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Il ‘coso’ della Rai

Autore: . Data: giovedì, 21 agosto 2008Commenti (0)

Per i Giochi Olimpici la tv pubblica ha lanciato un blog su Internet. Sono arrivate centinaia di lamentele, critiche, proteste. Si scopre che i cittadini pensano, mentre i media, sembra, non se ne accorgano più.

“Salve a tutti.
Mi ero ripromesso mi mantenere con i visitatori del blog una comunicazione quotidiana, ma vi garantisco che il solo leggere la maggior parte dei vostri messaggi mi ha tolto ogni tipo entusiasmo nei confronti di questo spazio. Avrei gradito molto prendermi qualche minuto di pausa nelle tante ore di lavoro per discutere con voi di imprese atletiche, scambiare opinioni sul servizio web, prendere nota di qualche suggerimento… Invece, dopo una sola ora di Olimpiade (e ripeto UNA SOLA ORA), vi siete avventati su di noi come belve feroci. Mi avete lasciato senza parole, ho trovato solo la forza di rispondere in privato ai messaggi più “umani” e di cancellare i post “indecenti” (a proposito è inutile cambiare nick e mail…). Ho capito che rispondere alle invettive serve solo a scatenare ancor di più la furia di alcuni.
Quindi vi saluto e mi astengo definitivamente da qualsiasi ulteriore post. So bene che anche questo sarà per alcuni ulteriore motivo di polemica, ma in tutta franchezza ho impegni più seri e importanti ad assolvere”.

È il 14 agosto quando il curatore del blog della Rai sulle Olimpiadi, Rallaele De Luise, pubblica questo singolare post: Il giornalista dell’azienda pubblica non gradisce la valanga di critiche piovute su Raisport per come sono stati organizzati i programmi sui Giochi edecide di ‘chiudere’ bottega.

Lo stesso giorno, Roberto risponde:

“Ok. Comincio io allora…
1- Grazie per il “buona olimpiade”, ma perchè sia “buona” la cosa dipende da lei e dai suoi colleghi;
2- Belve feroci o no, le proteste sono sintomo di un qualcosa che non va e continua a non andare (streaming a scatti o inesistente in primis);
3- Perchè ci scaldiamo tanto? Sarà anche pura retorica, ma qui noi paghiamo il canone, cioè parte dei vostri stipendi! E per una volta che questi soldi non vanno a ingrassare i partecipanti dell’isola dei famosi, gradiremmo un servizio migliore;
4- Quali cose più importanti ha da fare se non tentare di migliorare il servizio offerto?
5- Praticamente ci ha fatto capire che nessuno leggera più i nostri post… allora chiudete il forum e buonanotte…”
.

La confusione regna sovrana e Toi, il giorno dopo, manda il suo post:

“In effetti in un blog si scrive e poi si ricevono i commenti, non si aspettano i commenti per scrivere. Non è mica un forum.
Evidentemente, però, le lamentele così accentuate denotano la mancanza di uno spazio di discussione bilaterale con la redazione (per cui l’unico spazio è utilizzato per lamentarsi di disservizi e scelte ritenute opinabili.)
Piuttosto, però che chiudere le porte alla discussione, perché non aprire uno spazio dedicato alle richieste dell’utenza?
Se un malessere c’è, a mio giudizio andrebbe affrontato”.

Sarà un blog, un forum, uno spazio autogestito, non si sa. Comunque, le parole di De Luise riescono a stimolare 271 interventi.

Dopo una presa di posizione così ferma da parte del ‘moderatore’ ci si aspetterebbe il silenzio, invece..il 18 agosto De Luise decide di riaffrontare l’argomento.

“Salve a tutti, arrivati a questo punto della discussione, è necessario fornire qualche chiarimento.
Innanzitutto le scuse a quanti  si sono sentiti offesi dalla decisione di non postare altri argomenti di discussione sul blog di Pechino. Non si è trattato di mancanza di rispetto nei confronti di nessuno, ma forse l’equivoco è nato da un uso e una lettura distorti di questo strumento di discussione. Il blog non è un forum, dove individuato un ambito di discussione, tutti possono dire tutto, a ruota libera, interagendo tra loro.
Questo spazio avrebbe dovuto accogliere spunti di riflessione (naturalmente sportiva) intorno ai quali sarebbe stato interessante ragionare tutti insieme. Purtroppo però il blog si è trasformato nell’ “ufficio reclami”, reclami ai quali abbiamo cercato di fornire alcune risposte, dimostrando la volontà di tenere aperto un canale di comunicazione con i nostri visitatori.
Un canale che naturalmente continuerà a restare aperto per il resto dell’Olimpiade.
Buon proseguimento”.

Il giornalista si smentisce e puntualizza. Neppure lui conosce la differenza tra blog, forum. Da Wikipedia, allora, prendiamo le definizioni:

“Il blog è un luogo dove si può (virtualmente) stare insieme agli altri e dove in genere si può esprimere liberamente la propria opinione. È un sito (web), gestito in modo autonomo dove si tiene traccia (log) dei pensieri; quasi una sorta di diario personale. Ciascuno vi scrive, in tempo reale, le proprie idee e riflessioni. In questo luogo cibernetico si possono pubblicare notizie, informazioni e storie di ogni genere, aggiungendo, se si vuole, anche dei link a siti di proprio interesse: la sezione che contiene link ad altri blog è definita blogroll”.

