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Alitalia, Berlusconi e i tedeschi

Autore: . Data: sabato, 30 agosto 2008Commenti (0)

Il ‘Grande comunicatore’ non riesce ad ammaliare oltre i confini nazionali. La stampa tedesca critica duramente il presunto ‘salvataggio’ di Alitalia. Intanto il quadro generale rimane in bilico, non è affatto sicuro un esito positivo della ‘mission impossible’ voluta dal premier.

La vicenda Alitalia ha interessato l’importante quotidiano tedesco ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’. Senza giri di parole il giornale ha definito Il piano, fortemente voluto da Berlusconi, “insolente”, tanto da essere “uno scandalo di dimensioni europee”.

A differenza della stampa italiana, i tedeschi non sono sensibili alle lusinghe comunicative del Cavaliere e così hanno aggiunto che a prescindere dalle ”lodi a se stesso”, abitudine consolidata del premier, il piano, ”non merita lode” perchè l’operazione ”si fa beffa di tutte le regole del mercato”.

Facilitati dall’evidenza dei fatti i colleghi tedeschi hanno rilevato come il ‘Piano Fenice’, messo a punto dall’advisor Intesa – Sampaolo, “non ha nulla a che vedere con i principi della concorrenza” e che è prevedibile supporre per i futuri passeggeri della ‘new company’ “un servizio peggiore a prezzi piu’ elevati”.

Poi la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ ha ricordato un po’ di cifre. Siccome non è mai male tenere a mente i numeri è bene sapere che Alitalia ha ricevuto fino al 2002 la somma di 1,4 miliardi di euro come sussidi dello Stato. A questi fondi si sono aggiunti altri crediti nel 2005 e nel 2008.

Non paghi delle critiche già esposte i tedeschi hanno insistito sostenendo che “l’insolenza” della soluzione Intesa – Sanpaolo – Berlusconi è determinata dal voler “separare la parte migliore della compagnia, per assegnarla ad un prezzo di favore ad un nuovo consorzio di imprenditori, mentre ad occuparsi del marcio restante sarà lo Stato italiano”.

Il quotidiano di Francoforte fa notare come la fusione tra Alitalia ed Air One, producendo di fatto un monopolio per le linee interne, rende il principio della concorrenza “limitato per decreto del governo”.

Sui voli intercontinentali il giornale riflette sulle intenzioni di chiudere Linate e non può fare a meno di accorgersi come questo evento impedirà ai milanesi di volare in America con una compagnia straniera, partendo da Linate per Francoforte o Londra, “il governo intende semplicemente vietare tali collegamenti. I milanesi devono essere costretti ad andare tutti nel lontano aeroporto di Malpensa, dove Alitalia ha collegamenti con l’America”.

In fondo tutto l’affare, scrivono ancora, indica un agire che “legalmente viene bollato come bancarotta fraudolenta. I pezzi di valore vengono aggirati, i debiti, i dipendenti in esubero ed altri problemi restano aperti. Per evitare che questo diventi uno scandalo, alla fine lo Stato italiano deve pagare tutti i conti. Ma questi pagamenti non sono nient’altro che un immenso nuovo sussidio per la vecchia Alitalia o per il nuovo monopolista italiano del volo”.

L’intero ‘Piano Fenice’ sarà sottoposto alla verifica della Commissione europea. Mentre nel Bel Paese non si parla più di conlitto di interessi, il fatto è noto ai tedeschi e l’articolo conclude: ” Decidere sarebbe il compito della Commissione Europea. Ma negli anni passati era troppo lenta per mettere dei paletti ai furbi italiani. Adesso il premier può ancora sperare su un’asse speciale. Dopo un giro di poltrone a Bruxelles adesso la poltrona di Commissario ai Trasporti è in mani italiane, quelle di Antonio Tajani, già portavoce di Berlusconi”.

Intanto, Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e ‘inventore’ del ‘salvataggio’,  conversando con i giornalisti al Meeting di Comunione e Liberazione,  ha detto: “Ci sara’ un importante confronto con il sindacato, perchè questa azienda necessita di essere ridisegnata ma ha al suo interno le caratteristice per avere successo, i presupposti ci sono”.

