso la giovane atleta desidera una ‘rossa di Maranello’ in regalo, perchè no. Se si nuota veloce è giusto essere ricompensati. Se si riesce a vincere un concorso internazionale per pianisti, uno stage nell’orchestra di Manfredonia è un terno all’otto. Misteri della vita.

Mentre la nuotatrice si prepara per lo sfavillante mondo della tv, forse per l’Isola dei famosi o qualcosa di simile, per la fuoriserie ‘omaggio’, un’altra azzurra si rivolge al ministro dell’Economia.

“Noi non siamo come i calciatori, i nostri guadagni non sono stratosferici. Sarebbe giusto detassare i premi per le medaglie olimpiche e non versarne la metà”, dice Valentina Vezzali, oro nel fioretto femminile, a continua: “La medaglia olimpica arriva una volta ogni quattro anni e con lei anche il premio in denaro. Io di tasse ne pago tante, non chiedo privilegi. Ma ai Giochi contribuiamo a fare grande l’Italia e poi il premio è un riconoscimento una tantum a quattro anni di lavoro”.

La proposta, tuttavia non è una sua intuizione. “Detassate i premi ai medagliati olimpici, così come fanno in Cina”, ha detto D’Aniello, argento nel tiro a volo e agente di polizia. “Rivolgo un appello al Parlamento affinché faccia altrettanto, approvando la proposta di legge presentata circa un mese fa dal presidente della Federazione tiro, Luciano Rossi, che è anche un deputato, di defiscalizzare i premi olimpici del Coni, equiparandoli ai premi di produzione e agli straordinari. Quando stavo in pedana non pensavo certo ai soldi, ma poi riflettendoci a mente fredda dico che non è bello ricevere solo il 50 per cento di ciò che ti viene promesso. Noi del tiro, ma vale per tanti altri sport, non guadagniamo molto. E sarebbe giusto che almeno i premi olimpici per chi vince una medaglia non venissero tassati”.

Il Coni ha deciso di premiare con 140mila euro i vincitori di medaglia d’oro. Gli argenti con 75mila euro e il bronzo con 50mila. Per le Paralimpiadi, quelle per atleti con handicap, invece i premi sono di 75mila euro, 40mila e 25mila. D’altra parte si tratta pur sempre di persone con ‘limitazioni fisiche’, spettacolo meno entusiasmante, premio dimezzato.

Gran parte degli atleti italiani sono militari dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, guardie forestali o agenti della Polizia di Stato. In un Paese, l’Italia, nel quale non esistono risorse per ‘mantenere’ i campioni, i beniamini del pubblico sono stipendiati dallo Stato, ovvero arruolati e allenati a spese pubbliche. Non contrastano il crimine, non spengono incendi nei boschi, non passano la giornata a spulciare bilanci truccati. Tirano di scherma, vanno in palestra, girano ilo mondo e, siccome rappresentano l’Italia è giusto non debbano pagare le tasse. Ai familiari di chi muore in missioni ‘di pace’ all’estero cosa ‘regala’ la Repubblica?

Lo smarrimento nazionale appare ormai incontrollato. Mentre a Roma, il sindaco Alemanno, pensa ad una multa per chi rovista nei cassonetti per sopravvivere (ma se non ha di che mangiare, come pagherà la sanzione?) ed in una camera di sicurezza della polizia urbana di Parma si lascia una donna seminuda e svenuta su un pavimento, perchè ‘colpevole’ di prostituzione (reato non contemplato dal nostro codice penale), gli atleti non vogliono pagare le tasse.

I giornalisti sportivi della Rai, per nulla consapevoli dell’enormità del fatto, si interrogano e coinvolgono il pubblico nell’annosa questione. Quindi si rallegrano per la “cattiveria che i nostri ragazzi mettono nelle gare”. La cattiveria. Che c’entra con la ginnastica artistica o col tiro con l’arco e la canoa?

Secondo i nostri campioni l’imposta ‘graziata’ sarebbe giustificata dall’analogo provvedimento preso per gli straordinari degli operai dell’industria.

Gli olimpici, fedeli al motto “l’importante è partecipare, non vincere”  sono convinti di essere nel giusto. Poco pagati e, quindi, in fondo giustificati nella battaglia per lo sgravio fiscale.

La querelle merita attenzione. Cosa però potrebbe dire un giovane autista di tram, in straordinario obbligatorio e mille euro al mese. O un poliziotto delle volanti, impegnato a rischiare la vita ogni giorno, mentre il suo collega, tiratore al piattello, si gingilla al poligono con la sua doppietta.

Davvero un Paese che non sembra più riflettere, assuefatto e stregato da patacche da mercatino.

Roberto Bàrbera

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