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Prezzi, aumenti e propaganda

Autore: . Data: venerdì, 29 agosto 2008Commenti (0)

La soddisfazione del Presidente del Consiglio, SIlvio Berlusconi, per i successi del governo e la strana ‘gentilezza’ con la quale una gran parte di giornali e telegiornali assistono ai proclami del Cavaliere non sono in nessun modo giustificati se si osserva la situazione del Paese.

Negli ultimi mesi, pur in condizioni di forte variabilità, le materie prime sono scese di prezzo. Al contrario tutto costa sempre di più. Il pane del 13 per cento, il latte dell’undici, la pasta addirittura del 30. Eppure, la farina costa meno di in anno fa. Misteri.

Carla Corso, assessore alla Provincia di Milano per la Tutela dei consumatori, sostiene: “C’è un evidente elemento di speculazione nella tendenza dell’aumento dei prezzi. La controprova è data dal recente calo del greggio. Oggi un barile costa meno (112 dollari e non più i 155 di qualche settimana fa ndr) a cui non corrisponde un analogo calo del prezzo dei carburanti alla pompa. E’ di pochi giorni fa la notizia del cambiamento di alcuni piani tariffari di Tim e Vodafone. Siamo davanti a una distorsione dei meccanismi di mercato. Per questo è crollata la domanda interna, determinando la crisi dei consumi”.

La Coldiretti, sugli aumenti di pane e pasta, ha idee chiare: “Con il prezzo del grano, che è oggi lo stesso di quello rilevato all’inizio dell’anno, non esiste dalle materie prime nessun alibi per ulteriori aumenti dei prezzi del pane e della pasta al consumo. Gli acquisti familiari di pane si sono ridotti del 2,5 per cento, mentre si registra una inversione di tendenza per la pasta che fa segnare un aumento dell’1,4 per cento nel primo semestre del 2008, sulla base di dati Ismea Ac Nielsen. A favorire la crescita dell’inflazione nell’agroalimentare sono soprattutto le distorsioni e i troppi passaggi esistenti nel percorso dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale i prezzi moltiplicano e i centesimi si trasformano in euro”.

Un litro di latte, nel mese di luglio a Milano, costava da 1,53 euro a 1,70. Se comperato direttamente dal produttore un euro.

Per la telefonia cellulare, dopo le comunicazioni contemporanee di cambio dei piani tariffari fatte da Tim e Vodafone, l’autorita’ per le comunicazioni ha avviato una ispezione  sulla base degli esposti delle associazioni dei consumatori. L’obiettivo è quello di verificare le condizioni delle offerte.

Pietro Praderi, presidente della Lega Consumatori, soatiene: “La prima cosa che emerge sono le operazioni di grande speculazione sulle materie prime, nonostante il rallentamento di petrolio e cereali. A fronte del calo del costo delle materie prime non c’è la corsa alla riduzione dei prezzi. O non si riduce o si ritarda. L’esempio classico è quello della benzina, diminuisce il petrolio, ma quello del pieno non è così immediato.La Lega – continua Praderi – ha effettuato una ricerca sulle reazioni della gente ai rincari ed è emerso che il ricorso alla grande distribuzione avviene non perchè questa sia così virtuosa, ma piuttosto perchè presenta la scappatoia delle offerte. Nei mercati rionali  la gente si serve ancora ai banchi della frutta, attratta da prodotti più appetibili di quelli dei supermercati, ma diserta i camioncini degli alimentari, che sono diminuiti. Preferiscono il supermercato, proprio per le offerte”.

Intesaconsumatori ha chiesto un incontro col presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per valutare interventi indispensabili per arginare l’aumento dei prezzi. Per l’associazione sono necessarie misure urgenti dopo la diffusionei dati resi noti dall’Istat sulla crescita dell’8,3 per cento dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali.

Intesaconsumatori, che riunisce Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, ha proclamato, per il 18 settempre ‘lo sciopero della pagnotta’, invitando i cittadini “ad astenersi dall’acquistare e consumare, per l’intera giornata, pane e pasta e a risparmiare su energia elettrica, gas e carburanti”.

