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Alitalia: a spese nostre

Autore: . Data: giovedì, 28 agosto 2008Commenti (0)

Il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto legge per consentire il passaggio alla fase due del piano di ‘salvataggio’ della compagnia aerea. Cambiando ancora una volta le regole si permette lo scorporo della società in due tronconi. La ‘cattiva’ costa allo Stato, la ‘nuova’ va ai privati.

Nei giorni scorsi ( 12 ) abbiamo sottolineato le numerose incongruenze del piano messo a punto dall’advisor Banca Intesa – Sanpaolo, universalmente deffinito come ‘salvataggio’ della compagnia. Alcuni elementi sono chiari, eccoli.

I debiti di Alitalia non saranno pagati dai nuovi proprietari, ma dallo Stato, cioè dai cittadini.

La tragedia dei licenziamenti, fino a settemila persone, potrebbe essere limitata, perchè la misura presa dal governo prevede quattro anni di cassa integrazione e tre di mobilità per tutti i lavoratori, a prescindere dall’età anagrafica, dalla collocazione geografica e dalla precedente fruizione di altri sostegni pubblici al reddito. Solidali con i dipendenti Alitalia, non possiamo impedirci di far notare che la cassa integrazione pesa sul bilancio pubblico, cioè sugli italiani.

Gli azionisti che da mesi vedono i loro investimenti in serio pericolo potranno accedere al ‘Fondo per i risparmiatori vittime di frodi finanziarie’, fatto che non assicura per nulla la certezza di evitare perdite, ma di sicuro costerà ai cittadini italiani, anche se il denaro contenuto nella misura a tutela dei truffati dovrebbe provenire dai cosidetti ‘conti dormienti’.

Il piano industiale, chiamato “Progetto Fenice”, prevede un forte ridimensionamento dell’azienda. Alitalia sarà orientatata “sul breve e medio raggio”, il personale sarà spostato in sei sedi differenti (oggi è concentrato a Roma) individuate in Milano, Roma, Venezia, Torini, Napoli e Catania.

Per la flotta ci saranno il 36 per cento di aerei i meno, mentre gli scali passeranno da 195 circa di adesso a 140 nell’anno prossimo.

Per quanto riguarda le rotte intercontinentali si è alla ricerca di un partner, nulla è ancora definito, Air France – KLM, prima cacciata ed ora ripescata, dichiara di poter assumerre un ruolo di minoranza nella nuova compagnia.

La sintesi è che mentre tutte le passività saranno pagate dallo Stato, cioè dai cittadini, i nuovi azionisti potranno rilevare marchio e rotte.

Le reazioni della politica sono state numerose. Il centro-destra ignora i costi dell’operazione per la collettività ed enfatizza il risultato raggiunto. Il centro-sinistra critica il piano. Come da copione.

Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, dice: “L’esito della trattativa Alitalia è stato superiore alle aspettative. Con l’impegno del Governo e la collaborazione, speriamo, delle parti sociali, si troveranno soluzioni in grado di non lasciare nessuno in difficoltà, tra prepensionamenti e ricollocazioni e altre misure. Per la cordata sono scese in campo realtà imprenditoriali che mi pare siano tutte persone di comprovata credibilità e di prima grandezza, che non metterebbero la faccia in una progetto che non sia solido e non sostenibile”.

Veltroni, segretario del Pd, sostiene: “Una soluzione confusa che non fa gli interessi del Paese. Alitalia e i cittadini italiani si trovano oggi davanti un futuro peggiore sotto tutti i punti di vista. E, alla faccia della tanto decantata difesa dell’italianità, il piano presentato ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di ‘bandierina’, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale. Non era davvero questa la nuova Alitalia che si sarebbe dovuta far nascere. Le responsabilità del centrodestra sono state in questa vicenda enormi. Al di là degli escamotage comunicativi del governo, nessuno potrà cancellare questa verità”.

Tuttavia, nulla è ancora certo, perchè l’ultima parola spetta all’Europa ed alla Commissione non è arrivato ancora alcun documento ufficiale.

Tra i lavoratori si respira aria di confusione. ”Tra di noi, non ce lo nascondiamo, ci sono incertezza e timori – dice un addetto della Divisione Motori – non sappiamo ancora se finiremo nella ‘nuova compagnia’ o nella bad company: dipendera’, crediamo, dal commissario; ma non sapere a chi appartenere non ci fa star tranquilli”. Un altro lavoratore: ”Leggiamo che comunque la ricollocazione eventuale sara’ garantita a tutti, ma qui ci sono molti capifamiglia mono reddito, con un mutuo sulle spalle, e ricominciare spaventa un po’: quali garanzie ci sono?”. Una dipendente aggiunge: “Sono arrivati questi nuovi imprenditori e forse i più giovani possono avere fiducia, ma io, con ventidue anni di servizio, ormai sono disillusa”.

Intanto il Codacons e l’Associazione utenti del trasporto aereo hanno notificato a Palazzo Chigi una formale diffida nei confronti del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e di tutti i Ministri per impedire lo smembramento di Alitalia.