La frase è interpetabile, ma non nasconde il  timore di ostacoli futuri, sia determinati dalla probabile opposizione di alcuni sindacati, sia per i problemi posti dalla fusione con Air One (non è detto che a Bruxelles ritengano digeribile la costituzione di un trust di voli interni in Italia), sia per le modalità di liquidazione dei debiti della ‘cattiva’ Alitalia, scaricati sul bilancio dello Stato e, secondo alcune stime, superiori al miliardo di euro.

Anche il Financial Times Deutschland ha messo il naso nell’affaire Alitalia. Secondo il giornale la compagnia non poteva cadere nelle mani di investitori stranieri perchè  ”appartiene” all’Italia come ”gli spaghetti e la pizza”.

I sindacati, dopo aver facilitato il fallimento della trattativa con Air France- Klm (a parere di numerosi osservatori una soluzione che sarebbe stata di certo milgliore del ‘Fenice’), sono cauti.

Ampac rende noto: “I piloti di Anpac non accetteranno mai un confronto che si limiti all’analisi della gestione degli esuberi ma ritengono essenziale entrare nel merito delle strategie che caratterizzerebbero il futuro Piano Industriale dell’Azienda. Ogni rinuncia fatta sul mercato attraverso la dismissione di rotte e aeromobili si è sempre trasformata in un vantaggio per i competitors ed in un profondo danno per il vettore di riferimento del paese”. Poi chiede al governo di “assumere immediatamente la gestione diretta della questione di Alitalia e ad aprire un confronto chiaro e costruttivo che consenta di evidenziare le enormi carenze del Piano redatto in questi giorni ed eviti un conflitto sociale che potrebbe  rivelarsi pesantissimo”.

Simile ‘distacco’ mostra l’Unione Piloti: “Non abbiamo mai commesso e mai commetteremo, come altri hanno fatto nel recente passato, gli errori nell’inseguire indiscrezioni su piani e relativa quantificazione di esuberi rivelatisi poi completamente diversi dalle aspettative.Ora , come quando ebbe inizio la  trattativa con Air France,  ci siederemo al tavolo del confronto ed esamineremo i dati reali concentrandoci sui punti dai noi ritenuti focali e che furono la discriminante per rifiutare l’offerta dei francesi”.

Ultima nota. Ieri sera, nel programma TV7 si sarebbe sostenuto che i piloti Alitalia siano più pagati dei colleghi di Lufthansa e meno bravi.

Massimo Notaro, presidente dell’Unione Piloti risponde: “Noi piloti Alitalia guadagniamo molto meno di quelli Lufthansa e il fatto di non guidare più tipi di aeroplani dipende dalla legge, non da noi”. In Italia, perchè i piloti abbiano delle reazioni praticamente automatiche in caso di difficoltà, la specializzazione è infatti assoluta e riguarda anche il tipo di velivolo guidato, poichè le cabine di pilotaggio di un Boeing o di un MD80 “sono totalmente diverse”.  Insomma, un aereo non è come l’automobile, prendi una patente e le guidi tutte.

Il comandante invita il direttore del Tg1, Gianni Riotta, “ad informarsi perchè le affermazioni di ieri sera, sul fatto che i piloti Lufthansa siano meno pagati e più bravi, sono assolutamente false”.

L’ampac, dal canto suo, rimarca “che i piloti di Alitalia percepiscono una retribuzione mediamente inferiore del 30 per cento rispetto a quella dei colleghi di Lufthansa e di tutti i piloti delle grandi compagnie aeree europee”.

Una precisazione, quella dell’associazione dei piloti, per “chiarire le reali condizioni di lavoro, a differenza di quanto sostenuto dal direttore del Tg1, Gianni Riotta, ieri durante Tv7″. L’Anpac “chiarisce inoltre che l’applicazione di un pilota è sempre riferita ad un singolo tipo di aeromobile. Non corrisponde quindi al vero che i piloti Lufthansa, e comunque di qualsiasi altra compagnia, siano impiegati ai comandi di diversi modelli di aeromobili”.

Forse al direttore del Tg1 servirà un ‘corso di sostegno’ e speriamo non gli diano sei in condotta.

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