“Intendiamo richiamare l’attenzione – dichiarano i Presidenti delle quattro Associazioni, Pileri, Lannutti, Rienzi e Trefiletti – sull’emergenza prezzi, soprattutto per i generi alimentari e i prodotti energetici. Due beni primari e insostituibili, che rappresentano la spesa più considerevole per le famiglie e che drenano risorse, comprimendo così tutti gli altri settori commerciali e produttivi, con un grave danno per l’economia del Paese. Un litro di gasolio si paga quasi il 20 per cento in più del 2007, uno di benzina il dieci. E dal 2001 ad oggi, i prezzi sono letteralmente raddoppiati. Un saccheggio nelle tasche dei consumatori, vittime di rincari folli e speculativi”.

Le associazioni riunite in Intesaconsumatori avvertono che “i prezzi finali ‘sono destinati ancora ad aumentare. A destare preoccupazione sono ancora una volta il settore energia e quello alimentare (alimentari, bevande e tabacchi) che incide per circa il 15 % della variazione su base annua’.

Nell’incontro richiesto al governo l’associazione chiederà “interventi congiunturali e strutturali nei diversi settore dell’economia e interventi mirati sui carichi fiscali, soprattutto sui prodotti e servizi energetici. Si chiedono, ad esempio, la riduzione delle accise sui carburanti e il congelamento di tutti gli aumenti tariffari a cominciare da quelli di luce e gas”.

Praderi, dal canto suo, insiste: “Le istituzioni dovrebbero fare qualcosa, ma non intervengono. E’ vero che hanno poteri ridotti, tuttavia ci sono sistemi indiretti. Poi, la gente dovrebbe esercitare la capacità di scelta e confronto, che oggi si fa anche col passa parola, per difendere il potere d’acquisto”.

Esistono aumenti ai quali si può sfuggire e riguardano le tariffe. A Milano, il prossimo autunno, aumenterà il prezzo dei treni regionali e dei bus interurbani del 2,5 per cento, mentre resta invariato il biglietto Atm in città (1 euro), l’energia elettrica segnerà aumenti del tre per cento e il gas del cinque. Pure i taxi saranno più cari e la percentuale oscilla fra il 3 e 4 per cento.

Per comprendere quanto la siatuazione sia confusa e le strategie del governo per rispondere alla crisi assolutamente poco chiare, mentre la manovra finanziaria dell’estate ha prodotto tagli indiscriminati nei settori della sanità, dell’ordine pubblico e dell’istruzione, i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina aumenteranno. La Impregilo, per voce di Alberto Rubegna, ha dichiarato: “Sono in corso riunioni per riavviare le attività. Bisogna considerare che al momento dell’offerta il petrolio era a 32 dollari al barile e che al petrolio è legato soprattutto il costo della componentistica metallica”.

Alla domanda, “i costi cresceranno?”, l’amministratore delegato di Impregilo ha risposto: “Sicuramente! Per questo il governo ha allo studio un provvedimento che tenga conto di queste variazioni. Ma non è un aumento dei prezzi, è una revisione dei costi. Anche perchè l’offerta è del 2004 e si basa su uno studio del 2003. E di questo oggi va studiato l’impatto”.

Insomma, oltre le conferenze stampa, le operazioni di immagine e i successi presunti raccontati dal governo, lo stato in cui versa il Paese è serio. L’autunno lascia presagire un’ulteriore peggioramento della situazione. Eppure gran parte degli italiani, che ogni giorno si trovano di fronte a sempre nuove difficoltà, non riescono percepire i termini reali della questione. La politica di immagine riesce a coprire l’inadeguatezza delle scelte politiche.

In un Paese, per fare un esempio, nel quale per ottenere il duplicato della patente è necessario qualche mese (non a causa di impiegati ‘fanulloni’, ma per l’arretratezza della macchina pubblica) il ministro Tremonti può tranquillamente dichiarare: “Con l’arrivo del piano casa ci saranno  20mila nuovi alloggi già nel 2009″.

Non abbiamo notizia di qualcuno che abbia chiesto al ministro: “Ventimila appartamenti in dodici mesi?”.

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