In una nota delle due associazioni si legge: “La messa in pratica di questa sconsiderata intenzione determinerebbe la nascita di due società, una in cui convergerebbero debiti e cittadini, e l’altra costituita da 16 imprenditori a cui spetterebbero risorse e ricchezze, se pur poche, della compagnia di bandiera. Obbligazionisti e piccoli azionisti, il cui titolo è sospeso in Borsa dal 3 giugno 2008, corrono il rischio di veder ridotto il capitale azionario in briciole in seguito alla scissione tra good company e bad company, ciò avverrebbe in violazione delle regole economiche e di mercato, causando l’infausto fallimento economico degli azionisti, le cui ricchezze perdute finirebbero invece nelle mani dei 16 gruppi industriali”.

Continua il Codacons: “Questa operazione se messa in atto prima del fallimento della società, costituirebbe un illegale espropriazione di diritti fondamentali economici e costituzionali che cercheremo in ogni modo di evitare. Oltretutto l’approvazione del Piano Fenice predisposto da Intesa Sanpaolo determinerebbe la fusione tra Alitalia e Air One. L’integrazione dei due maggiori operatori italiani nel trasporto aereo produrrebbe una concentrazione su una serie di rotte, come per la tratta Roma Fiumicino-Milano Linate, determinando condizioni di monopolio in favore della New Alitalia con gravosissime conseguenze sulle tariffe e per i cittadini”.

Prosegue l’associazione: “In queste condizioni l’approvazione da parte del CdA della nuova procedura avrebbe come conseguenza solo una serie di danni nei riguardi di azionisti e consumatori, perpetrati violando il codice civile e il codice del consumo. Per queste ragioni stamane è stato presentato un ricorso d’urgenza per bloccare il CdA di venerdì, pericolosamente strumentalizzato dal governo, e non in grado di prendere decisioni nell’interesse dei propri rappresentati ma a favore esclusivo della società neo costituita. Domattina alle 10,30 intanto il Presidente del Tribunale civile deciderà sul ricorso di urgenza con il quale il Codacons ha chiesto di sospendere il cda Alitalia programmato per domani pomeriggio. La richiesta di inibitoria riguarda l’assunzione di qualsivoglia atto provvedimentale e/o in qualsivoglia altra forma esso sarà ritenuto di essere deliberato, che abbia ad incidere avverso i diritti e gli interessi dei cittadini, consumatori e contribuenti attraverso le modalità surriferite, avvertendo che diversamente, la scrivente Associazione, la quale ha già ricevuto incarico da numerosi azionisti Alitalia, nonché da propri associati, si riterrà obbligata ad intraprendere, nelle forme previste dalla normativa nazionale ed europea, tutte le attività volte alla tutela giurisdizionale dei diritti ed interessi dei soggetti innanzi indicati”.

In un quadro del genere, nonostante i tentativi di rassicurazione epressi dal Governo la situazione è ancora caotica. Anpac è sul piede di guerra e chiede al governo “di assumere immediatamente la gestione diretta della questione di Alitalia e ad aprire un confronto chiaro e costruttivo che consenta di evidenziare le enormi carenze del piano redatto in questi giorni ed eviti un conflitto sociale che potrebbe rivelarsi pesantissimo”. Sdl annuncia una  “risposta durissima” e Avia, l’associazione degli assisteti di volo, dice che ridurre il numero degli aerei “del quaranta per cento ed abbattere ulteriormente il numero e la qualità dei collegamenti intercontinentali è ben oltre i più rosei sogni di Air France o Lufthansa”.

Berlusconi farà una dichiarazione sull’Alitalia alle 18,45. Ne riferiremo in un aggiornamento, ma possiamo supporre parlerà di un clamoroso successo del governo.

Aggiornamento, ore 19.18

Nella conferenza stampa, cominciata in ritardo, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha detto: “La soluzione Alitalia ce la impone il rispetto per i contribuenti, che non possono continuare a pagare i conti della compagnia”.

Berlusconi ha criticato il precedente governo, ritenendolo responsabile per la tentata “svendita di Alitalia ad Air France, che è un’azienda concorrente con l’Italia”. Quindi ha continuato: “Ci sono dei sacrifici da fare, si deve procedere ad un ridimensionamento del personale, ma sarà inferiore a quello che si sarebbe verificato con la svendita a  Air France. Nessuno sarà abbandonato, così come saranno assistiti i piccoli risparmiatori. Dopo Ici, Napoli, manovra finaziaria adesso sono soddisfatto per Alitalia”.

Sulla questione Air France-Klm, il Presidente ha chiarito: “Se Alitalia dovesse stringere accordi con compagnie straniere queste rimarranno sempre soci di minoranza, Alitalia è una compagnia italiana”.

Alcune puntualizzazioni. Come appare chiaro  l’intero debito Alitalia ricadrà sui contribuenti. Nessuna garanzia reale è data ai piccoli investitori sul recupero dei loro investimenti. I lavoratori in esubero saranno assistiti dallo Stato, per sette anni. La trattativa con Air France – Klm prevedeva circa duemila esuberi, mentre la cordata italiana oltre seimila.

Infine, Air France-Klm, in un comunicato di oggi, converma “l’interesse e l’auspicio a restare partner strategico di Alitalia e a questo fine, se saranno confermate le prospettive di redditività della nuova compagnia, Air France-Klm è pronta a prendere una partecipazione minoritaria nella nuova società a fianco degli investitori italiani raggruppati da Intesa SanPaolo”.

Insomma, sono i franco-olandesi a voler rimanere in minoranza e prenderanno una decisione solo dopo aver verificato la consistenza del piano economico.


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