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Pechino e la demagogia

Autore: . Data: giovedì, 7 agosto 2008Commenti (0)

Alcuni politici italiani hanno chiesto il boicottaggio dell’apertura dei Giochi di Pechino. Quando la Libertà è a ‘sovranità limitata’.

Si aprono domani i Giochi olimpici di Pechino. Sullo sfondo di uno dei rari momenti in cui tutti popoli del pianeta si stringono in un unico, straordinario spettacolo di unità, come un’ombra buia sono apparsi i Diritti Umani.

Alcuni politici italiani hanno chiesto di non partecipare alla sfilata degli atleti.

Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, ha detto: “Chiedo agli atleti azzurri e a tutti gli italiani che andranno in Cina, ancora di più ai tifosi, di fare un qualunque gesto e di dire la loro. Non dobbiamo consentire che cada il sipario su queste Olimpiadi senza che siano stati adeguatamente posti i problemi relativi alla questione dei diritti umani e civili e alla questione tibetana. Penso che chiunque dovesse recarsi a Pechino debba in cuor suo essere portatore dei valori nei quali crediamo con un gesto qualunque”.

Per Meloni i gesti degli atleti italiani devono essere espliciti, come “indossare qualsiasi elemento che ricordi i temi civili e di non partecipare alla cerimonia inaugurale. Basta qualsiasi gesto per ricordare quali sono i nostri valori di riferimento”.

Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha risposto: “Antonio Rossi e gli altri azzurri hanno ricevuto il tricolore dal presidente della Repubblica Napolitano. È  per loro e per noi un dovere farlo sfilare nella cerimonia d’apertura. Perché si chiede allo sport di sostituire la politica?. Perché si chiede allo sport di fare quello che la politica non fa? Qualcuno ha forse chiesto agli industriali italiani di non commerciare con la Cina?”.

Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia-Cina ha dichiarato: “Certo, se si dovesse decidere di non partecipare a nessuna competizione in Paesi nei quali non sono rispettati i diritti umani, forse anche gli Stati Uniti avrebbero dei problemi ad ospitare i giochi”.

La questione tibetana e la libertà di espressione sono al centro della polemica di questi giorni. La Cina popolare non può essere definito un Paese democratico. Come non si può dire di Cuba, del Vietnam, della Russia di Putin o di molti altri.

Tuttavia, stupisce che a difendere i diritti umani e civili si alzi chi in questi giorni ha contribuire a varare una serie di provvedimenti che gran parte della comunità internazionale ha definito “razzisti”. Come il ministro Meloni.

Tra gli atleti che hanno firmato l’appello al presidente cinese Hu Jintao qualcuno ha il passaporto di Paesi nei quali si applica la pena di morte. Chiedono di fermare un orrore altrove, ma non nella propria terra.

Per gli Stati Uniti, poi, un’ultima considerazione. Washington è in guerra permanente dal 1941. Prima la Seconda guerra mondiale, poi la Corea, quindi il Vietnam, poi l’organizzazione di numerosi colpi di stato in Sudamerica, quindi le invasioni a Panama e Granada, dopo la Guerra del Golfo, poi l’Afghanistan, quindi ancora l’Iraq.
Per non citare le condizioni drammatiche in cui vivono gran parte dei nativi americani, le discriminazioni alle quali sono sottoposti ancora gli afro-americani, le continue uccisioni di clandestini ispanici alle frontiere col Messico.

Eppure quel Paese, con la sua Dichiarazione di Indipendenza del 4 luglio del 1776, ha regalato al mondo forse il più bel documento sulla Libertà.

Da quella Dichiarazione:
“Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l’umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani”.

I Diritti Umani e Civili non possono essere usati, non hanno padri o figli degeneri. La strumentalizzazione della Libertà è il più cinico dei tradimenti. Così, a chi in questi giorni condanna  il regime di Pechino, vanno ricordate le parole scritte da Thomas Jefferson in quell’ormai lontano 1776: “Tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità”.

Lo ricordi il ministro Meloni, quando discrimina, insieme al governo di cui fa parte, centinaia di migliaia di persone alla ricerca di una vita migliore. Per intenderci, quelli che senza aver diritto ad un nome proprio e ad un’anima diventano ‘gli extracomunitari’, ‘i clandestini’.

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