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Genocidio in Darfur

Autore: . Data: lunedì, 14 luglio 2008Commenti (0)

Chiesto l’arresto del Presidente sudanese

“Genocidio”, “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra” questi alcuni dei reati contestati al presidente del Sudan, Omar Hassan el Beshir, dal procuratore capo della Corte Penale Internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, nei dieci capi d’accusa depositati oggi nel corso di un’udienza preliminare e che motivano il mandato d’arresto chiesto nei confronti del capo di Stato.

Presentando il fascicolo contenente le prove contro il presidente sudanese per le sue responsabilità nella guerra in corso dal febbraio 2003 in Darfur, Ocampo ha detto: “Le prove della procura dimostrano che El Beshir ha pianificato e portato avanti un progetto mirato a distruggere i gruppi etnici dei Fur, Massalit e Zaghawa (principali comunità che vivono nell’ovest del Sudan e nell’est del confinante Ciad e che prima della colonizzazione erano tutti sultanati indipendenti, ndr). I membri dei tre gruppi, storicamente influenti in Darfur, avevano deciso di sfidare la marginalizzazione della provincia, dando vita a una ribellione. El Beshir non è riuscito a sconfiggere i movimenti armati, così è andato dietro alle persone”.

Ocampo ha infatti accusato il capo di stato sudanese di aver continuato ad attaccare i quasi 2 milioni e 500.000 civili costretti alla fuga negli anni scorsi, quando il conflitto era più acceso, anche nei campi per sfollati, “per mettere fine alla storia dei Fur, Masalit e Zaghawa”. “I suoi motivi (del presidente sudanese, ndr) erano soprattutto politici. Il suo alibi era contrastare la ribellione. Il suo interno era il genocidio” ha detto il procuratore.

Parole durissime quelle usate da Ocampo, che non mancheranno di suscitare reazioni altrettanto dure e che, oltre a riproporre più volte il termine e il concetto di genocidio, sono un attacco diretto e frontale al capo dello Stato del Sudan, accusato dal Ocampo di “ aver mobilitato l’intero apparato dello stato, dalle forze armate ai servizi segreti passando per la burocrazia diplomatica e mediatica, per assoggettare i 2.450.000 sfollati che vivono nei campi” del Darfur.

Anticipate da indiscrezioni giornalistiche in circolazione già da una settimana, le accuse di Ocampo al capo di Stato hanno sollevato la preoccupazione del segretario generale dell’Onu e dell’Unione Africana, oltre che dell’Organizzazione per la conferenza islamica. Il timore è che i toni dell’atto di accusa depositato oggi possano radicalizzare ulteriormente la posizione del governo sudanese, rispetto alle recenti aperture nei confronti di una mediazione di Onu e Unione Africana per arrivare a una soluzione negoziata della crisi del Darfur.

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