Per evitare fraintendimenti citiamo anche quella di forum:

“ Forum può riferirsi all’intera struttura informatica contenente discussioni e messaggi scritti dagli utenti, a una sua sottosezione oppure al software utilizzato per fornire questa struttura. Un senso di comunità virtuale si sviluppa spesso intorno ai forum che hanno utenti abituali. La tecnologia, i videogiochi, la politica, l’attualità e lo sport sono temi popolari, ma ci sono forum per un enorme numero di argomenti differenti. Molti forum richiedono la registrazione dell’utente prima di poter inviare messaggi ed in alcuni casi anche per poterli leggere. Gli amministratori sono in genere i gestori di un forum e possiedono tipicamente la facoltà di modificare, cancellare o spostare qualsiasi messaggio. Solitamente possono anche chiudere il forum, modificarlo, apportare cambiamenti al software, espellere, cancellare o creare utenti”.

Il povero gestore del ‘coso’ della Rai, con il suo nuovo intervento, riesce a catturare altri 321 commenti. Quasi tutti critici.

Tra i tanti, Leonardo scrive:

“Mi permetta di aggiungere – ancora – che se è esplosa una polemica così ampia nei confronti del cattivo servizio offerto dalla rai per queste olimpiadi, EVIDENTEMENTE ESISTE UN PROBLEMA.
Non interessa a nessuno sparare a alzo zero contro la Rai, solo per il gusto di farlo. Probabilmente siamo saturi ed esausti della generale mancanza di professionalità nel condurre e commentare i programmi, delle solite trasmissioni autocelebrative dove il commentatore di turno spara sentenze a caso, solo per ascoltarsi, tra l’altro a danno dei pochi professionisti seri che convivono – poveri loro – nella azienda dove lei lavora e che noi finanziamo.
Si immagini come ci sentiamo noi appassionati di sport, dove conta il sacrificio e la serietà, a districarci tra le verbosità fastidiose dei vari Bargagna o la supponenza dei Galeazzi di turno.
Se il servizio è cattivo e ve lo dice chi vi paga e chi ne deve forzosamente usufruire, potreste cercare di migliorare e far tesoro delle critiche? Tra l’altro lasci perdere la stucchevole distinzione tra blog e forum. Lei prima va via indispettito e poi torna indietro dopo che vi iniziano a impallinare pure dalle altre testate – vd Corriere della Sera -”.

Un altro internauta aggiunge:

“Gentile De Luise apprezzo la sua disponibilità ma mi unisco nella protesta spero costruttiva, in modo che dalla prossima stagione ci possiate sollevare dall’ incombenza di ascoltare questi commentatori. Dalla retorica nausebonda di Italo Cucci e Candido Cannavò, alle agghiaccianti metafore di Marino Bartoletti. Dalla banalità di Ivana Vaccari e UglyBetty Caporale, all’aggressività bofonchiante di Galeazzi. Vergognoso il suo attacco a Velasco.
Non mi esprimo su Bragagna e Amedeo Goria perchè non mi piace sparare sulla cocerossa.
Le chiedo un ‘ultima cosa. E’ possibile che nessuno tra voi abbia sentito il dovere di dire alla trillante Vezzali che la sua richiesta di non pagare le tasse è vergognosa, e che quale mebro delle forze armate percepisce già uno stipendio pagato dai contribuenti e non per fare il lavoro dei colleghi (posti di blocco, ispezioni, pattugliamento, etc..) ma per allenarsi?!!
Chiudo con un plauso in questa desolante tristezza. Sandro Fioravanti, Luca Sacchi e Domenico Fioravanti con la loro competenza hanno reso interessante anche l’incessante e tedioso nuoto.
Matteo”.

Sulla questione ‘coso’ Rai è necessaria una riflessione. Appare da tempo chiaro come Raisport non riesca a trovare un modulo convincente. Non solo in occasione delle Olimpiadi si è notata la disaffezione del pubblico verso il prodotto della testata.

La questione non sembra impensierire più di tanto i giornalisti ed il direttore. Almeno questo appare a prima vista. Un inviato a Pechino, al quale è stata affidata la cura del rapporto con i telespettatori, ignaro anche del funzionamento di Internet, rifiuta le critiche, decide di non intervenire più sul blog da lui gestito e comunica di aver altro da fare. Salvo poi tornare sui suoi passi.

Il distacco tra la Rai, i suoi giornalisti ed il Paese è solo una parte del fossato che ormai divide cittadini ed informazione. Il servizio pubblico ormai è chiuso in se stesso e non solo la redazione sportiva. Se si pensa che un programma come ‘Porta a Porta’ si diletta di ‘alta cucina’, di ‘lifting’, di ‘vite da nobili’, mentre da anni il Paese è in una crisi economica seria e costante c’è da rimanere perplessi. I telegiornali non sono da meno, contenitori omogenei di notizie edulcorate, di pastoni politici incomprensibili, di cronache gridate e senza approfondimento.

Per la stampa quotidiana, salvo eccezioni, il quadro non è molto diverso.

Nanni Moretti, in una recente dichiarazione ha affermato: “In Italia manca un’opinione pubblica che i giornali indipendenti dovrebbero formare. La sinistra si divide: una parte è autodistruttiva e l’altra è in letargo. Le tv di Berlusconi non hanno spostato soltanto voti ma un Paese”.

Al regista romano ed ai giornalisti della Rai possono esser ricordate le centinaia di messaggi spediti al ‘coso’ sulle Olimpiadi.

Forse il centro della faccenda non è nell’inesistenza di attenzione da parte degli italiani sulle cose che non funzionano, ma piuttosto la sordità dei media agli umori del Paese. Il contrario esatto.

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